Due belle notizie. Alla Festa di Articolo1 gli applausi per il presidente del Senato: “ero e sono rimasto un ragazzo di sinistra”. Mieli sul Corriere elogia Corbyn. Ma c’è il trucco e svanisce la bella notizia. A La7 elogia Minniti per come affronta il problema migranti

Due belle notizie. Alla Festa di Articolo1 gli applausi per il presidente del Senato: “ero e sono rimasto un ragazzo di sinistra”. Mieli sul Corriere elogia Corbyn. Ma c’è il trucco e svanisce la bella notizia. A La7 elogia Minniti per come affronta il problema migranti

Due belle notizie in un solo giorno dalla politica italiana. Ascoltando la “Rassegna stampa” di Radio Radicale, quella gestita da Bordin che spesso invece di  raccontare quanto scritto dai quotidiani gira l’acqua al suo mulino, ad alcuni giornali che magari quasi nessuno legge ma che per lui sono una specie di oracolo, avevamo appreso del successo, di questo si tratta, della bella accoglienza avuta dal presidente del Senato, Pietro Grasso, intervenuto alla Festa di Articolo1-Mdp a Napoli. Titolava Repubblica: “L’ovazione per Grasso e l’offerta dei bersaniani. Puoi essere il leader”. Nell’articolo di Liana Milella si racconta che ad una domanda di Marco Damilano, firma di punta dell’Espresso, che gli chiede se e con chi si ricandiderà risponde: “Questa è stata una esperienza entusiasmante. Il mio futuro non lo conosco. Da presidente del Senato non posso dire nulla altrimenti domani non potrò presiedere l’Aula”. Poi,visto che tanto si parla di centrosinistra, il pallino di Pisapia, il partner, anzi il leader, a giorni alterni, del  nuovo soggetto della sinistra insieme a Bersani e compagni, quando Tabacci, l’alleato di Campo progressista, non si mette di traverso, Grasso spiega cosa intende per centrosinistra.

Grasso: “Valori, principi, programmi, non si possono tradire guardando al centro ed a destra”

“Valori, principi e programmi che non si possono tradire. Non si può guardare al centro e a destra”. Un messaggio non cifrato inviato a Renzi che, scrive Milella, “manda a mille l’applausometro”. Poi Grasso aggiunge: “Da presidente del Senato devo essere super partes però ero e sono rimasto un ragazzo di sinistra”.  Di sinistra, uno che lo dice chiaro e forte. Bene la puntualizzazione, visto che c’è chi si dichiara di centrosinistra, due in uno. L’altra bella notizia, sempre dalla rassegna di Radio radicale, un articolo di Paolo Mieli sul Corriere della sera in cui si elogia il leader dei laburisti inglesi, Jeremy Corbyn che nella passata tornata elettorale ha fatto risuscitare il Labour party, “ha combattuto la sua battaglia dall’interno perfino quando al comando c’era il leader più ammiccante al liberismo, Tony Blair, e le sue posizioni erano tra le più radicali nell’intera sinistra europea. Cioè addirittura quando le sue distanze dal segretario e primo ministro laburista – scrive Mieli – erano grandi come non se ne erano mai viste nella storia della sinistra britannica e in quella del resto d’Europa”. Insomma grandi elogi a uno di sinistra sinistra, sinistra radicale direbbero quelli del Pd. Ascoltate alcune frasi, mi sono ripromesso di leggere l’intero articolo. Qualche insistenza di troppo sul fatto che Corbyn aveva combattuto la sua battaglia dentro il partito, richiamavano un po’ troppo le critiche dei renziani nei confronti di chi il partito lo ha lasciato. Ma da Mieli non si può pretendere tutto.

A “Piazza pulita” uno “spottone” di Mieli a favore di Minniti. L’indignazione di Gino Strada

Difficile, due belle notizie, ma ci avevamo creduto. Forse volevamo crederci dopo aver avuto la malvagia idea di dare un’occhiata ad un talk show, cosa che mi ero ripromesso di non fare mai più, tanto sono inutili, petulanti, chiassosi. Quando poi c’è Sgarbi grida e parolacce sono un fatto acquisito con i conduttori che sono felici perché pensano che la rissa in tv faccia salire l’audience. Non sanno, o fanno finta di non sapere che, invece, allontanano il pubblico. Così come gli applausi che segnano questo o quell’intervento. Viene applaudito ugualmente, dal medesimo pubblico chi dice a e chi dice il contrario di a. Così come la presenza dei giornalisti, una vera e propria compagnia di giro, sempre i soliti. Sai già cosa dicono. Eravamo usciti  disgustati dalla visione di uno di questi programmi, “Piazza pulita”. Lo diciamo con rammarico perché Corrado Formigli, il condutture, manda in onda servizi molto interessanti. Quello sui mercanti di migranti, gli ex scafisti, che vogliono più soldi dava uno spaccato drammatico della condizione di donne e uomini, in quella che si può chiamare una “via crucis” verso l’ Europa. A sentire Paolo Mieli, uno pressoché abbonato ai talk show, in adorazione del ministro Minniti il quale, a suo dire, finalmente aveva affrontato il problema come meglio non si poteva. Poi se la prendeva con Gino Strada, Medici senza frontiere, il quale richiamava la realtà, i campi di concentramento, la mancanza di umanità, il Pd che faceva propria la politica della destra nei confronti dell’emigrazione. Già che c’era, Mieli trovava anche il modo di prendersela con chi, come Articolo1-Mdp, aveva abbandonato il partito di Renzi Matteo. La solita nenia, “non si capisce perché se ne sono andati, non hanno spiegato”. Insomma tutte questioni personali dei “fuoriusciti”.

