Da Palermo, elezioni siciliane, a Cernobbio, Forum delle imprese e dei banchieri, in pista Di Maio e Salvini, alle Feste dell’Unità, che Renzi ha fatto chiudere, dipende il futuro dell’Italia. Da brivido

Da Palermo, elezioni siciliane, a Cernobbio, Forum delle imprese e dei banchieri, in pista Di Maio e Salvini, alle Feste dell’Unità, che Renzi ha fatto chiudere, dipende il futuro dell’Italia. Da brivido

Villa d’Este, un Cinque stelle a Cernobbio, sul lago di Como.Dal 1975 sede del Forum Ambrosetti, l’iniziativa più importante della “The  european House-Ambrosetti”, uno “studio che da cinquanta anni si occupa di economia”, per la precisione di scenari economici cui fanno capo circa duecento professionisti. Il Forum ogni anni anno conta sulla partecipazione delle aziende, di esponenti dei governi, delle forze politiche, di economisti, “firme” di giornalisti che poi racconteranno ai loro lettori quanto sono bravi i padroni delle aziende, quali sono i loro rapporti con i governi, non solo quelli italiani. A dire la verità se confrontiamo la situazione economica e sociale del nostro paese non ci pare che i duecento professionisti, impegnati nei Forum che si sono succeduti negli anni ci abbiano proprio azzeccato. Anzi. Comunque sia  anche questa edizione ha presentato un programma di lavoro molto impegnativo. Leggiamo: venerdì si è discusso di “sfide globali del futuro e gli impatti sull’economia”, “il quadro economico”, “verso un nuovo dialogo globale”, sabato addirittura siamo passati alla “agenda per  cambiare l’Europa”, “il futuro del lavoro”. Domenica addirittura un programma con il botto: “L’Italia nel quadro globale“. Gli industriali intervistati tutti arzilli, contenti, le aziende vanno bene, addirittura per il 17%  la situazione è molto migliorata, due su tre sono migliorate. Prevedono un aumento della occupazione, ma non si specifica di “quale”, se si tratta per esempio di contratti a termine, addirittura precari. Ma ciò non conta perché questa volta in questa splendida villa con vista sul lago si discute del governo che verrà. Non poteva mancare il ministro Padoan a rassicurare gli imprenditori sul fatto che non verranno a mancare gli sgravi fiscali per assunzioni. Un jobs act rivisto e corretto.

Altrettanto si sta facendo a tanti chilometri di distanza, al di là dello Stretto che prima Berlusconi e poi Renzi volevano collegare al continente con un ponte, parliamo di Palermo e delle elezioni regionali che indicheranno le alleanze per il governo nazionale. Già Renzi, lui non ha sede fissa, ora sta facendo un giro nelle feste dell’Unità, il giornale che non c’è più perché lui ha contribuito a chiudere la testata, punta sull’Emilia dove teme una disfatta. È molto nervoso, a quella signora che gli fa presente che è stata derubata dal governo, ha perso tutti i soldi investiti in una delle banche in crisi, si è rivolto con un volgare “lo dica a sua sorella”.

Proprio dal Forum Ambrosetti l’immagine del degrado della politica

Il bello, anzi il brutto, di questa stagione, è il livello del dibattito politico, la “cultura” che esponenti che si candidano a presidente del Consiglio mostrano. Se dovessimo dare loro un voto superare lo zero sarebbe un azzardo. Una esibizione che dà il senso del degrado della politica viene proprio da Cernobbio, da quel “Forum” che ha sempre tenuto molto al “livello istituzionale”. L’arrivo di Luigi Di Maio, candidato premier a meno di sorprese, ma la piattaforma con cui i Cinque Stelle scelgono i loro candidati è ben controllata, il quale ha tenuto a rassicurare il mondo delle aziende sulla politica dei grillini, ha fatto calare molto in basso il livello del Forum. Di Maio ha inviato un messaggio chiaro al mondo delle imprese. Riassunto in poche parole: “Noi siamo con voi”. Dice il grillino che la proposta di un referendum sull’euro non manifesta l’idea del movimento di lasciare la moneta unica, ma intende soltanto aumentare il “peso contrattuale” dell’Italia a Bruxelles. “Non vogliamo un’Italia populista, estremista o anti europeista” riferiscono le agenzie di stampa. “Noi”, dice, “vogliamo governare il Paese”, rassicurando banchieri, industriali, economisti. “È stato detto in questi anni – afferma – che siamo contro le imprese e il giusto profitto. Nulla di più sbagliato: vogliamo tutelare in questo Paese chi crea valore e per farlo dobbiamo prima di tutto fare la guerra agli sprechi della spesa pubblica e ai privilegi”.

Salvini ha buone carte per contrastare il grillino. Ricorda le difficoltà  a governare della sindaca Raggi. “Chiedetelo ai romani – dice – chiedetelo a un romano qualunque”. A Gentiloni manda a dire che se si accontenta lui, il capo della Lega proprio no. “L’Italia – afferma – merita di correre, con meno vincoli e meno tasse. Oggi propongo il nostro programma di governo, l’anno prossimo sarò qui come Lega di governo”. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, non si sbilancia, non si sa mai. Di fronte alle “fantasie”, per non dire di peggio: “Valutiamo i partiti e la politica – afferma – dai provvedimenti, non dalle persone. Per noi in teoria sono tutti credibili. Dipende poi dalle proposte in termini di politica economica. Li valuteremo in funzione delle proposte”. Non gli bastano gli atti, le enunciazioni, i fatti che caratterizzano Lega e M5S. Di Maio che è anche vicepresidente della Camera fa sapere che per la legge elettorale non sono disponibili a confronti  e che “se dovessimo arrivare primi alle prossime elezioni chiederemo il mandato al Presidente della Repubblica e chiederemo a tutte le forze politiche di  darci fiducia”.

Le elezioni siciliane ombelico del mondo. Situazione sempre più caotica

Ci trasferiamo a Palermo, il “centro decisionale” cui Renzi affida le sorti dell’Italia. La situazione è al limite del caos. Il segretario del Pd, mentre frequenta le feste dell’Unità, ha dato mandato ai suoi fedelissimi di gestire il patto con Alfano. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando ha sponsorizzato l’operazione. Ma lo stesso Alfano rivendica ora le primarie. Il candidato concordato  fra Pd e gli alfaniani , il rettore dell’Università  di Palermo, Fabrizio Micari, non ci sta. Mi avete chiesto di candidarmi, fa sapere, non di partecipare a primarie. È stato Crocetta, l’attuale presidente della Regione, a farsi avanti. Minaccia di fare una sua lista, i sondaggi lo vedono in crescita. Renzi conta su Pisapia che tentenna, sfoglia la margherita. Correre insieme ad Alfano oppure portare avanti il rapporto con Articolo1-Mdp? Chiudiamo qui. Il panorama è sconfortante. Il capo del Pd ondeggia, un giorno attacca a fondo chi, anche nel suo partito, non la pensa come lui. Poi ci ripensa e fa appello all’unità del partito. È ondivago. L’unica cosa certa è che anche se perde le elezioni in Sicilia e salta il progetto di “alfanizzazione” del Pd, lui non si dimette. Ci mancherebbe. Quelli di Cernobbio hanno qualcosa da dire? Pensare che Di Maio e Salvini sono oggi gli interlocutori del mondo delle imprese, delle banche, della finanza fa venire i brividi.

 

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