Il governo sfida il ridicolo. Manca qualche documento per dare il via al Def. Eppure Istat ne ha diffusi tanti. Rinviato il consiglio dei ministri. Che figura!

Il governo sfida il ridicolo. Manca qualche documento per dare il via al Def. Eppure Istat ne ha diffusi tanti. Rinviato il consiglio dei ministri. Che figura!

Infoiati dalla legge elettorale che ormai è argomento di cui si discute ad ogni ora del giorno e della notte, passa in secondo ordine il fatto più importante che riguarda, o meglio dovrebbe riguardare, il futuro prossimo e anche più lontano del nostro paese. Ci riferiamo al documento di aggiornamento di economia e finanza, cui dovrà seguire il Bilancio dello stato. Era stato annunciato dal ministro Padoan che il giorno 22 il Consiglio dei ministri avrebbe messo a punto il Def. I giornaloni in particolare si sono esercitati nelle  “anticipazioni”. È stato scritto di tutto, di più. Si sono prese per buone le “veline”, oggi si usa internet, diffuse di volta in volta dai ministeri, da Palazzo Chigi. Proposte di ogni tipo, in particolare ancora la politica dei bonus, la decontribuzione per le assunzioni di giovani a tempo indeterminato, già fallite con il jobs act che ci  costerà 40 miliardi in quattro anni regalati alle imprese che non hanno assunto a tempo indeterminato. Si è creata verrebbe da dire una grande industria che ha prodotto lavoro precario, “un precarificio”, “una nuova industria – la definisce un sindacalista che ama le battute – per non drammatizzare troppo – dice – Perché verrebbe da piangere”. Poi si sono lanciate da parte di questo o quel ministro, Padoan il gestore numero uno, proposte di nuovi bonus, tutte in chiave elettorale. A poche ore di distanza dal fatidico consiglio dei ministri sempre Padoan ha fatto capire che per quanto riguarda le pensioni, l’intesa raggiunta con i sindacati un anno fa non c’è, niente da fare. Proprio incontrando Susanna Camusso in un convegno sulle banche aveva detto che “il sentiero è stretto”. Lo è talmente che pare proprio che nel Def la questione pensioni non faccia neppure capolino. Però si sta discutendo di una tassa sulla Coca cola e si pensa di aumentare i contributi per chi viene assunto con contratti a tempo determinato. Così, pensano questi furboni che governano, privilegiamo chi assume a tempo indeterminato. Dimenticano che hanno di nuovo introdotto nel mercato del lavoro quei voucher che sono un incitamento alla precarietà.

Per tutti questi mesi l’Istituto di statistica aveva diffuso dati entusiastici

Bene, anzi male, comunque per tutti questi mesi, anche luglio e agosto, l’Istat ha sfornato dati di ogni tipo sulla situazione economica. Gentiloni e Padoan hanno trillato al successo. Andiamo bene, la crisi è superata, hanno sparato numeri sui nuovi occupati. Hanno dimenticato che delle nuove assunzioni solo il 24% è a tempo indeterminato. Poi, in extremis, si sono accorti che i conti che avevano previsto non tornano. E si sono inventati che per mettere a punto il Def hanno bisogno di nuovi dati che Istat deve fornire. Ma come, ci chiediamo, fino ad oggi su che base avete lavorato? La realtà è che pur di far vedere che sia i millegiorni di Renzi, sia quelli di Gentiloni e Padoan avevano dato brillanti risultati sono stati presi per buoni i dati Istat o meglio le previsioni che l’istituto di statistica aveva fatto per l’anno 2016. Ma quando sono arrivati i dati reali del 2016 si  è scoperto che gli investimenti erano diminuiti e non aumentati, mentre il debito pubblico era aumentato, toccando a luglio 2300 miliardi, il18,6% in più rispetto a giugno. Non solo, in sette mesi le entrate sono calate dell’1,2% rispetto al 2016. Insomma quei decimali, lo zero virgola qualcosa e quell’aumento dell’occupazione non consentivano di trillare. Lo stesso Mario Draghi  grazie alle cui politiche, l’acquisto dei crediti da parte della Banca centrale europea, ha consentito di passare la nottata come dicono a Napoli. Allora che fare? Il governo, invece di dire la verità ha inventato che per meglio definire il Def c’è bisogno di nuovi dati da parte dell’Istat. Per cui ha rinviato di un giorno il Consiglio dei ministri.  Siamo curiosi di vedere quale documento discuteranno i ministri. In genere avviene che non discutono niente. Solo un traccia, un rapido voto favorevole. Poi lavoreranno gli uffici. Il Parlamento? Si troverà di fronte un documento omnibus. La fiducia è d’obbligo. Parola di Puck che di quste operazioni ne ha viste tante, troppe. E non sono un belvedere. La vera politica è altra cosa.

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