Mieli dà lezione a Bersani e soci ed elogia Corbyn perché è rimasto nel partito

Qualche dubbio mi era venuto ascoltando la lettura in Rassegna stampa del suo articolo sul Corriere. Rileggendolo non si può che definirlo, una “mignottata”, ci scusino le mignotte. Il Mieli, di fatto, non elogiava  Corbyn per la politica che aveva fatto, per la resurrezione del Labour mentre la socialdemocrazia, i partiti socialisti, vedi elezioni francesi e tedesche, sono in crisi. Interessava solo il fatto che non aveva abbandonato il partito, aveva combattuto dell’interno. Il suo era un attacco bello e buono, anzi brutto e cattivo, a Bersani, D’Alema, Speranza, a tutti coloro che avevano abbandonato il Pd. Del resto in trasmissione non a caso aveva detto che non capiva perché se ne erano andati. Meraviglia che Mieli non conosca le differenze fra il partito renziano e quello inglese, mostri totale ignoranza, nel senso che ignora  su chi e cosa poteva contare Corbyn, chi lo ha sostenuto. Possibile non sappia che  il leader laburista ha fatto la  sua battaglia e l’ha vinta forte dell’appoggio delle Trade Unions, il sindacato dei lavoratori inglesi, che era stato messo da parte nell’era blairiana?

Un cordone ombelicale fra il Labour e il sindacato mai tagliato, Mieli lo ignora?

Possibile che Mieli ignori il rapporto stretto fra il Labour e il sindacato? Che, di fatto, c’è un cordone ombelicale, mai del tutto tagliato anche se da Blair in poi ci hanno provato a tagliarlo coloro che hanno diretto il partito. Di fatto, i sindacati sono associati al partito. Non è un caso che proprio dalle organizzazioni dei lavoratori sia nato il partito laburista. Oggi contano circa sette milioni di iscritti. Con la gestione di Corbyn sono tornati a contare e il loro peso si è visto nel risultato elettorale. Mettere  a confronto il Pd e il Labour  è una eresia. Quando Renzi Matteo sente pronunciare la parola sindacato gli viene la pelle d’oca. Il nome Camusso per il segretario del Pd è una offesa personale. Mieli dovrebbe conoscere anche la storia del sindacato italiano, anzi dei sindacati italiani. Davvero infantile il tentativo del giornalista quando scrive: “Corbyn viene premiato perché gli elettori del Labour Party gli riconoscono di esserne diventato segretario sulla base di un voto degli iscritti, dopo un aspro confronto con i parlamentari ma senza aver mai rotto con il partito. Mai”. Corbyn ha combattuto la sua battaglia dall’interno perfino quando al comando c’era il leader più ammiccante al liberismo, Tony Blair, e le sue posizioni erano tra le più radicali nell’intera sinistra europea. Cioè addirittura quando le sue distanze dal segretario e primo ministro laburista erano grandi come non se ne erano mai viste nella storia della sinistra britannica e in quella del resto d’Europa. Non contento afferma che Corbyn “è rimasto dentro il partito – lo ha raccontato più volte – perché ha sempre avuto in spregio le battaglie simboliche, le esperienze politiche limitate a un’autocompiaciuta declamazione”.

Il giornalista del Corriere ha l’ambizione di dare lezione ai socialisti di tutta Europa

“Il suo orizzonte, come quello di tutti i laburisti inglesi e degli autentici socialdemocratici dell’intera Europa è sempre stato un altro. Anche nel discorso che, dopo le infinite feste, è riuscito a tenere al congresso di Brighton, ha detto esplicitamente di avere come meta il numero 10 di Downing Street, là dove intende prendere la residenza nei panni di primo ministro. Da solo o a capo di una coalizione nella quale, beninteso, sarà lui ad avere in mano il bastone del comando. Ed è forse questa, solo questa la motivazione che può portare alle urne decine di milioni di elettori”. Davvero ammirevole questo Mieli che oltre a prendere a modello il ministro Minniti, lui sì che sa come risolvere il problema migrazione, impartisce lezioni ai socialisti e socialdemocratici di tutta Europa, su come superare la crisi. Bastasse un Mieli non ci sarebbero problemi. Se ne possono trovare ad ogni angolo di strada, anche se non scrivono sul Corriere della sera, non sono abbonati ai talk show, non scrivono libri di storia.

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