Referendum su Atac, i Radicali hanno consegnato le firme in Campidoglio. Pioggia di no alla liberalizzazione o peggio ancora alla privatizzazione. Poi la posizione di Tocci (Pd)

Referendum su Atac, i Radicali hanno consegnato le firme in Campidoglio. Pioggia di no alla liberalizzazione o peggio ancora alla privatizzazione. Poi la posizione di Tocci (Pd)
Obiettivo raggiunto per i Radicali Italiani e Radicali Roma: dopo 3 mesi di lavoro sono state raccolte le 33 mila firme per il referendum ‘Mobilitiamo Roma’ per la messa a gara del trasporto pubblico della Capitale. A bordo dei due minibus della campagna di comunicazione ‘Se non firmi t’ATtaCchi’, il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi e di Radicali Roma Alessandro Capriccioli, hanno depositato nella tarda mattinata di venerdì le firme in Campidoglio, presso gli uffici del segretariato generale, insieme ai militanti e ai volontari della campagna. “Siamo qua per la consegna di oltre 33 mila firme dei cittadini romani che hanno firmato negli ultimi 3 mesi il referendum ‘Mobilitiamo Roma’ promosso da Radicali Italiani e Radicali Roma. Ben più dell’1% che è necessario per fare indire un referendum. È una conquista non solo Radicale ma è una conquista popolare, democratica”, ha detto Magi. “Nei prossimi mesi, grazie a questo lavoro avremo un dibattito serio che affronterà uno dei punti centrali del governo della Capitale e non solo perché tutte le forze politiche saranno costrette a prendere una posizione, prosegue Magi. Questo è un referendum per l’efficienza dei servizi pubblici per il recupero da parte del Comune del suo ruolo, di pianificare il servizio e di controllare, conclude, che chi lo gestisce lo faccia bene”. Va detto che in Campidoglio, ad accoglierli, c’erano solo i funzionari competenti a sbrigare burocraticamente gli atti e i Vigili Urbani che quotidianamente presidiano l’ingresso agli uffici che contano del Colle Capitolino. Della Raggi neppure l’ombra, non era assolutamente obbligatorio esserci e la sindaca ne ha assolutamente approfittato.
 
Va detto, però, che più che un Referendum ‘decisivo’ è solo consultivo e l’ultima parola spetta a chi amministra in Campidoglio e dunque nelle partecipate
 
Va detto, però, al netto delle posizioni politiche che anche su questo capitolo importante della vita capitolina si differenziano, tra partito e partito, e negli stessi partiti, che ‘alla fine della giostra’ come si dice a Roma, si tratta sempre e comunque di un Referendum consultivo, che non impegna in alcun modo nelle scelte definitive sulle sorti dell’azienda Atac, certo, rappresenterebbe un pesante colpo, per chi, nel 2018, lo perdesse, e tra questi c’è anche la maggioranza che governa oggi sul colle capitolino e che ha già espresso, assente la Raggi per le meritate vacanze, la posizione con l’assessore Meleo, che certamente non vede di buon occhio la privatizzazione del servizio di trasporto pubblico locale.
 
Meleo (assessora alla città in movimento), fissa la linea dell’amministrazione: “Aprire ai privati non è la soluzione, non è quello che serve a Roma ed ai cittadini”
 
