Caso Regeni. La politica dell’Italia è quella del manzoniano conte zio: “troncare e sopire, sopire e troncare”

Caso Regeni. La politica dell’Italia è quella del manzoniano conte zio: “troncare e sopire, sopire e troncare”

 Meglio dirlo subito: è un discorso brutto, la cui sostanza non si condivide, ma che c’è; pesa. Esiste. Con cui si è costretti a fare i conti. Una realtà fatta di cinismo; una ragione di Stato che non ha neppure la dignità della “ragione di Stato”, è ragione di “roba”. Il discorso brutto riguarda Giulio Regeni. Per questa vicenda vale il famoso titolo de “l’Europeo” per quel che riguarda l’uccisione del bandito Salvatore Giuliano: “Di sicuro c’è solo che è morto” (nel caso di Regeni, che è stato, prima di essere assassinato, spietatamente torturato). Anche l’incipit di Tommaso Besozzi può essere riproposto: “Chi è stato a tradirlo? Dove è stato ucciso? Come? E quando?…”. C’era, per quel che riguarda Giuliano, una ragione di Stato alla base di quello che è accaduto; che richiedeva quella morte, e la successiva di Gaspare Pisciotta. La prima di tante “ragioni di Stato” della storia dell’Italia repubblicana.

C’è, per quel che riguarda Regeni, una ragione di Stato che “lavora” per impedire l’accertamento dei fatti; per negare la loro evidenza. E’ piena di manzoniani “padri provinciali” e di conti zii: tutti impegnati nel confezionare “un misfatto elegante e farisaicamente onesto”; solo che qui di elegante non c’è nulla; in quanto all’onestà… Come sia, anche nel caso Regeni una moltitudine di padri provinciali sono mobilitati perché “l’essenziale è che siano salvi tutti i decori, tutti i prestigi e tutte le menzogne”. Così calza a pennello quel famoso ragionare: “…Son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo…si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella e vanno avanti, vanno avanti…a voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire…”.

Ora non c’è alcun bisogno di andare a scomodare la stampa d’oltre Oceano. Nell’articolo del “New York Times” si sostiene che “prove inconfutabili sulla responsabilità dell’omicidio di Regeni, su richiesta della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato sono state passate al governo Renzi”. Declan Walsh, nella sua inchiesta scrive che “gli Stati Uniti, nelle settimane successive alla morte di Regeni, avevano acquisito esplosive informazioni dall’Egitto; provavano che ufficiali dei servizi segreti egiziani avevano rapito, torturato e ucciso Regeni”. L’allora primo ministro Renzi ne sarebbe stato messo a conoscenza. Da Palazzo Chigi si sono affrettati a chiarire che “nei contatti tra amministrazione Usa e governo italiano avvenuti nei mesi successivi all’omicidio di Regeni, non furono mai trasmessi elementi di fatto”, né tantomeno “prove esplosive”. Ma cosa volete che dicessero, da palazzo Chigi? Si, ci hanno riferito, si ci hanno detto, si sapevamo, sì sappiamo?

  “Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire…”.

 Padre provinciale (o conte zio, fate voi), anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano. Annuncia che l’ambasciatore italiano torna al Cairo e che “curerà l’intero spettro dei rapporti con l’Egitto”; poi sillaba: “È impossibile per Paesi dirimpettai non avere interlocuzione politico-diplomatica di alto livello…L’Egitto è un partner ineludibile dell’Italia, così come l’Italia è imprescindibile per l’Egitto. Nonostante questo, il giorno del ritrovamento del cadavere di Giulio Regeni i rapporti bilaterali hanno subito un duro colpo, l’omicidio Regeni è una grave ferita per le nostre coscienze, per tutti noi e per un intero Paese”.  Saggio, pacato, responsabile, il ministro. Nella sostanza: “Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire…”. Poi, però, ci mette del suo. Spiega che “i magistrati egiziani hanno soddisfatto in modo ancora parziale ma crescente le richieste contenute nelle rogatorie. Un nuovo incontro tra le due procure dovrebbe svolgersi a settembre. Ho chiesto al mio omologo egiziano incontrato a Washington di fare in modo che gli atti su Regeni richiesti dalla procura di Roma le vengano trasmessi. Continueremo a sostenere la ricerca della verità su Giulio Regeni in tutte le sedi, compresa l’istituzione britannica per la quale Giulio stava compiendo la sua ricerca”. Lo vada a spiegare, il ministro Alfano, ai genitori di Regeni, per i quali non c’è nessuna svolta, e semplicemente ci si è arresi alla ragione di Stato. Pardon: alla ragione di “roba”.

La ricerca in rete è semplice: basta digitare qualche parola “chiave” e si ha un quadro (certo: parziale, ma comunque sufficientemente significativo) del tipo di interlocuzione ineludibile con il paese dirimpettaio. Ci si imbatte nell’ufficiale “ENIpedia”, dove si parla delle attività dell’Ente in Egitto. Un approfondimento, dove si parla delle principali attività legate al settore E&P che ENI svolge in Egitto dal 1954; c’è poi un focus sulle attività produttive relative ai progetti Nooros e Zohr; le sedi e i contatti societari di ENI in Egitto.

 Documenti ufficiali, istruttivi.

