Gentiloni-Macron, si elogiano a vicenda dopo l’accordo per i cantieri navali di Saint-Nazaire. Entra Fincantieri con il 51% ma è sotto tutela dei francesi che “prestano” un 1%. Un compromesso ancora tutto da decifrare. Fiom Cgil al governo: “Serve un grande piano di investimenti per i cantieri in Italia”

Gentiloni-Macron, si elogiano a vicenda dopo l’accordo per i cantieri navali di Saint-Nazaire. Entra Fincantieri con il 51% ma è sotto tutela dei francesi che “prestano” un 1%. Un compromesso ancora tutto da decifrare. Fiom Cgil al governo: “Serve un grande piano di investimenti per i cantieri in Italia”

C’è un accordo raggiunto nell’incontro a Lione fra Gentiloni e Macron che riguarda  la tormentata vicenda dei cantieri di Saint-Nazaire ed il rapporto con Fincantieri.  Niente di ufficiale, parlano solo “fonti” del Mise, il ministero dello Sviluppo Economico, leggi Calenda, e del Mef, il ministero di Economia a Finanza, leggi Padoan. I due ministri, in sostanza, hanno trattato con il dirimpettaio francese dopo che Macron appena eletto presidente della Francia aveva fatto saltare un accordo, già pronto, che prevedeva il passaggio a Fincantieri della maggioranza del pacchetto di azioni. Figuratevi se a un Macron che voleva tornare ai tempi della “grandeur” francese poteva andar bene che fosse una azienda italiana a gestire e dirigere una “perla” della cantieristica  francese, anche se non brillava più, un management italiano che non aveva dato prova di grande abilità, per non dire di peggio, nella  storia di Fincantieri. Al termine del bilaterale Gentiloni e Macron si sono fatti vivi non per illustrare i termini dell’accordo nei particolari ma per elogiarsi a vicenda. Hanno passato in rassegna due “vittorie”: l’accordo per i cantieri, l’importanza del tunnel Torino-Lione, poi  la cooperazione nel campo militare che sarebbe necessaria, dice Macron. Risponde Gentiloni affermando che “la Libia è forza di stabilizzazione e pace nel Mediterraneo”, davvero un azzardo. Ma il nostro premier conosce quello che sta avvenendo in Libia? Il regime vigente, i due capi tribù, i campi di concentramento. Macron parla di un Erasmus della cultura, ma sullo scontro Tim-Vivendi dice che se la vedano loro, “non è problema che riguarda lo Stato”. Lasciamo questo siparietto, squallido, per non dire di peggio e torniamo ai cantieri.

Fiom Cgil: Occorre che si rendano noti i patti parasociali sottoscritti tra le aziende

Giustamente prima di esprimere una valutazione complessiva, i sindacati hanno messo le mani avanti. Il primo intervento in questo senso a poche ora dalla notizia diffusa dalle agenzie è  stato quello di  Fabrizio Potetti, responsabile Fiom Cgil per Fincantieri. “Sull’acquisizione della maggioranza di Stx da parte di Fincantieri – dice – è bene attendere, prima di esprimere un giudizio positivo definitivo, di conoscere i patti parasociali sottoscritti tra le aziende. Bene invece il rinvio delle decisioni sulla parte militare, ma adesso investire è la priorità”. Già, perché nelle notizie ufficiose che sono state diffuse non c’è alcun cenno sul problema degli investimenti che riguarderanno Saint-Nazaire ma anche i cantieri italiani che non vivono certamente nell’oro. Così come il grande progetto, sostenuto dai francesi, Macron in prima persona, relativo alla creazione di una grande strutture per costruire navi militari, allo stato non ha alcuna solida base. Nel frattempo Le Monde, che ha seguito questa vicenda ed ha anticipato le notizie sul possibile accordo, ha messo altra carne al fuoco, un accordo fra Germania e Francia per intervenire nel settore ferroviario ed ha parlato di un treno simile dell’Airbus dei mari. Importante, come rileva Potetti, sarà “conoscere i patti sociali che sono la vera sostanza dell’accordo” che, a prima vista, sembra una vittoria dei francesi i quali, in ogni momento, possono rimetterlo in discussione. Il pomo della discordia era dato dalle quote di partecipazione, il 51% rivendicato da Fincantieri come figurava in una bozza di accordo sul quale vi era stato un secco no di Macron. Al massimo la società triestina poteva ottenere il 48% di Stx, i cantieri di Saint-Nazaire, un 4% sarebbe andato ad altra società italiana. Insomma il punto era che Fincantieri non doveva avere la maggioranza assoluta.

