Chikungunya, l’avvertimento dell’Oms: “Rischi di ulteriore trasmissione. La zanzara è stanziale nel bacino del Mediterraneo e può sviluppare ulteriori focolai”

Chikungunya, l’avvertimento dell’Oms: “Rischi di ulteriore trasmissione. La zanzara è stanziale nel bacino del Mediterraneo e può sviluppare ulteriori focolai”
I focolai di Chikungunya in corso in Italia sono sotto osservazione anche da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che consiglia a chi si reca nelle zone colpite di proteggersi dalle zanzare e non esclude ulteriori casi nei prossimi giorni. Lo si legge in un documento pubblicato nella sezione Risposta alle emergenze del sito dell’Oms. “C’è il rischio di una ulteriore trasmissione – scrivono gli esperti dell’Oms – perchè la zanzara Aedes albopictus (la cosiddetta zanzara tigre) è ormai stanziale nel bacino del Mediterraneo. Il vettore ha dimostrato in passato la capacità di sostenere focolai di Chikungunya. L’area dove si sono verificati i casi è densamente popolata e molto turistica, soprattutto nei mesi estivi”. Per chi viaggia in Italia, sottolinea il documento, è bene evitare il contatto con le zanzare usando un abbigliamento corretto e i repellenti. “La malattia si verifica di solito in Africa, Asia e Americhe, oltre che nel subcontinente indiano”, aggiunge l’Oms. Nel 2007 la trasmissione è stata documentata per la prima volta in Europa, in Emilia Romagna, con 217 casi accertati. Al momento c’è un altro focolaio autoctono nel dipartimento di Var, in Francia. Venerdì era stato l’osservatorio per le malattie infettive a lanciare il suo allarme, così come abbiamo doverosamente riportato e oggi tocca all’Oms, che sicuramente con il suo parere farà danni sull’economia turistica della capitale.
 
L’ex presidente di Ama Benvenuti critica quanto fatto dall’attuale gestione e dall’amministrazione comunale
 
C’è poi da registrare un parere dell’ex presidente dell’Ama, Piergiorgio Benvenuti, sullo stato della prevenzione del contagio legato alle disinfestazioni del territorio di Roma e che ci offre un quadro generale della situazione: “Mentre aumentano i casi di Chikungunya, nel Lazio sono 47 in totale, è legittimo chiedersi se nella capitale è stato effettuato un lavoro di programmazione in termini di prevenzione e se sono stati avviate per tempo le necessarie operazioni di disinfestazione. Ad esempio l’Ama nel passato, mi riferisco al periodo 2011-2014, sotto la mia presidenza – quando la differenziata è passata dal 22 al 40% – il sistema di disinfestazioni veniva eseguito dalla società partecipata ‘Ama Soluzioni Integrate’, successivamente posta in liquidazione, che garantiva attività di igiene e sanificazione ambientale per conto di committenti sia pubblici che privati. Venivano eseguite, pertanto, disinfestazioni con particolare attenzione alle operazioni contro la zanzara tigre, la derattizzazione ed il diserbo. Per dare alcuni riferimenti, nel corso del 2011 gli interventi di sanificazione effettuati su l’intero territorio capitolino furono 12.500. Nell’anno successivo, il 2012, ad esempio, la campagna contro la zanzara tigre è stata avviata nel mese di maggio ed è proseguita sino al mese di novembre al fine di combattere le forme larvali di zanzara. Per intenderci, si procedeva con programmazione e non rincorrendo le emergenze dei singoli territorio di Roma in cerca di zanzare, un metodo quest’ultimo quasi inutile e estremamente dispendioso. Al fine di prevenire la diffusione delle zanzare vi erano in azione quotidianamente 12 squadre specializzate che hanno permesso di bonificare 350mila tombini con almeno quattro passaggi ognuno. Inoltre nei mesi di agosto e di settembre, quando la temperatura poteva far diffondere ancor di più le zanzare le unità in azione venivano incrementare a 30 unità impegnate giornalmente. Le zone a maggior rischio, secondo una rilevazione ‘storica’ del fenomeno, anche grazie al monitoraggio con sistema satellitare Gps e delle segnalazioni dei cittadini e dei Municipi ad un call-center Ama dedicato, venivano interessate dal trattamento larvicida, sia aree di proprietà comunale come strade, scuole, uffici, centri anziani, aree verdi, parchi pubblici urbani e suburbani, cimiteri, in tutti i luoghi dove vi era la presenza di tombini, manufatti fognari, piccole raccolte d’acqua, ristagni permanenti e fontane. I tombini bonificati venivano mappati con sistema satellitare Gps per monitorare in maniera adeguata i focolai larvali ed intervenire con precisione nelle zone di maggiore criticità. Vi era, quindi, un attento lavoro di pianificazione che si articolava e rimodulava ogni anno e con largo anticipo rispetto all’arrivo dell’estate, proprio per consentire di prevenire la diffusione della zanzara tigre e limitare il più possibile i disagi che questo fenomeno arreca e le ipotetiche diffusioni di malattie come sta accadendo in questo periodo anche a Roma. Si svolgevano inoltre, sempre con la società ‘Ama Soluzioni Integrate’ analoghe operazioni su siti privati a fronte di adeguati compensi, ben consapevoli che la collaborazione con i cittadini era di primaria rilevanza, quindi programmando anche campagne di comunicazione e informative adeguate. Anche questo servizio risulta ormai archiviato e sospeso come l’intera pianificazione di disinfestazioni che si svolgevano precedentemente. Interventi che, ovviamente, venivano effettuati nel rispetto e nella salvaguardia delle altre specie di insetti, con l’utilizzo di prodotti idonei e non inquinanti, non nocivi quindi per altre specie animali e per la salute dell’uomo. Perché oggi l’Ama e il Comune non sono in grado di mettere in campo questo tipo di programmazione? Un lavoro che ha dato i suoi frutti ma che è stato accantonato nei cassetti ed ora, di fronte ad un’emergenza tale, l’Amministrazione non sembra in grado di garantire adeguati interventi di prevenzione per contrastare e scongiurare la il fenomeno Chikungunya”.
Poi quello che bisogna sapere di questa malattia. La chikungunya è caratterizzata da febbre e forti dolori, che viene trasmessa all’uomo da zanzare infette. La prima epidemia nota è stata descritta nel 1952 in Tanzania, anche se già nel 1779 era stata descritta un’epidemia in Indonesia, attribuibile forse allo stesso agente virale.
 
