D’Alema, racconto di un’intervista a tutto campo. Con tanta gente. Migranti, invece che nei mari moriranno nei deserti o torturati nei campi libici. Disastro Renzi: in Toscana nessuna città inespugnabile. Sicilia: mai con Alfano. Pisapia mantenga la parola

D’Alema, racconto di un’intervista a tutto campo. Con tanta gente. Migranti, invece che nei mari moriranno nei deserti o torturati nei campi libici. Disastro  Renzi: in Toscana nessuna città inespugnabile. Sicilia: mai con Alfano.  Pisapia mantenga la parola

“Che ci fai tu qui?”. D’Alema, mentre entra nel salone della Svs-Pubblica Assistenza, periferia industriale di Livorno dove si svolge una iniziativa di  Articolo1-Mdp mi saluta così. Un abbraccio, due parole, ci conosciamo dagli anni dell’Università a Pisa, lui giovanissimo studente, io segretario dei giovani comunisti e quindi anche suo segretario. Gli rispondo “faccio il giornalista come sai, ma non ti farò domande. Ho letto dal programma che l’intervista la condurrà il direttore del Tirreno che tu conosci bene, era fra i tuoi giornalisti quando hai ricoperto l’incarico di direttore dell’Unità. Ti dico solo che il tuo intervento è molto atteso perché anche nella costruzione del nuovo soggetto della sinistra ci sono problemi, cose da chiarire, si leggono sui giornali, che nei tuoi confronti non sono certo benevoli, divergenze su come costruire questo movimento, sui soggetti che ne vorranno far parte, sul rapporto con il Pd”. Gli auguro “buon dibattito” mentre il salone si riempie, ci sono non solo coloro che hanno abbandonato il Pd ma anche esponenti di Sinistra italiana e degli orlandiani. Sono in tanti a salutarlo, qui lo hanno conosciuto anche come dirigente del Partito a Pisa. Sempre benvenuto, malgrado la rivalità fra le due popolazioni, nella “cittadella rossa”, oggi conquistata dal Movimento 5 Stelle. Sarà un’intervista di quasi due ore, poi D’Alema parte per Buti, provincia di Pisa dove si svolge la Festa di Articolo1-Mdp. Con lui ci sarà il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, uno dei fondatori di Articolo1.

L’intervista condotta dal direttore del Tirreno. Domande vere, tanti applausi

Luigi Vicinanza, aprendo l’intervista, ricorda che  è stato uno dei giornalisti dell’Unità proprio nel periodo della direzione D’Alema. Poi passò a La Repubblica e quando doveva comunicare  che aveva risposto positivamente ad una richiesta del quotidiano fondato da Scalfari, era molto titubante sulla “accoglienza” che D’Alema gli avrebbe riservato. Racconta che lo ricevette e non gli dette neppure il tempo di parlare. “So già tutto, mi disse – racconta Vicinanza – auguri e ricordati di essere sempre un buon comunista”. Così inizia un dibattito serrato, domande non preparate come invece spesso, troppo spesso avviene. Noi riportiamo subito quanto D’Alema ha affermato nel corso dell’intervista sulla questione oggi più che mai all’ordine del giorno, il problema dei migranti. Gli viene chiesto un giudizio sull’ operato del ministro Minniti. Risponde: “Tecnicamente molto bravo. Un rapporto forte con gli apparati dello Stato, con il mio governo era responsabile dei servizi. Quasi un tecnico”, ribadisce e si sa che i tecnici spesso rispondono ad altre logiche, magari non a quella umanitaria ma ai rapporti fra gli stati.

Cercando di fermare i migranti nel deserto si provocano più morti

D’Alema esprime un giudizio durissimo sull’operato del governo. Ricorda il  patto firmato da Berlusconi e Gheddafi, il dittatore libico. “Noi non l’abbiamo mai firmato. Di fatto il patto firmato da questo governo ne è la copia”. Dice  D’Alema che “cercando di fermare i migranti nel deserto si provocano più morti. Non affogano nel mare, vengono uccisi, torturati, le donne violentate nel deserto. La priorità era quella di salvare vite, ora è quella di evitare che arrivino. Con quelli che non arrivano o muoiono nel deserto o finiscono in Libia in campi di concentramento – ha affermato – da noi ne arrivano di meno,  è vero, ma penso soprattutto alla sofferenza enorme per donne e bambini per cui non esiste più forma di tutela. Prima di fare questa specie di blocco navale dovevamo pretendere che i campi di accoglienza fossero gestiti dalle Nazioni Unite non dalle milizie libiche”.

