Caso Regeni. Il suo avvocato egiziano, Ibrahim Metwally, arrestato dal regime di Al Sisi con l’accusa di cospirazione. Amnesty: ogni 14 del mese chiederemo conto al governo italiano

Caso Regeni. Il suo avvocato egiziano, Ibrahim Metwally, arrestato dal regime di Al Sisi con l’accusa di cospirazione. Amnesty: ogni 14 del mese chiederemo conto al governo italiano

Ibrahim Metwally Hegazy, avvocato e collaboratore dell’associazione che rappresenta la famiglia Regeni in Egitto, è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tora, al Cairo, in regime di carcere duro. L’accusa è aver collaborato con entità straniere per sovvertire lo Stato. A riferirlo è ‘Al-Bedaiah’, un portale di informazione indipendente egiziano. Metwally era scomparso domenica all’aeroporto del Cairo, mentre era in partenza per Ginevra, dove avrebbe dovuto partecipare al Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate e involontarie.

Il racconto di Maaty El-Sandoubi, giornalista egiziano sfuggito alla repressione di Al Sisi

“È solo grazie alla diffusione della notizia della sua scomparsa in Italia, alle prese di posizione dell’opinione pubblica e della politica italiana, anche in vista del ritorno imminente dell’ambasciatore al Cairo, che si è avuta notizia del suo luogo di detenzione”, spiega Maaty El-Sandoubi, giornalista egiziano in esilio volontario in Italia per sottrarsi alla repressione del regime di Abdel Fattah Al-Sisi. “Poco più di un anno e mezzo fa l’avvocato ed io abbiamo fondato insieme l’Associazione delle famiglie degli scomparsi in Egitto. I suoi membri avevano un sogno: fare luce sulla scomparsa di Giulio Regeni. La vittoria di quella battaglia per la verità avrebbe potuto avere conseguenze molto importanti per tutti i ‘desaparecidos’ del nostro Paese” prosegue El Sandoubi.

“Metwally era diventato l’avvocato di tutti i familiari di persone vittime di sparizione forzata, e per questo è stato arrestato. È un giurista in gamba, ma anche il padre di un ragazzo che è stato fatto sparire nel 2013, uno studente dell’ultimo anno di ingegneria – è il ricordo del cronista – tutto il lavoro dell’associazione si faceva al sindacato dei giornalisti, perché era stato impossibile trovare un’altra sede”. L’arresto di Metwally, secondo El-Sandoubi, è anche un messaggio rivolto alla famiglia Regeni: “I familiari di Giulio hanno annunciato che si recheranno al Cairo tra poche settimane e avevano previsto di incontrare anche l’avvocato (ma non il nuovo ambasciatore, ndr) ma ora si ritroverannno soli” dice il giornalista. “Credo che la normalizzazione del rapporto tra i nostri governi sia un messaggio, un permesso da parte dell’Italia all’Egitto di fare tutto quello che vuole agli egiziani” prosegue El-Sandoubi, che grazie al passaporto italiano, ottenuto dopo anni di lavoro come corrispondente dall’Italia, ha potuto lasciare il suo Paese per sfuggire a un clima sempre più repressivo nei confronti delle libertà di stampa ed espressione. “Un anno e mezzo fa sembrava che il governo italiano stesse puntando una pistola sul regime di Al-Sisi, ma con il ritorno dell’ambasciatore, previsto per domani, Giulio diventa un egiziano. E si scopre che la pistola era scarica”.

Amnesty International: “un errore inviare l’ambasciatore Cantini in Egitto. Con l’arresto dell’avvocato Metwally il messaggio è chiaro: chi cerca la verità su Giulio Regeni va zittito”

In occasione del ritorno al Cairo dell’ambasciatore italiano, il presidente di Amnesty International Antonio Marchesi ha rilasciato questa dichiarazione: “Negli ultimi mesi avevamo più volte richiamato l’attenzione del governo sull’intempestività e l’inopportunità di una decisione del genere, giudizio rafforzato dalla circostanza che gli ultimi documenti inviati dalla procura del Cairo a quella di Roma, che avevano fatto parlare al ministro degli Affari esteri di ‘passi avanti’, non contengono in realtà elementi significativi”. Inoltre, prosegue il presidente di Amnesty, “non sono in discussione la professionalità, l’esperienza e la competenza dell’ambasciatore Cantini. Siamo piuttosto preoccupati che la decisione di normalizzare i rapporti diplomatici sia stata presa unicamente per motivi diversi dalla ricerca della verità sulla sparizione, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni. Di questo sono certi in molti al Cairo: dai commentatori ai parlamentari che hanno valutato la decisione del governo italiano come la conferma che ‘il caso è chiuso’. I primi passi fatti dal governo egiziano dopo la decisione italiana, l’oscuramento del sito della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, la stessa che ha fornito consulenza alla famiglia Regeni, l’arresto dopo oltre 48 ore di sparizione dell’avvocato Ibrahim Metwaly, sono chiari: chi in Egitto continua a cercare la verità su Giulio Regeni va zittito”.

Infine, conclude il presidente di Amnesty, “il governo italiano si è assunto la responsabilità di far tornare l’ambasciatore al Cairo in assenza di qualsiasi reale sviluppo sul piano della indagini. Ogni 14 del mese, a iniziare dal 14 ottobre, quando saranno trascorsi i primi 30 giorni dal ritorno dell’ambasciatore, chiederemo al governo di far sapere quali ‘passi avanti’ quella decisione avrà favorito”.

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