Alfano si fa vanto per l’alleanza con Renzi. La Sicilia? Il prezzo dello scambio immorale. Rossi, Articolo1 e Campo progressista: un dibattito che “stanca e logora”. Martedì si tirano le somme. Campo progressista di fatto fuori dai sondaggi

Alfano si fa vanto per l’alleanza con Renzi. La Sicilia? Il prezzo dello scambio immorale. Rossi, Articolo1 e Campo progressista: un dibattito che “stanca e logora”. Martedì  si tirano le somme. Campo progressista di fatto fuori dai sondaggi

C’è un proverbio toscano che dice “Arlecchino scherzando si confessa”. Sembra scritto apposta per Angelino Alfano. Non è che vogliamo paragonare il ministro degli Esteri ad una delle maschere più note al mondo che non gradirebbe e, siamo certi, se potesse si risentirebbe. Il leader di Ap, un movimento se così si può dire che i sondaggi, per quello che valgono, comunque indicativi, danno attorno al 2% alle elezioni politiche.

Già che ci siamo, prima di entrare nel merito delle affermazioni dell’Alfano, segnaliamo un “fenomeno” che riguarda proprio i sondaggi. La Repubblica dedica ben due pagine a quello effettuato da Diamanti. Tutto rosee  e fiori, verrebbe da dire. Il Pd, 26% é a ruota dei Cinque stelle, tallona i grillini 26,5% ma Renzi Matteo è l’unico leader possibile. Crescono i berlusconiani, un eventuale centro destra con Berlusconi, Salvini, Giorgia Meloni, potrebbe conquistare il primo posto.

Sondaggio Repubblica: Pisapia al 2%. Corsera: uno zero e qualche decimale

Arriva la sorpresa Pisapia, Campo progressista viene dato al 2%, arretrano Sinistra italiana e Articolo 1. Valutazione complessiva: Renzi è ancora il migliore, Pisapia regge bene, la sinistra “radicale” perde consensi. Il giorno seguente arriva il sondaggio del Corriere della Sera. Per il Pd non sono rose e fiori, si confermano i voti di M5S, di Berlusconi, delle destre, ma, guarda caso, Renzi non è più una star di prima grandezza, Alfano supera appena il 2% e, sorpresa, Pisapia non entra neppure nei sondaggi. Si presuma faccia parte di uno zero qualcosa  messo in conto ad altri di centrosinistra. In leggero calo Articolo1, 3,8%, che cede qualche decimale a Sinistra italiana, 2,6. Vogliono dire qualcosa questi sondaggi? E la diversità di valutazione fra quello di Repubblica e del Corriere a proposito di Campo progressista? Secondo noi sì ma ovviamente non mettiamo in discussione i diversi sondaggi. Può darsi dipendano da differenti impostazioni, diciamo così.

Il ministro degli Esteri non va oltre il 2%, ma al segretario del Pd fa  gola

Torniamo così ad Alfano con il suo 2%. Rispondendo alle domande dei giornalisti in merito al patto con il Pd per le regionali siciliane con riflessi sulle elezioni politiche dice: “Alle aree moderate interessava fare un accordo con noi in vista delle Regionali, alle aree estreme no. Ma del resto un centro forte ha come avversari gli estremisti e noi non andremo mai d’accordo né con l’estrema destra né con l’estrema sinistra, neanche in queste elezioni”. Poi aggiunge: “L’ex statista D’Alema prova a trasformare la sua attività politica in rancore contro Renzi ma non ci riesce. La verità è che Mdp spera e lavora per fare perdere Renzi”. Per questo , dice, “Mdp ha deciso di non far parte dell’alleanza a sostegno di Fabrizio Micari”. Più chiaro di così Alfano non poteva essere. L’alleanza fra il suo partito, se così si può chiamare, e il Pd, un patto di ferro, parte dalla Sicilia ma il vero obiettivo è un patto nazionale che garantisca ad Alfano un gruppetto di parlamentari ed a Renzi il tentativo di mantenersi  a galla. Il segretario del Pd per questo ha bisogno anche delle briciole di voto, come quelle di Alfano. In Sicilia vanta, lo dice lui, un otto per cento, ma stando ai sondaggi non è sufficiente per contrastare i  Cinque stelle o il Berlusconi che ritorna sulla scena. Non è sufficiente neppure l’apporto eventuale  dei voti di Campo progressista che Renzi pensa di utilizzare nazionalmente come stampella per tentare di  aggiudicarsi  il premio di maggioranza.

