Consip. Il Pd e Alfano gridano al tentativo di eversione. Per Sandra Bonsanti e il Fatto è solo “una nuvola di fumo”. Giovanni Paglia, SI: “Consip ha creato un oligopolio di aziende, che ostacola concorrenza e trasparenza”

Consip. Il Pd e Alfano gridano al tentativo di eversione. Per Sandra Bonsanti e il Fatto è solo “una nuvola di fumo”. Giovanni Paglia, SI: “Consip ha creato un oligopolio di aziende, che ostacola concorrenza e trasparenza”

L’inchiesta sulla Consip, la centrale unica per gli appalti pubblici, arriva sui giornali un anno e mezzo fa circa, quando Marco Lillo ne parla sul Fattoquotidiano, sostenendo l’esistenza di una presunta, e analoga, “centrale unica” di distribuzione degli appalti per un valore di 2miliardi e 700milioni di euro che avrebbe coinvolto i vertici dell’istituto, membri del governo, imprenditori e perfino alti vertici dei carabinieri. Per la verità, per alcuni mesi, le notizie rivelate dal Fatto non arrivarono al grande pubblico, dei grandi giornali e dei notiziari televisivi, fino a quando l’inchiesta non lambì direttamente l’allora primo ministro Matteo Renzi, a causa del presunto coinvolgimento di Luca Lotti, indagato dalla magistratura, e allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e soprattutto di suo padre, Tiziano Renzi. Da quel momento, l’inchiesta sulla Consip si è rivelata complessa, dipanata in diversi filoni, ricca di colpi di scena, con indagati ‘eccellenti’ e con investigatori e pm finiti a loro volta indagati.

Giovanni Paglia, Sinistra Italiana: “Chiuderei la Consip domattina. Ha favorito, di fatto, la creazione di un oligopolio di aziende privilegiate, che ostacolano concorrenza e trasparenza”

Giovanni Paglia, deputato di Sinistra Italiana, e membro della Commissione Finanze, ci dice esplicitamente che “si pone come decisiva la questione Consip, ovvero di un sistema centralizzato di appalti pubblici, che di fatto ha favorito la generazione di un vero e proprio oligopolio di aziende, una manciata, appunto, privilegiate da regole che non consentono né concorrenza né trasparenza”. Infatti, prosegue l’esponente di Sinistra Italiana, “chiediamoci per quale ragione alle gare della Consip non partecipano aziende europee: sanno già quale sarà la decisione, l’inevitabile esclusione. La funzione della Consip, e dunque della centrale unica degli appalti va ripensata. Fosse per me, la chiuderei domattina, e aprirei un dibattito politico e pubblico serrato su come sostituirla, con quali regole di accesso e con quali modalità anticorruttive. Evitare la formazione di oligopoli, questo dovrebbe essere l’impegno della politica”. Naturalmente, continua Paglia, quando una istituzione riserva la torta a un oligopolio, non solo si fatica ad entrare, ma si creano i presupposti per una sorta di opacità nella partecipazione dei cosiddetti “nuovi”. “Così nascono i fenomeni patologici: gli stessi imprenditori sostengono che per l’ingresso tra i pochi eletti occorre percorrere le strade pericolose di relazioni altrettanto pericolose”, riflette Giovanni Paglia. Ma non è che “gli imprenditori possono fare le vittime, quando dicono di essere stati costretti dai corruttori. In realtà, essi stessi sono parte del sistema. E quando ne sono fuori, mica vogliono cambiarlo, ma escogitano i modi per entrarvi”. Tuttavia, conclude Paglia, ciò che è emerso in queste ore è “un conflitto tra organi istituzionali dello stato che mette tutti in imbarazzo: magistrati contro magistrati, magistrati contro politici e membri del governo, e questi ultimi che gridano all’eversione, l’ambiguità di certi ufficiali delle forze dell’ordine. Insomma, una vicenda di una gravità enorme, sulla quale conviene restare razionali, evitando di fare il tifo. Perché a perdere siamo tutti noi, e la democrazia di questo paese, già messa a dura prova dalle politiche del Pd”.