Eccola, tanto per fissarla nel tempo, la posizione della Meleo: “Aprire ai privati non è la soluzione per il trasporto pubblico di linea, non è quello che serve a Roma e ai cittadini. I Radicali fanno campagna elettorale sulle pelle dei romani e sui circa 11.700 dipendenti che lavorano in azienda. Il referendum sponsorizzato da Magi non collima con il percorso che stiamo portando avanti per avere un’azienda pubblica e forte. Puntare alla liberalizzazione del servizio è un grave rischio e parlarne oggi rappresenterebbe solo la morte della municipalizzata. Lo sanno i Radicali e lo sa bene anche il Pd. Con questo referendum non si sta proponendo una soluzione nell’immediato, con la messa a gara del servizio i Radicali non offrono una soluzione per l’oggi. I radicali quindi prendono in giro i romani. Quello che non dicono ai cittadini è che non è questa la via più veloce e giusta per poter riuscire a garantire l’efficienza del tpl romano. La concorrenza per il mercato, ossia le gare per il TPL, ha generato diversi problemi. Pensiamo a quanto accaduto in Toscana o in Friuli in tema di ricorsi alle gare con costi aggiuntivi per la collettività, ma anche l’esperienza romana delle linee private che servono le periferie. L’aver affidato il servizio tramite gara non ha garantito maggiore efficienza – si legge nel post – I pericoli più evidenti di una liberalizzazione oggi? Prima di tutto il rischio di un servizio pubblico di serie A e uno di serie B, disomogeneità sul territorio, con un tpl differenziato a seconda della redditività delle tratte, e con il rischio di creare un vero e proprio monopolio a livello nazionale con costi elevati prima di tutto per i cittadini. Il nuovo Cda di Atac è a lavoro, perché obiettivo rimane il risanamento dell’azienda. Vogliamo che il servizio funzioni e non sia più vittima di sprechi e inefficienze. Non è semplice come percorso, non lo è mai stato, sin dai primi giorni. Noi non andiamo avanti per interesse politico o per portare avanti slogan sterili e inutili, ma per riuscire a rimettere in piedi un’impresa dove lavorano tante persone e che serve i cittadini, il cui risanamento non è mero gioco politico, ma reale necessità per il bene della collettività”.
 
Fassina (Sinistra Italiana): “Il 4 settembre presentiamo il Comitato per il No alla privatizzazione del servizio pubblico”
 
Da registrare, sul punto, l’immediata reazione del consigliere comunale Fassina, che è immediatamente entrato in partita, annunciando la mobilitazione di Sinistra Italiana per il no alla privatizzazione: @AtacNews Lunedì 4 Set presentiamo Comitato No a referendum su privatizzazione trasporto pubblico. Riorganizzare Atac e cura del ferro per Roma”.
 
Agostini (Articolo Uno-Mdp): “L’Atac può essere risanata e resa efficiente. Liberalizzare, o peggio ancora privatizzare, non è la soluzione”
 
Dunque una chiara presa di posizione che segue quella di Riccardo Agostini per Articolo Uno-Mdp: “Atac, l’azienda di trasporto pubblico di Roma, la più grande d’Europa, può essere risanata e resa efficiente. Di questo molti romani sono convinti, così come sono sicuri che la liberalizzazione o addirittura la privatizzazione non sia la soluzione. Ne abbiamo parlato spesso, dati alla mano, con associazioni, comitati e singoli cittadini, in numerosi incontri pubblici. A settembre torneremo a farlo, in modo che questo nucleo possa diventare la base del comitato che al referendum cittadino si schiererà contro la privatizzazione del servizio di trasporto pubblico”, scrive sul suo profilo Facebook. “Non possiamo permetterci di rivivere una vicenda analoga a quella di Alitalia, con enorme peso sulle tasse dei cittadini. A Roma alcune linee sono già state liberalizzate e sono le peggiori, per qualità del servizio e per condizioni di lavoro dei dipendenti – aggiunge – Non mancano numerosi altri esempi negativi di liberalizzazioni, in Europa e in Italia. A Genova e a Londra, la liberalizzazione ha portato subito costi elevati per i cittadini, chiamati subito ad accollarsi i debiti delle bad company. Subito dopo c’è stato un peggioramento delle condizioni di lavoro, il crollo delle retribuzioni, l’aumento dei costi per i cittadini e il peggioramento del servizio, tanto che in entrambi i casi è dovuto intervenire di nuovo il pubblico per riprendersi il servizio e pagare (ancora) i debiti creati dai privati (26 milioni, nel caso di Genova). Questa à la realtà che racconteremo ai romani, insieme ai progetti per migliorare il servizio e le condizioni di lavoro.”
 
