Contratti dipendenti pubblici e vertenza pensioni. I sindacati richiamano il governo che cincischia. Nel Def non sono previste risorse per i pensionamenti. Camusso: per la previdenza iniziative di mobilitazione. Ancora ritardi per gli statali, contratti scaduti da nove anni

Contratti dipendenti pubblici e vertenza pensioni. I sindacati richiamano il governo che cincischia. Nel Def non sono previste risorse per i pensionamenti. Camusso: per la previdenza iniziative di mobilitazione. Ancora ritardi per gli statali, contratti scaduti da nove anni

Cgil, Cisl, Uil premono sul governo. Due vertenze sono aperte e sembrano non trovare soluzione. Riguardano milioni di persone. Due settori di fondamentale importanza per  il Paese. Quella più “antica” si chiama rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici che sono in attesa, si fa per dire, viste le iniziative, le lotte di questi anni trascorsi invano, ben nove, in attesa di una riforma del settore. Arrivata la riforma, quella che porta il nome della ministra Madia che aveva assicurato tempi rapidi per i contratti, il tempo passa. I sindacati si sono stufati e premono sul governo, non solo  la ministra ma anche il presidente del Consiglio che non può rimanere  a guardare e l’Aran l’agenzia per la contrattazione. I segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil hanno  chiesto un incontro con la ministra per avere chiarimenti sul rispetto della intesa datata 30 novembre 2016 che prevedeva la riattivazione dei tavoli negoziali.

Lettere alla ministra Madia e all’Aran per accelerare le procedure di rinnovo

Su quella intesa, dicono i sindacalisti, è caduta ormai la muffa. Franco Martini (Cgil), Maurizio Petriccioli (Cisl) e Antonio Foccillo (Uil) hanno fatto partire due lettere, una indirizzata alla ministra, preferiscono le donne che si usi il femminile e noi ci adeguiamo, per la semplificazione e la Pubblica amministrazione e al presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini. Alla ministra fanno presente che “anche alla luce delle recenti notizie sulla nota di aggiornamento del Def e del ritardo nella trasmissione all’Aran di tutti gli atti di indirizzo”, ribadiscono “la necessità di un incontro di approfondimento e chiarimento sul rispetto dell’Intesa del 30 novembre scorso – sia della parte economica che di quella normativa – per accelerare le procedure dei rinnovi dei contratti di lavoro”. Una richiesta già avanzata ma, affermano Martini, Petriccioli e Foccillo, “rimasta finora inevasa”.

Al Presidente dell’Aran Cgil, Cisl e Uil, constatata “la stasi nella quale si trova il confronto negoziale per il rinnovo dei contratti”, i sindacati chiedono che “siano rapidamente riattivati i tavoli negoziali politici e tematici, sia confederali che di comparto, e che venga pertanto rapidamente concordato un completo calendario degli incontri da convocare nei prossimi giorni”.

