Gianna Fracassi (Cgil). Il valore nazionale delle “giornate” di Lecce. Si è tornati a discutere in piazza su Mezzogiorno, lavoro e coesione sociale. Straordinaria partecipazione di popolo. Il silenzio dei media: “forse hanno bucato la notizia”

Gianna Fracassi (Cgil). Il valore nazionale delle “giornate” di Lecce. Si è tornati a discutere in piazza su Mezzogiorno, lavoro e coesione sociale. Straordinaria partecipazione di popolo. Il silenzio dei media: “forse hanno bucato la notizia”

Ci eravamo sentiti con Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, qualche giorno prima dell’Assemblea generale della Cgil che si è svolta a Lecce seguita, sempre nella città pugliese, dalle “tre giornate” per il Mezzogiorno, il lavoro, la coesione nazionale. Ci aveva detto che l’obiettivo della Assemblea era quello del  “coinvolgimento il più ampio possibile dei nostri delegati e dei nostri dirigenti meridionali nella discussione, per noi fondamentale, sui temi dello sviluppo”.  “Condizione essenziale – aveva proseguito- per tornare a parlare di Sud, per coinvolgere i lavoratori, i cittadini del Mezzogiorno”. La “tre giorni” di Lecce rappresentava il termometro con cui misurare la partecipazione alle tante iniziative messe in campo, “tornare a discutere anche  nelle piazze il tema della coesione – ci aveva detto – in un momento in cui si affermano nuovi egoismi e tentativi di forzare sul versante dell’autonomia delle singole regioni, perché riguarda la questione di cosa, di quale progetto sociale e politico tiene insieme il Paese, quali valori fondanti lo rappresentano. Ma significa allo stesso tempo affrontare le profonde fratture che i nove anni di crisi hanno aggravato o determinato. Fratture che non sono solo economiche, ma anche sociali, e che dividono i territori, le persone e le generazioni”. “Questo – aveva concluso – mette al centro della discussione il modello di sviluppo, con la necessità di costruire una diversa strategia, che abbia come fondamento i principi della sostenibilità sociale ambientale ed economica. Detto in altri termini: territorialità, redistribuzione, superamento delle disuguaglianze. Un modello di sviluppo che abbia come cardini la qualità sociale e la qualità ambientale, libertà, uguaglianza e, inevitabilmente, processi decisionali più partecipativi”.

L’obiettivo che la Cgil si era posto è stato pienamente raggiunto

Ci siamo sentiti di nuovo a iniziativa conclusa nel migliore dei modi. “L’obiettivo che ci eravamo posti – dice Fracassi che per la segreteria confederale segue il Mezzogiorno ed ha aperto i lavori dell’assemblea – lo abbiamo pienamente raggiunto. Ha risposto la Cgil con i nostri delegati e la nostra organizzazione nel Sud e c’è stato il pieno coinvolgimento della città, di Lecce, dei suoi abitanti e anche di tante persone che sono venute in      questa bella città per stare con noi, partecipare, sentirsi protagonisti. Una partecipazione eccezionale – prosegue – con dibattiti, e sono stati tanti, seguiti ciascuno da centinaia di persone. Piene le piazze. Una iniziativa, questa, che abbiamo messo in campo partita dall’interno della nostra organizzazione che ha coinvolto l’esterno, dal lavoratore, da chi il lavoro non ce l’ha, ai politici, agli esponenti del governo”. “Tematiche non facili – prosegue – perché finisce un’era del lavoro, si chiude un’epoca, bisogna ridefinire i termini della contrattazione, coinvolgere le istituzioni, affrontare i problemi del mercato del lavoro, ricostruire le tematiche di attualità. Non a caso abbiamo posto come tema centrale della nostra iniziativa ‘Il futuro del lavoro dopo l’era della disintermediazione’. Una situazione nuova che avevamo bisogno di affrontare confrontandoci con chi governa, con i parlamentari, una verifica anche per noi, per la Cgil, le sue politiche, il suo ruolo.

Grande partecipazione alle “feste” Cgil organizzate in questi mesi

 È andata bene – prosegue – forte la partecipazioni come del resto avviene in tutte le feste che abbiamo organizzato in questi mesi. I cittadini, i lavoratori, non sono ‘ assenti’, ci sono e si fanno sentire, la vera assente – prosegue – per quanto riguarda il Mezzogiorno, l’insieme delle scelte adottate dal governo è una strategia complessiva che renda espliciti sul piano economico e sociale gli obiettivi di sviluppo e di crescita. Qual è il progetto per il Sud? Su quali indicatori puntare? Eppure stiamo parlando di un territorio che continua ad avere potenzialità e punte di eccellenza: dall’agricoltura all’energia, alle straordinarie potenzialità del terziario, in modo particolare legato al turismo, a insediamenti industriali esistenti che hanno resistito durante la crisi. Direi che il punto da sciogliere è proprio la prospettiva e l’assenza di una strategia nazionale sullo sviluppo del Mezzogiorno e del Paese”. “C’è voglia di capire da parte della gente, dei cittadini – sottolinea – c’è voglia di partecipare, grande attenzione a quello che noi, la Cgil, diciamo nelle piazze, senza rete, non nel chiuso di qualche stanza”. La interrompo: “Avete lanciato un  messaggio al Paese, ma i media hanno pressoché ignorato l’iniziativa, grandi giornali neppure una riga, televisioni non se ne parla. Non c’è il rischio che abbiate parlato  solo ai cittadini di Lecce? Eppure a condurre i dibattiti c’erano giornalisti di importanti testate”. “Già – dice Fracassi – forse hanno bucato una notizia”. Ma, anche se il silenzio stampa è voluto, è difficile tenere nascosta una iniziativa che ha visto la partecipazione, Assemblea generale e poi la “tre giorni”, di migliaia di cittadini.