Dialoghiamo con tutti, ci abbiamo provato perfino con Renzi

Torniamo all’inizio dell’intervista, il tempo passa veloce. Si parte dai 5 Stelle e non poteva che essere così. D’Alema  riconosce loro di “aver sollevato una parte dei problemi del Paese, ma quando devono dare risposte concrete non ci siamo. I populisti sono deludenti, caratterizzati da improvvisazione e logiche di potere che assomigliano ai vecchi partiti contro cui si sono scagliati”. Gli chiede Vicinanza: “ Ma con loro si può dialogare?”. “Con alcuni si potrebbe anche andare d’accordo, altri parlano come Salvini”. Si ferma un attimo e, con indifferenza butta là una battuta al vetriolo: “Noi – dice -dialoghiamo con tutti, ci abbiamo provato perfino con Renzi”. Vicinanza lo stimola, la crisi della sinistra non solo in Italia, in Europa. D’Alema  è come chiamato a nozze. Parla della globalizzazione dominata dal capitalismo, uno sviluppo selvaggio, crescono le disuguaglianze, vengono colpite alcune conquiste del mondo del lavoro, lo stato sociale in particolare, gli stati nazionali perdono potere, proprio quegli stati che dovevano redistribuire la ricchezza. Gli strati popolari si sentivano protetti dalla sinistra. Al momento che lo sviluppo capitalistico fa saltare proprio la redistribuzione della ricchezza, salta anche il ruolo nostro percepito come protezione. Dice D’Alema che questo è il grande problema che oggi deve essere affrontato per ricostruire una grande forza popolare, riformista, di sinistra e di governo di una nuova politica econimica e sociale. La “fiscalità” è il problema di fondo che riguarda l’Italia, l’Europa, il mondo.

La grande ricchezza sfugge a qualsiasi controllo, non ha Stato

“La grande ricchezza – afferma – sfugge a qualsiasi controllo, non ha Stato. L’indice delle disuguaglianze è cresciuto, i più ricchi si sono avvantaggiati. Si è così creato anche in Italia uno spazio ai populismi, il Pd invece di togliere ai ricchi ha tolto ai poveri”. Parla della necessità della creazione di un’autorità mondiale che controlli la  fiscalità. Per quanto riguarda l’Italia ricorda che tre miliardi sono stati regalati ai ricchi con lo sgravio dell’Imu sulla prima casa anche se di lusso. Dice D’Alema: “Quando vedo Renzi sottobraccio all’Ad della Fiat (leggi Marchionne ndr), il quale dice che costui ha fatto per i lavoratori più  di tutti i sindacati messi insieme non posso non ricordare che lui per non pagare le tasse è diventato cittadino del  Lussemburgo”. “Gli operai – ha esclamato fra gli applausi – non possono diventare cittadini del Lussemburgo”. Ed ha annunciato che si sta lavorando “a una proposta di riforma fiscale che punta ad avvicinare le aliquote che si pagano sui redditi e quelle su capitale”. Passa alle banche, all’intervento pubblico, soldi dei cittadini per salvarle.

La Boschi dopo la rivelazioni di De Bortoli avrebbe dovuto dimettersi

La Boschi gli viene chiesto, dopo le rivelazioni del libro di De Bortoli sul suo intervento per Banca Etruria, coinvolto il padre, avrebbe dovuto dimettersi? “De Bortoli – risponde – è un giornalista serio, di grande professionalità, la Boschi avrebbe dovuto dimettersi”. Poi entra nel merito. Ricorda che ci sono debitori anche per grandi cifre, 870 milioni, che non risarciscono i debiti e non succede niente, a un artigiano se non paga un debito di 14mila euro gli requisiscono anche la casa se ce l’ha”. Senza fare il nome, fra i grandi debitori c’è anche un grande editore.

D’Alema, sollecitato da Vicinanza, affronta il problema dello stato della sinistra, del Pd, per essere più precisi, che non considera più sinistra. Poche parole, quattro, molto pesanti: “Nulla è più inespugnabile, abbiamo perso Roma”, dice D’Alema con tono che  esprime grande preoccupazione. “Nulla, nessuna città, nemmeno nella Toscana che per una vita è stata il fortino della sinistra”. La Toscana ha già perso Livorno, caduta tra le braccia dei 5 Stelle che voto dopo voto, in vista delle prossime amministrative (si voterà a Pisa, Siena e Massa ndr), conquista Pistoia, Carrara, Grosseto, Cascina, ricorda Vicinanza. “La Toscana – riprende D’Alema – scopre i suoi municipi contendibili o almeno non più intoccabili. Abbiamo perso  Genova, Torino. Siamo diventati una forza marginale a Napoli. Una parte crescente del popolo della sinistra non vota più, non si è sentita rappresentata in questi anni e non sarà semplice neppure una riconquistarla. Si è spezzato quel senso di appartenenza”. In sala silenzio assoluto, non vola neppure una mosca.  D’Alema chiama in causa l’ex premier “rottamatore”, dice, rottamatore sì ma del Pd, lascia intendere. “Sembrava che al  referendum si dovesse votare sì altrimenti il Paese sarebbe precipitato nel baratro”. Poi, riferendosi a Gentiloni, senza mai nominarlo dice: “è arrivato un altro che non è che sia proprio Churchill, ma è più garbato,meno arrogante e già abbiamo scoperto che è meglio di lui”. Pausa, sente l’umore della platea e precisa: “Io meglio di Renzi ne conosco 10-12 mila”. Ancora. “Lo sfondamento al centro di Renzi era un’illusione. Berlusconi sta riorganizzando lo schieramento e io vedo venire avanti la destra non i 5 Stelle”. “Il Paese – dice – ha bisogno di una sinistra che rilanci innanzitutto le sue ragioni, lotta per l’eguaglianza e contro le ingiustizie, la difesa dei diritti umani. Sinistra è un punto di vista un modo di guardare le cose del mondo ed un’azione politica conseguente”. “C’è bisogno di una forza di sinistra, anche perché il Pd ha cessato di esserlo, e da ciò è nata in alcuni di noi l’esigenza di ricostruire una sinistra del Paese”. “Abbiamo governato il paese per molti anni e non mi pare – ha sottolineato – che nessuno ci debba insegnare la cultura di governo”.

