Al Festival di Sinistra Italiana, dialogo confronto tra D’Alema e Mussi sul futuro partito a sinistra del Pd. Dare presto una casa a un popolo senza partito

Al Festival di Sinistra Italiana, dialogo confronto tra D’Alema e Mussi sul futuro partito a sinistra del Pd. Dare presto una casa a un popolo senza partito

“Il Pd, quello di Renzi, è un partito senza popolo, mentre noi guardiamo a quel popolo senza partito che ovunque vada ci chiede di fare presto”, con queste parole, Massimo D’Alema ha concluso il dialogo-confronto con Fabio Mussi nel corso della prima serata del Festival nazionale di Sinistra Italiana a Reggio Emilia, dedicato al tema dell’uguaglianza. Ed ha indicato anche la data limite entro la quale costruire il nuovo partito a sinistra del Pd: “Il tempo c’è, ci deve essere. Penso che entro novembre dobbiamo stabilire nome e simbolo della nuova forza di sinistra”, aggiungendo che “perché non sia un cartello elettorale l’antidoto è la democrazia: non penso a una riunione di segretari, ma a un processo dal basso con delegati a un’assemblea programmatica con delegati”. Infatti “c’è tantissima gente, tantissimi cittadini, uomini e donne che vogliono partecipare e l’antidoto è questo. Non un gruppo dirigente che si riunisce attorno a un tavolo, ma migliaia e migliaia di persone che discutono, nel Paese, e da lì nasce qualcosa di nuovo”. Infatti, per D’Alema, “ormai siamo entrati in una fase in cui bisogna stringere, bisogna farlo con determinazione e con spirito unitario”.

Fabio Mussi a D’Alema e a Mdp: “col Pd così com’è non ci si può alleare, qualunque sia la legge elettorale”, e ne spiega le ragioni nelle condizioni materiali peggiorate degli italiani

Fabio Mussi è d’accordo, ma lancia un’avvertenza al progetto di costituzione del soggetto politico (“sulla cui leadership mi astengo”, ha detto): “Con il Pd così com’è non ci si può alleare qualunque sia la legge elettorale. Poi naturalmente può succedere un sommovimento, può cambiare il partito… non poniamo limiti alla provvidenza”. Ma “allo stato dei fatti – ha ribadito Mussi – non possiamo subordinare il rapporto di costituenda forza di sinistra con il Pd alla legge elettorale che sia funzionale. Così non si tradisce nessuno, perché prima di tutto vengono valori e principi, fondamenti e programmi, le cose del mondo”. In sostanza, Fabio Mussi ha riepilogato la posizione che da tempo è sostenuta da Sinistra Italiana, dal suo segretario e dall’intero gruppo dirigente: l’alternatività politica e programmatica nei confronti del Partito democratico, qualunque sia la legge elettorale che verrà imposta al Parlamento, a partire da quell’obbrobrio che si chiama “Rosatellum 2.0”, la cui funzione è appunto quella di confermare la sostanziale centralità del Pd, attorno al quale girano gli altri partiti come satelliti, soprattutto nella scelta dei candidati, sia nella quota maggioritaria (36%) che in quella proporzionale, con la previsione delle liste bloccate. Inoltre, afferma Mussi, è impossibile dimenticare alcune delle leggi che il Pd ha varato, con decine di voti di fiducia, nel corso dei mille giorni renziani, dal Jobs act (“un regalo alle imprese, che ha prodotto ingenti profitti, perché ha spostato altre risorse dagli investimenti alla rendita”, ha detto Fabio Mussi) alla controriforma aziendalista della scuola, alle risposte leoliberiste in economia. Essere alternativi, insomma, per Fabio Mussi significa partire dalla condizione materiale in cui versa l’Italia governata da Renzi, e invertirne la rotta: quattro milioni e mezzo di persone sotto la soglia della povertà, dodici milioni che non possono accedere alle cure per ragioni economiche, decine di migliaia di studenti che vorrebbero ma non possono accedere all’università, e tre milioni e mezzo di giovani NEET, che hanno smesso di sperare in un lavoro, e non studiano né lo cercano. E infine, Mussi consiglia di guardare anche al mondo, “governato da veri e propri matti, da Trump, a Kim-Jong-un, a Erdogan, a Orbàn, per citarne solo alcuni”, per stabilire su quale versante internazionale stare.