Paolucci (Mdp). Renzi sacrifica la Sicilia in cambio di un accordo sulla legge elettorale

A  proposito dell’intreccio, patto per le Regionali siciliane ed elezioni politiche, Massimo Paolucci, eurodeputato di Articolo1- Mdp, afferma: “Possibile che 9 mesi dopo la sconfitta al referendum costituzionale sia ancora necessario spiegare a Renzi che quelli del No sono gli italiani? Anche in Sicilia non perde occasione per mistificare e raccontare una realtà che non tiene conto di milioni di italiani, dimostrando di non aver alcun rispetto per il voto del 4 dicembre. A Renzi – prosegue – non interessa della Sicilia e dei siciliani: questa è l’ennesima occasione per mettere in campo la sua perenne campagna elettorale basata esclusivamente sul suo destino personale. Ha sacrificato la Sicilia ad Alfano in cambio di un accordo sulla legge elettorale. L’Italia per lui riparte sempre e solo da Rignano”. Parole chiare che chiamano in causa in primo luogo Giuliano Pisapia, il rapporto fra Campo progressista e Mdp, in Sicilia e in campo nazionale. Per quanto riguarda il voto nell’Isola sembra escludere la presenza di una lista che fa capo al suo movimento  a sostegno del candidato che ha avuto la benedizione ufficiale di Renzi Matteo e di Angelino Alfano.

In Sicilia con Tabacci (Campo progressista) trasformisti e  vecchia guardia Dc

Bruno Tabacci, il proconsole di Pisapia ha “lavorato” in Sicilia per costruire Campo progressista, pressoché inesistente, chiamando a raccolta la vecchia guardia democristiana insieme a trasformisti di ogni risma, ieri con Forza Italia oggi con il Campo di Pisapia. Alcuni “progressisti”, raccontano le cronache siciliane, potrebbero  far parte di eventuali liste civiche a sostegno del candidato  Micari che lo stesso Renzi, in una puntata elettorale nell’Isola, ha presentato, vantandosi di aver ha tolto al suo  Pd il problema della Sicilia. In un retroscena di Repubblica  a margine si parla  del suo intervento a sostegno di Micari in una sala di un hotel con vista Jonio “non gremita”, scrive il cronista, il che tradotto significa semivuota. Fa intendere chiaramente, citiamo dal quotidiano diventato una sorta di house organ renziano che “sarebbe un azzardo trarre conseguenze nazionali dall’esito delle Regionali del 5 novembre” e detta la linea al giornale di Largo Fochetti. Prosegue affermando, rivolto ai suoi “potevo proporre Faraone  un altro dei nostri, invece ho fatto un passo indietro per favorire un candidatura civica gradita anche alla sinistra, un uomo non scelto da me ma da Orlando”. Come dire, se perde, io non c’entro. E per quanto riguarda la sinistra chiedergli di votare un candidato che è espressione di un patto fra il segretario del Pd e Alfano pare un po’ troppo.