Una grande assemblea costituente per decidere programma e dirigenti

Vicinanza a questo punto gli pone la domanda cruciale: ma l’alleanza con Alfano? Risposta chiara, inequivocabile. “Se andiamo con Alfano non ci segue nessuno. Siamo per un rinnovato centrosinistra nella discontinuità, nella contendibilità, non nasciamo per sostenere Renzi. Siamo per un grande processo aperto, di rinnovamento. Lavoriamo per dare vita ad una vera assemblea costituente, stiamo scrivendo un manifesto programmatico. Si eleggeranno 1000-1500 delegati, decideranno loro il programma, il gruppo dirigente. Non ci sono dirigenti, leader già decisi. Vogliamo dare vita, dal basso ad una formazione politica culturalmente autonoma, una forza democratica, di sinistra  che comprenda anche il mondo cattolico per  dare un governo a questo paese”. Gli è stato chiesto dal giornalista Cazzullo se valeva la pena fare un partito del  3%. La risposta è che “valeva la pena di  far ripartire la sinistra. Una ripartenza di cui l’Italia ha bisogno”. D’Alema si toglie qualche sassolino dalle scarpe rispondendo anche a critiche che vengono da personalità come Cacciari, ospite fisso dei talk show. Dice: “Il professore dice cose bislacche. La riforma della Costituzione voluta da Renzi ha affermato che era uno schifo però l’ha votata, non c’era alternativa. Invece l’alternativa c’era. Votare no come ha fatto la maggioranza degli italiani”. Si arriva così a Pisapia, Campo progressista e alla vicende siciliane con il patto Renzi-Alfano cui aderirebbe anche Campo progressista di Pisapa, alcuni dei suoi hanno smentito. Martedì al ritorno dalle ferie del leader di Campo progressista si avrà un incontro fra Pisapia con Bersani, Speranza. Sollecitato anche da “voci” del pubblico” D’Alema dice di essere d’accordo con Pisapia, brusio in sala e lui puntualizza. Ricordato che Repubblica è l’house organ di Renzi il quale punta all’intesa anche nazionale fra Pd, Pisapia, Alfano ( per inciso Vicinanza ci tiene  precisare che  lui è il direttore del Tirreno che pure fa parte del gruppo Repubblica, Espresso, Stampa ed altri media) fa presente che Campo progressista siciliano ha preso posizione “mai con Alfano” e che Pisapia, proprio a Repubblica, aveva detto “mai con Alfano”. “Spero che mantenga quanto affermato prima delle vacanze”. E scatta l’applauso. Ancora domande su possibili candidati a presidenti del Consiglio. “Non cito nomi e cognomi, se lo nomino porto male”. Ancora: Enrico Letta e Romano Prodi, sono della partita? “Lo chieda a loro”.

Se me lo chiederanno gli elettori pugliesi deciderò se candidarmi

E lui si candiderà alle politiche? Non risponde né sì né no come è sua abitudine in queste occasioni. Dice che i suoi elettori sono quelli della Puglia, in particolare del Salento. Lui, ribadisce, è un parlamentare del Salento, Gallipoli in testa. Se loro lo vorranno, afferma…

A conclusione ancora qualche parola sui migranti, parla di “dose di cinismo fregandoci dei diritti umani”, parla delle sofferenze e del dolore dei migranti, delle donne e dei bambini che abbiamo lasciato nei campi di concentramento della Libia, a casa loro. Il silenzio della platea dice più di mille parole. Poi  l’applauso. D’Alema aveva ricordato che per tutto il mese di agosto aveva taciuto evitando la politica del chiacchiericcio. Ora riprende a parlare. Parte subito alla volta di Buti, un paesone del pisano dove si svolge la festa di Articolo1-Mdp. Insieme a Enrico Rossi, uno dei fondatori del movimento, si confrontano con una grande platea.

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