Sintomi e quadro clinico
 
Dopo un periodo di incubazione di 2-12 giorni si manifestano improvvisamente febbre e dolori alle articolazioni tali da limitare i movimenti dei pazienti (da cui deriva il nome chikungunya, che in lingua swahili significa “ciò che curva” o “contorce”), che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche. Altri sintomi includono dolore muscolare, mal di testa, affaticamento e rash cutaneo. Il dolore alle articolazioni è spesso debilitante, generalmente dura alcuni giorni ma può anche prolungarsi per alcune settimane. Inoltre, il virus della chikungunya può causare malattie acute, subacute o croniche.
 
Nella maggior parte dei casi i pazienti si riprendono completamente. Tuttavia, in alcuni casi il dolore alle articolazioni può persistere per mesi o anche anni. Spesso i sintomi delle persone infette sono lievi e l’infezione può non essere riconosciuta o male-interpretata, soprattutto nelle aree in cui è presente la dengue. Occasionalmente sono state segnalate complicanze oculari, neurologiche, cardiache e gastrointestinali. Raramente si verificano complicanze gravi, tuttavia negli anziani la malattia può essere una concausa di morte.
 
Vettori e agente responsabile
 
Identificata in oltre 60 Paesi di Asia, Africa, Europa e delle Americhe, la chikungunya si trasmette da persona a persona attraverso la puntura di una zanzara femmina del genere Aedes, come Aedes aegypti ed Aedes albopictus (la zanzara tigre). Il virus responsabile appartiene alla famiglia delle togaviridae, del genere degli alphavirus.
 
Diagnosi
 
Nel Dipartimento Malattie infettive dell’Iss è attivo il laboratorio di riferimento nazionale per gli arbovirus. Le più importanti malattie di importazione prese in considerazione sono: dengue, chikungunya, febbre gialla, West Nile, encefalite giapponese e quelle causate da hantavirus. I metodi diagnostici sono sierologici e molecolari.
 
Trattamento
 
Non esistono trattamenti antivirali specifici e le cure si focalizzano primariamente nell’alleviare i sintomi. Al momento non è in commercio un vaccino contro la chikungunya.
 
Prevenzione e consigli per i viaggiatori
La prevenzione della malattia consiste innanzitutto dell’impedire o ridurre al minimo le punture delle zanzare. Sarà utile quindi per coloro che intendano recarsi nelle zone in cui è presente il virus seguire le precauzioni generali per difendersi dalle punture delle zanzare:
   reti alle finestre o zanzariere nelle stanze in cui si soggiorna
   vestiti che non lascino scoperte parti del corpo (camicie con maniche lunghe, pantaloni lunghi ecc) di colore chiaro, perché i colori scuri attraggono le zanzare
   repellenti sulle parti del corpo che rimangono scoperte, tenendo presente che il sudore ne riduce l’effetto. Donne gravide e bambini dovrebbero consultare il proprio medico o farmacista prima di utilizzare questi prodotti, mentre particolare attenzione va posta ai bambini di età inferiore ai 3 mesi, per i quali l’utilizzo è invece sconsigliato.
Infine, è importante ricordare che alcune zanzare vettori di questa malattia non sono attive solo al buio, nelle ore serali, ma anche durante il giorno.
 
In caso di febbre di qualsiasi natura, soprattutto se accompagnata da dolori articolari, si raccomanda ai viaggiatori di rientro da un viaggio in una zona in cui è presente la malattia di segnalare al proprio medico, o alla struttura ospedaliera a cui si sono rivolti, i Paesi in cui si sono recati. Categorie particolari come le donne in gravidanza e le persone con malattie croniche o scarse difese immunitarie dovrebbero chiedere consigli al proprio medico sull’opportunità di intraprendere un viaggio in una zona endemica per chikungunya.
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