Martini. Orario di lavoro e formazione. Problemi da affrontare

Difficile nascondere le tante proposte venute dai dibattiti, dagli incontri. Il tema degli orari di lavoro rilanciato dal segretario confederale della Cgil Franco Martini non si ferma a Lecce. “Siamo di fronte a un cambiamento epocale, la sfida dell’innovazione ci costringe a mettere in campo politiche a lungo termine. Lavoro – ha detto – ce ne sarà sempre di meno, la massa diminuirà, questa è già una certezza. Un’altra certezza è che il lavoro cambierà, e ciò ci impone l’esigenza di redistribuire quello che esiste a partire dalla politica degli orari, un tema da riaffrontare con vent’anni di ritardo”. Il ministro Poletti se l’è cavata rinviando a Confindustria il cui presidente Vincenzo Boccia ha glissato, non è il caso, è svicolato. Ma il problema è una delle priorità, insieme a quello della formazione, che il segretario confederale della Cgil  ha rilanciato. Non pensiamo a una legge sulle 35 ore – sottolinea Martini –, è un tema che va affidato alla capacità delle parti sociali di redistribuire la ricchezza, quando c’è. Ma intanto, almeno, evitiamo che aumenti l’orario, perché la tendenza è questa e non è forse un caso che siano aumentati gli infortuni: i lavoratori sono sempre più spremuti, un incremento che sa di antico. Ed è un dramma non solo quantitativo: in agricoltura e in edilizia si muore come cinquant’anni fa. Per rendere più equa la società – afferma l’esponente della Cgil – dobbiamo dare alle persone le conoscenze necessarie, per questo proponiamo alle imprese di fare un piano straordinario per la formazione”. Risponde positivamente Guglielmo Epifani (Articolo1-Mdp), già segretario generale della Cgil, oggi presidente della Commissione Attività produttive della Camera. “Il movimento operaio – dice – ha sempre pensato che l’innovazione sia necessaria.

Epifani (Articolo 1-Mdp). Subito affrontare il problema della perdita di milioni di posti di lavoro

Dobbiamo intanto affrontare il delicato problema della perdita di milioni di posti di lavoro dall’inizio della crisi, praticamente quasi tutti nella manifattura, ben 600 mila nel settore delle costruzioni. Ecco perché è indispensabile riaprire le assunzioni e far ripartire gli investimenti pubblici al palo”. E sulla riorganizzazione dell’orario di lavoro  afferma che   specie con l’aumento della produttività, si può fare”.

Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil dopo aver ricoperto l’incarico di segretario generale della Fiom, affronta il problema della politica industriale, parla di una crisi che ha aumentato senza precedenti la disuguaglianza sociale. C’è qualche segnale di ripresa, ma stiamo crescendo meno degli altri e ciò accade perché abbiamo investito di meno.

Landini. Da venti anni senza politiche industriali. La sostenibilità ambientale

In pratica, siamo senza politiche industriali da vent’anni, sia con i governi di centrodestra sia con quelli di centrosinistra. “Dal nostro punto di vista – afferma – ciò vuol dire parlare di occupazione, porsi il problema di quale modello di produzione si ha in testa, ma anche di quale idea di redistribuzione sociale. In poche parole, dobbiamo mettere al centro il lavoro e le persone”. Occorre  puntare ad  una crescita economica che abbia un impatto positivo per le persone. “Nei primi mesi del 2017, per esempio, c’è stato un aumento pesante dei morti sul lavoro – osserva l’ex segretario Fiom –, è quindi evidente che alcuni condizioni sono peggiorate”.

L’altro tema, ugualmente importante, è quello della sostenibilità ambientale. “È il modello di produzione a determinare il livello di inquinamento. Se continuiamo così, rischiamo di mettere a rischio l’esistenza stessa del pianeta. Bisogna quindi ripensare anche il prodotto. Guardiamo il mondo dell’auto: intorno c’è il tema della mobilità, di come si progettano le città, c’è l’auto elettrica, a idrogeno o ibrida. Processi di cambiamento di tale natura – fa notare Landini – non possono essere lasciati al mercato. Lo Stato deve finalizzare gli investimenti indirizzandoli verso precise scelte, in particolare sulla formazione, sulla ricerca”. A cominciare dall’Ilva. “I nuovi potenziali acquirenti, a quanto si è capito, vogliono 4mila persone in meno e non si capisce cosa faranno sul piano ambientale. Secondo noi non possono esserci sconti su questo piano”.

Miserevole  tentativo di nascondere una spaccato importante della società

A Lecce cala la notte mentre una piazza gremita prende parte all’intervista rilasciata da Susanna Camusso, segretario della Cgil, a Ferruccio De Bortoli editorialista del Corriere della Sera. Proprio guardando a quella piazza e alle tante altre che partecipano alle iniziative della Cgil il silenzio stampa, hanno bucato una notizia come ci ha detto Fracassi, osservato dai media è non solo una sciocchezza, ma un tentativo miserevole di nascondere uno spaccato importante della società italiana. Non è vero come stanno dicendo alcuni editorialisti che il popolo non c’è più, in particolare sarebbe scomparso il popolo della sinistra. Il popolo c’è, ha solo voglia di tornare ad essere protagonista.

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