 Nel 2016 la produzione di idrocarburi è stata di 185 mila boe/giorno in quota Eni, rappresenta il 10,50 % della produzione annuale di idrocarburi. Eni opera su una superficie complessiva sviluppata e non sviluppata di 28.031 chilometri quadrati (10.665 chilometri quadrati in quota Eni). Le principali attività produttive Eni in Egitto riguardano: la produzione del progetto Nooros in Egitto; ha raggiunto 85,5 mila boe/giorno in quota Eni, risultato record conseguito a soli 13 mesi dalla scoperta avvenuta a luglio 2015 e in anticipo rispetto alle previsioni. Con la perforazione di ulteriori pozzi di sviluppo, si prevede che il campo possa raggiungere la capacita produttiva massima di circa 160 mila boe/giorno nel corso del 2017. Nooros è un importante successo della strategia esplorativa near-field di Eni, finalizzata all’incremento della base riserve in prossimità di infrastrutture esistenti. Zohr: il maxi-giacimento è il più grande mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo (850 miliardi di metri cubi di gas, la cui estrazione è iniziata subito dopo Natale e che entrerà in produzione non prima del 2018 o il 2019).

“Eseguite con successo prove di produzione e pozzi di delineazione che confermano il potenziale dell’area. Nel dicembre 2016 sono stati firmati due nuovi accordi di concessione per i blocchi di North El Hammad (Eni 37,5%, operatore) e North Ras El Esh (Eni 50%), situati nelle acque convenzionali dell’offshore egiziano del Mediterraneo. Nel febbraio 2016 il Ministero del Petrolio e delle Risorse Minerarie egiziano ha approvato l’assegnazione a Eni del Zohr Development Lease che sancisce l’avvio dello sviluppo della scoperta giant a gas di Zohr nella licenza operata di Shorouk (Eni 100%) sulla cui base e stata presa la FID e sono state iscritte le riserve certe. Il first gas è previsto a fine 2017. Le prime prove di produzione effettuate su due pozzi e le attività di drilling di delineazione e di sviluppo eseguite hanno confermato il potenziale della scoperta di 850 miliardi di metri cubi di gas in posto. Le attività di perforazione proseguiranno nel 2017 mentre sono in corso le attività di costruzione dell’impianto onshore di trattamento del gas e di installazione delle facility offshore. Nell’ambito della strategia Eni di “dual exploration” che consente di perseguire contemporaneamente al rapido sviluppo delle riserve scoperte, la loro parziale diluizione al fine di anticiparne la monetizzazione del valore, sono stati firmati due accordi per la cessione di una quota complessiva del 40% della scoperta di Zohr. Gli accordi sono relativi alla cessione di: a) una quota del 10% a BP, per un ammontare pari a $375 milioni e il rimborso pro quota degli investimenti sostenuti per $150 milioni; b) una quota del 30% a Rosneft, per un ammontare pari a $1.125 milioni e il rimborso proquota degli investimenti sostenuti pari a circa $450 milioni.  L’accordo riconosce ai nuovi partner l’opzione per l’acquisto di un’ulteriore quota del 5% alle medesime condizioni. Nel febbraio 2017, con l’approvazione del governo egiziano, è stata perfezionata la cessione a BP; l’accordo con Rosneft è previsto perfezionarsi entro la prima metà del 2017 e soggetto all’approvazione del governo del Paese”. Nel corso dell’anno “è stato raggiunto il picco produttivo di 85,5 mila boe/giorno in quota Eni del progetto Nidoco NW e satelliti nell’ambito del Great Nooros area nella concessione Abu Madi West (Eni 75%). Si tratta di un risultato record, conseguito a soli 13 mesi dalla scoperta avvenuta nel Luglio 2015 e in anticipo rispetto alle previsioni, grazie al successo degli ultimi pozzi esplorativi perforati nell’area di Nooros e dalla perforazione di nuovi pozzi di sviluppo. Con il completamento del programma di sviluppo, si prevede il raggiungimento della capacita produttiva di 160 mila boe/giorno nel corso del 2017”.

Fermiamoci qui, per quel che riguarda ENI. Vale la pena, ora cercare altri “interessi” che sono in ballo. Un centinaio le aziende italiane presenti in Egitto, alcune da oltre 50 anni come l’Eni. Aziende che esportano i prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio, macchinari meccanici ed elettrici, prodotti chimici e materie plastiche e che importano invece petrolio greggio, metalli, filati tessili, minerali e prodotti chimici, lo sanno bene. Si va da Pirelli a Edison; da Ansaldo Energia a Breda; e ancora: Trevi, Tecnimont, Iveco, Technit, Carlo Gavazzi… Banca Intesa controlla (attraverso l’80% del capitale) Alexbank: gruppo che conta duecento sportelli con personale che parla italiano e che costituisce una preziosa rete di sostegno per le imprese italiane, soprattutto per quelle di medie dimensioni, che vogliono sbarcare in Egitto. Meta che dopo la prestigiosa scoperta di Zohr è più attraente agli occhi delle nostre aziende che potrebbero essere coinvolte nella costruzione delle infrastrutture necessarie per fare delle coste egiziane un gigantesco hub per l’estrazione, la lavorazione e l’esportazione del gas.

Ecco: questo è il discorso brutto, la cui sostanza non si condivide, ma che c’è; pesa. Esiste. Con cui si è costretti a fare i conti. La ragione di “roba”. Il “sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire…”. Giulio Regeni, ovunque si trova, ci perdoni per quello che non sappiamo e non riusciamo a fare. Noi no: i padri provinciali e i conti zii, non li perdoniamo. Né loro, né i “bravi” assassini e il loro “don Rodrigo” dell’imprescindibile paese dirimpettaio.

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