La Borsa, dai primi riscontri, sembra non gradire l’accordo raggiunto dopo molti mesi di incontri

La situazione si è risolta con un compromesso che lascia comunque nelle mani francesi la possibilità di intervenire in qualsiasi momento. L’Italia ottiene il 51% dei cantieri di Saint-Nazaire, ma per quanto riguarda il controllo diretto si tratta del 50% cui si aggiunge un 1%, in prestito da parte del governo francese. Cosi, affermano ambienti dell’esecutivo francese, l’Italia avrebbe il famoso 51% dei diritti di voto. Al gruppo triestino, scrivono le agenzie  di stampa, spetterà  la nomina  dell’amministratore delegato  e del presidente che disporrà di un voto preponderante in caso di parità. Quanto all’1% che sarà assicurato dalla Francia attraverso un “prestito” azionario, Parigi potrà revocarlo  in caso di inadempimento di Fincantieri rispetto agli impegni industriali presi. Il prestito, rendono noto fonti governative non meglio precisate, il che è un fatto singolare che lascia adito a molti dubbi, avrà validità per dodici anni e se non verrà revocato la quota dovrebbe passare a Fincantieri. Ma proprio il fatto che sia stato il governo francese ad assicurare il prestito non è il massimo di garanzie che si poteva ottenere perché lo stesso governo può revocarlo in ogni momento. Certo ci sarà una procedura stabilita. Si parla infatti di alcuni ‘check point’ nell’arco dei 12 anni, Fincantieri avrà un’opzione che obbliga lo Stato francese a comprare tutta la sua quota a un “fair price”, un prezzo adeguato. La Borsa intanto sembra non gradire l’accordo raggiunto nel bilaterale fra Italia e Francia sul controllo di Stx da parte di Fincantieri. Il titolo  ha segnato un calo del 2% a 1,06 euro al momento in cui sono uscite le prime notizie ufficiose. Da segnalare peraltro che, alle attuali quotazioni, da inizio anno Fincantieri è in rialzo del 132,8%. Prima dell’ufficializzazione dell’intesa il titolo aveva già ridotto i rialzi della mattinata, portandosi sulla parità.

“Airbus dei mari” un affare non molto chiaro che  riguarda  navi militari

Stando sempre a notizie ufficiose che arrivano da ambienti ministeriali francesi e italiani per quanto riguarda gli assetti della nuova struttura proprietaria e di governo si parla di “gruppo di lavoro che dal focus sui cantieri civili si dovrà poi estendere anche all’affare che riguarda le navi militari”. Affare non molto chiaro. Il primo passo del riassetto potrebbe passare per uno scambio azionario tra Fincantieri e Naval Group sul rispettivo 10% del capitale. “L’intesa – scrivono le agenzie – aprirebbe la strada alla nascita di un gruppo leader in Europa nella costruzione di navi da crociera, mentre l’alleanza nel settore militare è molto più complessa visto che potrebbe includere anche Leonardo e Thales e richiederebbe delle modifiche al perimetro del gruppo”. In questa situazione di massima incertezza, in attesa magari che dal “bilaterale” Italia-Francia che in merito ad assetti societari, a vicende che riguardano grandi gruppi  francesi non sono in buoni rapporti con aziende italiane, escano notizie ufficiali, la vicenda  dei cantieri non si chiude qui. Anzi per quanto riguarda Fincantieri, gli  assetti della nuova società, i suoi obiettivi,  sottolinea la Fiom Cgil nella dichiarazione di  Potetti di cui abbiamo dato conto all’inizio dell’articolo, che “è il momento di aprire una grande vertenza complessiva sugli investimenti in Italia. Solo massicci investimenti nei cantieri italiani e un contributo forte delle istituzioni nella realizzazione di nuove infrastrutture e la modernizzazione dei bacini, potranno consentire alla parte italiana di giocare bene la sfida della competitività”. “L’Airbus dei mari” (così è stata definita l’operazione che riguarda anche le navi militari) – prosegue – “non la si fa con i cantieri italiani in queste condizioni. E per non farla fare ad altri che oggi entrano da falliti, ma che in futuro facendo pesare il loro sistema paese potrebbero mettere in difficoltà l’azienda, come Fiom lavoreremo da subito per stimolare il governo, le istituzioni tutte e Fincantieri ad un grande piano di investimenti in Italia”.

Share