D’Alema su Pisapia: “penso a un primus inter pares, un capolista. Il candidato premier è una finzione”

E quando il conduttore, Alessandro De Angelis, giornalista di Huffington Post, ha chiesto di parlare di Pisapia, Massimo D’Alema ha replicato: “Mi aspetto un grande confronto di idee. La nostra costituente deve essere una grande occasione per creare una classe dirigente. Penso a un primus inter pares, un capolista. E’ una finzione quella del candidato premier. Non siamo usciti da un partito personale per entrare in un partitino personale”. Inoltre, ha D’Alema ha anticipato anche che “ci dovrebbe essere molto presto un incontro tra Speranza, Fratoianni, Civati, per concordare su come andare avanti. Ma la mia opinione – aggiunge – è che c’è tanta voglia di partecipare, di tante persone che si riavvicinano alla politica e alla sinistra. Partirei da loro, farei migliaia di assemblee, discutere, eleggere delegati. Poi Pisapia può fare la sintesi”.

Intanto, Pisapia alla Festa dell’Unità di Imola conferma alcune certezze e qualche ambiguità

A proposito di Giuliano Pisapia, era a un centinaio di chilometri da Reggio Emilia, a Imola, alla Festa nazionale dell’Unità. Sollecitato dal ministro e numero due del Pd, Maurizio Martina, Pisapia non crede alle aperturae avanzate dal Pd. E conferma di voler andare avanti sul cammino con Mdp per un nuovo soggetto “alternativo”, salvo possibili alleanze dopo le elezioni. Il leader di Campo progressista respinge al mittente l’offerta arrivata da Matteo Renzi con il via libera a una proposta di legge elettorale che prevede le coalizioni. Perché, spiega il leader di Campo progressista, quella proposta, che prevede i nominati e poco maggioritario, è “peggio” di quella fatta appena sei mesi fa. E perché per dimostrare l’apertura il Pd dovrebbe fare le primarie per la premiership: “Dire che il candidato premier è il segretario” Renzi, “significa voler andare avanti da soli, noi vogliamo andare avanti insieme”. Maurizio Martina gli replica che “se c’è la volontà di collaborare, la via, anche elettorale, la troviamo”. Con il “Rosatellum bis” il Pd punta a stanare le ambiguità a sinistra: ora – è il ragionamento – si capirà chi vuole davvero costruire unitù e chi già ha scelto di correre contro il Pd. E così, mentre Renzi continua a dettare la linea del “gioco di squadra”, Martina a Pisapia dice che “il Pd ha superato nei fatti le sue logiche autosufficienti”, ma per trovarsi serve che “gli altri superino l’ossessione della lotta al nostro segretario”. I renziani danno per persi gli esponenti di Mdp, che con Bersani “bombardano” la nuova proposta di legge elettorale: la speranza era quella di ‘recuperare’ Pisapia. Ma l’ex sindaco, salutato da una militante come “il mio futuro leader”, replica che il Pd continua a “guardare a un pezzo di centrodestra”, dunque ribadisce che lui va avanti con Bersani per il soggetto unitario di centrosinistra. Anche se ammette che “ci sono sfumature di differenza” rispetto a Mdp, che con Massimo D’Alema, a Reggio Emilia, appunto, sembra aver tagliato i ponti col Pd e preme per allargare a Sinistra italiana. “Le alleanze si fanno dopo il voto, con la legge che abbiamo. E allora noi e il Pd abbiamo due compiti diversi. Il Pd deve cercare di mantenere il proprio popolo, noi abbiamo la necessità di parlare a tutta una parte di societa’”, dice Pisapia. Martina non demorde e invoca una “convergenza su sfide unitarie per la legge di stabilità”. “Sarà un momento complicato e importante”, replica l’ex sindaco: “Mi batto senza fare proposte impossibili, perché si arrivi con il governo a dare un segnale, prima della legge di stabilità, come i superticket sanitari”.

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