Francia. Elezioni di metà dei senatori, prima sconfitta per Macron, aumentano i conservatori, tengono i socialisti. I camionisti in sciopero bloccano il Paese contro la legge sul lavoro

Francia. Elezioni di metà dei senatori, prima sconfitta per Macron, aumentano i conservatori, tengono i socialisti. I camionisti in sciopero bloccano il Paese contro la legge sul lavoro

Prima battuta d’arresto per il presidente francese Emmanuel Macron. Nel rinnovo della metà del Senato francese con il voto dei ‘grandi elettori’, avvenuto oggi, il suo partito La Republique En Marche (Lrem) ha ottenuto meno seggi di quanto ci si attendeva. Lrem, che sperava di vincere fra 40 e 50 senatori, ne ha ottenuti 23, e dovrà contare su alleanze con deputati di altri partiti per sostenere di volta in volta il governo. Il punto era capire se Macron e i suoi alleati sarebbero riusciti a ottenere un numero sufficiente di seggi da dargli la maggioranza dei tre quinti in entrambe le Camere del Parlamento, di cui Macron ha bisogno per le riforme costituzionali. Nel voto di domenica si dovevano assegnare 171 dei 348 seggi del Senato: ne è uscita consolidata la maggioranza conservatrice del Senato. Ma il partito socialista, schiacciato nelle legislative di giugno, secondo i risultati provvisori forniti dal Senato è andato bene. A questo punto la maggioranza del Senato è composta da circa 150 membri del partito conservatore Les Republicains, il che conferma il Senato come un contrappeso per Macron, nonostante l’Assemblea nazionale, in cui il partito del presidente ha una chiara maggioranza, abbia l’ultima parola sulle leggi.

Questo esito potrebbe complicare i piani di Macron di realizzare riforme costituzionali e giunge mentre il suo livello di popolarità è in calo, a soli quattro mesi dalle elezioni presidenziali di maggio che lo hanno incoronato inquilino dell’Eliseo dopo François Hollande. Il consenso nei suoi confronti è crollato, spinto giù dalla riforma del lavoro e dai tagli previsti al bilancio. Intanto, i camionisti che fanno riferimento al potente sindacato Cgt e quelli di Force Ouvrière hanno lanciato oggi una protesta su strade e autostrade di tutta la Francia, per contestare la riforma del codice del lavoro firmata giorni fa dal presidente Emmanuel Macron. I conducenti dei mezzi pesanti hanno preso di mira dall’alba le grandi arterie di comunicazione e i depositi di carburante. L’iniziativa è scattata nella notte con una trentina di scioperanti che hanno bloccato il traffico dei tir su un’autostrada nei pressi del confine con il Belgio. Altre azioni sono poi state lanciate a Rouen, Caen, Bordeaux, La Rochelle, Marsiglia, Lione e Nantes.  “Non è bloccando l’economia francese che potremo far finta che le cose vanno meglio”, ha commentato Benjamin Griveaux, segretario di Stato all’Economia. Il governo, ha detto, continuerà “a essere per il dialogo” ma allo stesso tempo “resterà fermo”. I camionisti che si oppongono alla riforma del lavoro denunciano i licenziamenti “facilitati” nei grandi gruppi dalle nuove norme, “l’indebolimento” dei rappresentanti di categoria e la forfettizzazione di alcune indennità. Più specificamente, contestano la possibilità di negoziare in seno alle imprese alcuni elementi salariali (la tredicesima, scatti di anzianità) che sino ad ora erano automatismi.

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