Come nel gioco dell’oca con l’ex sindaco di Milano si torna sempre al punto di partenza

E si torna così, come nel gioco dell’oca, al punto di partenza, al ruolo di Pisapia, al suo rapporto con Articolo1 proprio mentre in Sicilia nasce la candidatura  di Claudio Fava sostenuto da Mdp, Sinistra italiana e in campo nazionale si lavora, dice Pippo Civati, dirigente di “Possibile” per dar vita ad una lista unica  di sinistra. Un progetto – sottolinea – “per cui Possibile ha impegnato tutte le sue energie, sfidando diffidenze e le critiche di chi ci vorrebbe divisi per renderci più fragili. Il lavoro e’ solo iniziato, c’è ancora tutto da fare, ma finalmente si può cominciare. Non era scontato affatto”. Annuncia l’appuntamento di lunedì a Padova, a cui parteciperà con il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, il coordinatore di Art.1-Mdp, Roberto Speranza, e il portavoce di Campo progressista, Alessandro Capelli. Martedì sarà la volta di un incontro fra Articolo 1-Mdp e Campo progressista che si annuncia come decisivo per definire il rapporto fra le due componenti politiche. Il nodo vero di una dialogo che appare sempre più difficile riguarda non solo il programma  politico. Non basta definire i titoli  e il leader di Campo progressista è fermo, appunto ai titoli, lavoro, scuola, diritti civili. Si usa la parola discontinuità con le politiche dei “mille giorni” di Renzi. Meglio sarebbe dire “politiche alternative”, magari indicandone alcune, prendendo posizione per esempio in merito alle richieste di Cgil, Cisl, Uil sulle pensioni e sul lavoro ai giovani. Magari dando risposte comuni alle dichiarazioni altisonanti di Gentiloni e di Padoan in merito alla  “crescita”, alla “uscita dalla crisi”, sui migranti e gli accordi sottobanco con i libici.

Due posizioni a confronto difficilmente conciliabili sul futuro dell’alleanza

Il problema di fondo è che, se ben capiamo dal dibattito in corso, ci sono due posizioni sul futuro della alleanza. Una quella di Campo progressista che opta per un “campo largo”, vecchia idea di Goffredo Bettini, il vero ideatore del Lingottodi Valter Veltroni, senza iscritti, senza regole, si entra e si esce, addirittura, come abbiamo già scritto, candidature alle elezioni controllate da un “comitato di garanti”. Insomma la costruzione di un soggetto unico tutta dall’alto, neppure l’ombra di un partito, un movimento costruito dal basso, con la partecipazione degli iscritti. Forse un fac simile di M5S con la piattaforma su Internet, gestita da una sorta di Casaleggio.

“Una attesa che stanca e logora e allontana chi ci guarda con speranza”

Enrico Rossi, uno dei fondatori, con Bersani, D’Alema, Speranza, di Articolo 1 parla, visto il tempo che è passato dalla manifestazione dei Santi Apostoli, primo luglio, in una dichiarazione  riportata da  Repubblica, di “una attesa che stanca e logora”. Pone l’esigenza di fare subito il partito della sinistra. “Va costruita subito una forza seria di sinistra, alternativa al Pd. Pisapia sì, Pisapia no ha già stancato la maggioranza dei nostri militanti e dei potenziali elettori. Aspettare, tergiversare, avvitarci in una inconcludente e noiosa discussione  personalistica non serve, anzi ci logora e allontana da noi i tanti che ci guardano con speranza”. In questo mese di agosto Articolo 1-Mdp ha dato vita a dibattiti, assemblee, feste, manifestazioni, ne abbiamo seguite diverse tutte molto affollate. Dagli interventi sono venuti interessanti suggerimenti. Uno fra tutti: se come viene detto dallo stesso Pisapia e dai dirigenti di Articolo 1, Bersani in prima fila, c’è l’intesa, certo da puntualizzare, sulle cose da fare, perché non pensare da subito a costruire un  programma di governo con cui presentarsi alle elezioni, mantenendo ogni organizzazione che aderisce alla lista la propria autonomia organizzativa? Potrebbe essere un passo avanti, una innovazione importante in uno scenario politico cui, per responsabilità di Renzi e del suo Pd, il Pdr, si rischia di consegnare il Paese ai grillini o a Berlusconi, che sta preparando  il suo ritorno, Salvini permettendo.

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