Martini (Cgil). Parte economica e normativa: tutto fermo da nove anni

Ci dice Franco Martini, “Dopo i primi incontri Aran ci ha fatto sapere che aspetta i dati definitivi sulle risorse disponibili. Ma il documento di Economia e Finanza è stato approvato dal consiglio dei ministri nel tempo record di poco più di trenta minuti, come abbiamo letto nei giornali. Sempre dalla stampa abbiamo appreso che ci sono le risorse disponibili per coprire il costo del contratto. Qualcuno ha perfino scritto che era stata aumentata la somma a disposizione. I conti tornerebbero per quanto riguarda la copertura del 2017, compreso anche gli ottanta euro del bonus per chi ha superato la cifra prevista. Ufficialmente dopo i primi incontri con Aran non abbiamo avuto più riscontri. Il  contratto dura tre anni. La copertura riguarderebbe solo il primo anno”. Martini prosegue sottolineando che “la parte economica è ovviamente molto importante. Ma c’è anche la parte normativa, tutto è fermo da nove anni. Sono tanti, è cambiato il mondo intorno a noi. Non possiamo più attendere”. E non possono più attendere neppure milioni di persone che sono già in pensione o che devono andarci. Riguardano tutti i settori della vita economica e sociale. Donne, in particolare, anziani e giovani per i quali la pensione, se arriverà mai, è un terno al lotto. Riguarda i lavoratori dei settori usuranti, chi pur avendo lavorato tutta una vita non ha avuto i contributi pagati regolarmente dai datori di lavoro. Anche per questa vertenza c’è protocollo d’intesa che risale ad un anno fa. Le parti più significative sono ancora tutte da tradurre in fatti, provvedimenti di legge, risorse. Nel Def non c’è traccia concreta. Circolano voci, per quanto riguarda le aspettative di vita cui adeguare l’età del pensionamento e il numero dei pensionandi, secondo cui sarebbero stati commessi errori. Non solo, la diminuzione dei lavoratori emigrati provocherebbe un “buco” sostanziale nei bilanci Inps. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, è intervenuto pesantemente affermando che “l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita, uno dei punti fondamentali delle richieste dei sindacati non è accettabile, non se ne parla neppure, gli automatismi di innalzamento dell’età pensionabile – afferma rivolto al governo – non si toccano”.

Ghiselli (Cgil). Attivi sindacali, assemblee, manifestazioni già in atto

Risponde la Camusso, segretario generale della Cgil, che affrontare e risolvere questo problema, “per i sindacati è una priorità che può portare presto a iniziative unitarie. Siamo dell’idea che il presidente dell’Inps dovrebbe occuparsi dei problemi dell’Inps e non dettare le regole del sistema”. Anche per questa vertenza sono partite richieste al ministro Poletti che ha gestito tutta la vicenda e al presidente del Consiglio chiamato direttamente in causa dopo un incontro con Poletti in cui,  rileva il segretario confederale della Cgil, che segue la vertenza, Roberto Ghiselli, “non ci sono state fornite risposte su quanto concordato nell’intesa raggiunta un anno fa, rimasta lettera morta. Un nuovo incontro dovrebbe svolgersi fra qualche giorno, ancora con Poletti. Intanto abbiamo già avviato  una serie di iniziative con assemblee nei territori, attivi sindacali, volantinaggi davanti alle fabbriche, ai luoghi di lavoro. un rapporto essenziale, con in nostri iscritti, con i cittadini. Dobbiamo rendere conto del punto cui è arrivata,o meglio non arrivata, la vertenza aperta. Questo contatto, questo rapporto con la nostra gente in primo luogo per rafforzare e decidere nuove iniziative di mobilitazione”. A questo proposito Susanna Camusso sottolinea che è prioritario dare risposte al tema delle pensioni per i giovani, “come lo è non continuare una rincorsa sulle aspettativa di vita e quindi costruire forme di flessibilità. Se non ci saranno risposte in questa direzione decideremo cosa fare, nel frattempo stiamo ragionando di come organizzare un sostegno alla nostra piattaforma”.

I punti fondamentali contenuti nella piattaforma unitaria presentata dalle tre Confederazioni

Piattaforma che, ricordiamo, è centrata su alcuni punti fondamentali: Revisione del meccanismo di adeguamento requisiti di accesso a pensione incremento speranza di vita; superamento disparità di genere che riguarda le donne e valorizzazione lavoro di cura; flessibilità in uscita e sostegno alle future pensioni dei giovani; rafforzamento previdenza complementare e rilancio adesioni; separazione spese di previdenza da quelle sanitarie; ripristino perequazioni dei trattamenti pensionistici; Ape sociale e pensione anticipata per lavoratori precoci cumulo gratuito; revisione norme su posticipo tfr e tfs dipendenti pubblici; semplificazioni procedura pensioni lavori usuranti; risorse per esodati ancora a procedure aperte; Riforma enti previdenziali.

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