Allarme malaria, due inchieste per la morte della bambina a Brescia. Disposta l’autopsia. Il parere degli esperti

Allarme malaria, due inchieste per la morte della bambina a Brescia. Disposta l’autopsia. Il parere degli esperti
Due le inchieste aperte per la morte della bambina colpita da malaria ‘fulminante’ a Brescia. Su quanto avvenuto si moltiplicano le ipotesi ed i pareri degli esperti: “E’ un caso eccezionale” ha detto il professor Alberto Matteelli, esperto di malattie tropicali agli Spedali civili di Brescia. E’ uno dei medici che ha vistato la bambina. La piccola, che viveva con il padre, la madre e il fratello maggiore a Trento, non ha mai lasciato l’Italia. Aveva trascorso le recenti vacanze estive a Bibione, sulla riviera veneta. Nessun viaggio esotico dunque ed è questo l’aspetto che secondo gli esperti rappresenta l’eccezionalità della vicenda. “Si contrae la malaria da una zanzara vettore di una specie particolare, non è mai stato dimostrato che la zanzara italiana possa trasmettere una forma di malaria come quella contratta dalla bambina” ha detto Metteelli.
 
La bimba ad agosto ricoverata a Trento per un principio di diabete, insieme a lei due bimbi del Burkina Faso che avevano contratto la malattia nel loro paese
 
 Il problema è che la bimba, che ad agosto era stata ricoverata all’ospedale di Trento per un principio di diabete, possa aver contratto la malattia mentre era ricoverata in ospedale a Trento, lo stesso in cui erano ricoverati per malaria due minori del Burkina Faso che avevano contratto la malattia durante un viaggio in patria. “I pazienti erano in stanze separate e comunque l’uomo non può infettare” ha precisato la direzione dell’ospedale trentino, dove oggi è stata eseguita una disinfestazione, Ma il Ministero della Salute ha tenuto a precisare: “Dalle prime indicazioni che abbiamo pare che la bambina potrebbe aver contratto la malaria in ospedale, a Trento”.
Se così fosse “sarebbe un caso molto grave. Abbiamo mandato immediatamente degli esperti sia per quanto riguarda la malattia sia per la trasmissione da parte delle zanzare – ha precisato la ministra Lorenzin -. Dobbiamo accertare se c’è stato un contagio di sangue o se invece la malaria può essere stata contratta in altro modo. Prima di esprimere qualsiasi tipo di valutazione dobbiamo capire esattamente cosa è accaduto”. Per l’infettivologa dell’ospedale di Brescia Lina Tomasoni, “la diagnosi a Trento è stata tempestiva. Anche il ricovero con qualche giorno di anticipo probabilmente non avrebbe potuto salvare la piccola Sofia”. Oltre al Ministero della Salute sulla morte della piccola vuole vederci chiaro anche la magistratura.
 
Disposte due inchieste, una della Procura di Trento e l’altra da Brescia. Giovedì l’autopsia sul corpo della bimba
 
La Procura di Trento e quella di Brescia hanno infatti aperto due inchieste e disposto l’autopsia che sarà eseguita nella giornata di giovedì all’Istituto di Medicina legale degli Spedali civili di Brescia. Non risultano esserci indagati al momento. “Ogni luogo frequentato dalla bambina sarà campionato per valutare il tipo di zanzare presenti – ha riferito il dottor Matteelli – per scongiurare che possa esserci una zanzara italiana capace di trasmettere la forma più grave della malaria”.
 
Il parere del Direttore del Servizio Salute Globale del San Gallicano di Roma: “Evento rarissimo ed eccezionale. La malaria è un problema serio…”
 
Poi da registrare la presa di posizione di un esperto come Aldo Morrone, direttore servizio Salute Globale dell’Ospedale San Gallicano di Roma, che ha rilasciato il suo parere ai microfoni di Radio Cusano Campus: “Questo è un evento rarissimo ed eccezionale, sono vicino alla famiglia di questa bambina morta in modo quasi incomprensibile. La malaria è un problema serio nel nostro pianeta e lo dimostra il fatto che circa 250 milioni di persone nel mondo si ammalano di malaria e mezzo milione muoiono. Nel nostro Paese era stata eradicata, l’ultimo caso autoctono risale a circa 30 anni fa. Il contagio avviene solo attraverso la puntura di un particolare tipo di zanzara”.
“Difficile per i medici che l’hanno avuta in cura pensare alla malaria- prosegue Morrone- anche perché la bambina non proveniva da aree a rischio. In Italia ci sono le zanzare anofele ma non quelle che trasmettono la malaria, pur appartenendo alla stessa specie. A livello mondiale ce ne sono 400 specie, ma le pericolose sono meno di una trentina. In Italia quelle presenti non possono trasmettere la malaria anche grazie alle bonifiche e ai migliori sistemi di vita. Ci siamo preoccupati molto del movimento delle persone nel mondo, meno delle merci, quasi per nulla degli insetti e delle zanzare. Scientificamente priva di fondamento la responsabilità dell’immigrato in questa vicenda”.
Il pensiero corre intanto al ciclista Fausto Coppi, per il quale “non fu pensata la diagnosi di malaria- ricorda l’esperto- e quando fu pensata fu tardivo l’intervento terapeutico. Andò diversamente per il suo collega francese, che invece si salvò, perché l’Istituto Francese pensò potesse essere appunto malaria. Avremmo dovuto riflettere meglio- conclude- sul rischio della diffusione di questi microorganismi”.
Share