Paolo Cento (Si): “Per la sinistra questo referendum occasione di un grande dibattito pubblico contro la privatizzazione”
 
Infine Paolo Cento (Sinistra Italiana e responsabile nazionale Enti Locali) che è naturalmente su posizioni di dura opposizione a qualsiasi opposizione del servizio di trasporto pubblico: “Il referendum promosso dai radicali ha l’obiettivo di privatizzare il trasporto pubblico a Roma. Per la sinistra deve diventare invece occasione per un grande dibattito pubblico contro la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali e nello specifico sul futuro di Atac. Un’occasione – prosegue Cento – che la Sinistra non deve sprecare per sconfiggere il tentativo di usare il debito e l’inefficienza di Atac come cavallo di troia per privatizzare il trasporto pubblico e per dire con coraggio che con un nuovo piano industriale si può difendere il trasporto pubblico e rendere efficiente il servizio per i cittadini romani”, conclude Cento.
Poi l’articolata la posizione dell’ex vicesindaco di Roma ed autorevole esponente del Pd Walter Tocci
 
Chi invece si esprime favorevolmente alle richieste radicali è l’ex vicesindaco di Roma e senatore del Pd, Walter Tocci, che così, in una sua riflessione si schiera su quanto proposto dai Radicali: “Il referendum promosso dal Partito radicale sul trasporto pubblico consente ai cittadini di decidere sul problema più importante di Roma. Il monopolio Atac è ormai insostenibile per le finanze comunali ed è causa di malessere quotidiano della città. Il ricorso alle gare europee è l’unico strumento che può abbassare i costi e quindi aumentare le percorrenze degli autobus e la qualità del servizio. Come spesso accade nel nostro Paese, la discussione si è divisa tra favorevoli o contrari per motivi ideologici. È invece dirimente il modo: l’esito può essere molto positivo se le gare sviluppano l’interesse pubblico, così come molto negativo se si creasse un monopolio privato. È la differenza tra la liberalizzazione e la privatizzazione. La liberalizzazione richiede la separazione tra le funzioni di regolazione – la rete, gli standard, le tariffe e gli impianti – e le funzioni di produzione – la guida dei mezzi e la manutenzione. Le prime costituiscono il valore sociale del servizio e devono rimanere sotto il controllo pubblico; le seconde invece sono attività industriali da migliorare mediante la concorrenza tra privati. Gli operatori che vincono i lotti delle gare, gradualmente uno per ogni deposito, devono fornire i servizi in base a costi, quantità e qualità definiti nei contratti, pena severe sanzioni da parte del Comune fino a eventuali rescissioni. I contratti garantiscono inoltre il posto di lavoro degli autisti e degli operai, ma non dei dirigenti; per ricostruire il principio di organizzazione oggi smarrito in Atac è necessario rinnovare il management. Fondamentale è anche coinvolgere le formidabili competenze degli utenti. In autobus rimango spesso ammirato dei discorsi dei passeggeri sui percorsi, le frequenze e perfino i turni del personale. La fine degli anni Novanta vide a Roma la separazione tra regolazione e produzione, che furono destinate rispettivamente alle due nuove società Atac spa e Trambus. Per bloccare la liberalizzazione fu successivamente ricostruita un’azienda unica, la quale tornò presto a essere un grande calderone utilizzato poi da Alemanno per gli sprechi di Parentopoli. Il sindaco Marino ha conservato il monopolio e la sindaca Raggi lo ha sigillato, smentendo la promessa discontinuità.
 
Tuttavia, le leggi vigenti impongono nuove gare entro dicembre 2019. Addirittura scade l’anno prossimo il contratto già in gestione con i privati per la rete periferica. Il Comune si troverà presto con l’acqua alla gola: a causa della complessità e dei ritardi delle gare sarà costretto a prorogare i contratti per centinaia di milioni di euro, ma al tempo stesso non potrà farlo, perché il nuovo codice degli appalti vieta le proroghe immotivate. Si rischia il collasso, amministrativo oltre che finanziario, del servizio di trasporto pubblico.
 
Se ciò sia frutto di inconsapevolezza o di cinismo, non saprei dirlo con certezza. Di sicuro sono molte le lobby che puntano a creare una grave emergenza per giustificare la svendita delle azioni dell’Atac. In questo scenario non ci sarebbe più tempo per la liberalizzazione, e l’unica soluzione disponibile sarebbe una privatizzazione disperata, come in passato è accaduto spesso in Italia (si veda il caso dell’IRI). Al monopolio pubblico si sostituirebbe un monopolio privato che prenderebbe possesso anche delle funzioni pubbliche – reti, standard e tariffe – e imporrebbe le sue regole al Comune. Ai cittadini verrebbe erogato un servizio scadente, senza tutelare neppure i lavoratori. Per evitare il peggio occorre dare la parola ai cittadini con il referendum”.
 
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