In sintesi, le fasi dell’inchiesta

Il primo filone dell’inchiesta, avviata dalla procura di Napoli (con i pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano, che si sono serviti dei carabinieri del Noe per le indagini) e poi approdata a Roma, riguarda la corruzione. Nel mirino dei pm l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, interessato agli appalti per la gara cosiddetta FM4 (Facility management), dall’importo complessivo di ben 2,7 miliardi di euro, definita la più ricca d’Europa. Romeo – tenuto agli arresti per 5 mesi – è accusato di aver pagato tangenti per 100mila euro in 4 anni a Marco Gasparri, ex dipendente Consip, per avere ‘dritte’ sugli appalti. Proprio due giorni fa Gasparri, che ha ammesso di aver ricevuto i pagamenti, ha patteggiato una condanna ad un anno e 8 mesi di reclusione. Il processo per Romeo è in programma il prossimo 19 ottobre. L’altro filone è quello della rivelazione di segreto d’ufficio. Indagati il ministro dello Sport, Luca Lotti, il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette e il generale dell’Arma Emanuele Saltalamacchia. E’ stato l’ex amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, ad aver riferito ai magistrati che erano stati Lotti, Del Sette e Saltalamacchia a dirgli che era in corso un’indagine sulla sua società e, sulla base di queste informazioni, Marroni ha fatto bonificare il suo ufficio dalle microspie messe dai carabinieri. Per traffico d’influenze si procede invece nei confronti di Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo, del suo amico imprenditore Carlo Russo e dell’ex parlamentare e consulente di Romeo, Italo Bocchino. L’ipotesi dei magistrati è che Romeo avrebbe pagato Renzi senior e Russo perché facessero pressioni sui vertici Consip in modo da favorirlo negli appalti FM4.

Il pm Woodcock ed il maggiore del Noe Giuseppe Scafarto vengono poi indagati per falso dalla procura di Roma. I due, è l’accusa, avrebbero falsificato l’informativa trasmessa agli inquirenti per accreditare un coinvolgimento di uomini dell’intelligence in attività di spionaggio nei confronti dei carabinieri che indagavano su Romeo. Contro Woodcock e Scafarto, inoltre, si procede anche per rivelazione di segreto. Il primo, è l’ipotesi accusatoria, avrebbe passato attraverso la conduttrice di ‘Chi l’ha visto?’, Federica Sciarelli (anche lei indagata), notizie sulle indagini al giornalista Marco Lillo del ‘Fatto’. Scafarto, invece, avrebbe tenuto aggiornati sulle indagini i suoi ex colleghi del Noe poi transitati all’Aise al seguito del colonnello Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo. Infine, quella che un giudice, Luca Palamara, ha definito sul Foglio del 16 settembre, la “bomba dal Csm”, in riferimento cioè al pubblico ministero di Modena, Lucia Musti, titolare dell’inchiesta sulla coop Cpl-Concordia, che dinanzi al Csm ha rivelato di aver ricevuto pressioni da due ufficiali dei carabinieri, ovvero Scafarto e il capitano Ultimo, forti pressioni per dirottare l’inchiesta contro l’allora premier Matteo Renzi, mettendolo sotto accusa (“abbiamo tra le mani una bomba”, pare che i due ufficiali le avrebbero detto).

L’inquietante svolta di queste ore, e l’allarme del Pd per una presunta “eversione”

I quotidiani di sabato 16 settembre dedicano aperture e commenti alla vicenda, dividendosi in tre schieramenti: quelli che seguono l’allarme del Pd, di una manovra antidemocratica ed eversiva (Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero), quelli che invece parlano di una vera e propria “invenzione” del presunto golpe (Fatto quotidiano e La Verità. Sul Fatto, Sandra Bonsanti, nell’editoriale, scrive che si tratta di “una nuvola di fumo alzata da Renzi e i suoi”) e quelli fortemente preoccupati per il conflitto tra organi dello stato che ne è emerso (il Manifesto, che apre col titolo “Non è una barzelletta”). La triplice divisione è condivisa anche dalle forze politiche: il Pd ovviamente, e gli alfaniani, che considerano la vicenda, con una dichiarazione dello stesso Angelino Alfano, “scandalosa e inquietante per la democrazia”; il centrodestra che con Brunetta e Gasparri rimproverano al Partito democratico un comportamento da due pesi e due misure, confrontando quel che accade a Renzi con quel che accadde a Silvio Berlusconi; e la sinistra che esprime preoccupazione per la tenuta istituzionale della Repubblica, scossa da questi episodi.

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