Il mare del Lazio è il più inquinato d’Italia. Poi Calabria, Campania e Sicilia. Ecco il Rapporto di Goletta Verde (Legambiente)

Il mare del Lazio è il più inquinato d’Italia. Poi Calabria, Campania e Sicilia. Ecco il Rapporto di Goletta Verde (Legambiente)
La Goletta verde di Legambiente, ovvero la nave che gira per il Mediterraneo per controllare lo stato di salute delle acque, ha presentato questa mattina i dati del 2017, frutto di un viaggio lungo 7.412 chilometri di costa. Su 260 punti campionati lungo tutta la costa italiana, sono 105 – per il 40% – i campioni di acqua analizzata risultati inquinati con cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge. Secondo Legambiente, si tratta di un inquinamento legato alla presenza di scarichi fognari non depurati. Inoltre alcune situazioni critiche già registrate nelle precedenti edizioni perdurano da anni: sono 38 i malati cronici contro i quali Goletta Verde ha puntato il dito, si tratta di quei punti che sono risultati inquinati mediamente negli ultimi cinque anni.
 
Lazio la regione più colpita, a seguire Campania, Calabria e Sicilia
 
Nel Lazio, la regione più colpita, sono 8, in Calabria 7 in Campania e Sicilia 5. Di fronte a questa situazione Legambiente ha presentato alle Capitanerie di Porto 11 esposti, uno per ogni regione in cui sono presenti i malati cronici di inquinamento, sulla base della legge sugli ecoreati che ha introdotto i delitti ambientali nel codice penale. I risultati sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa alla sede della Direzione nazionale di Legambiente da Serena Carpentieri e Giorgio Zampetti, rispettivamente responsabile campagne e responsabile scientifico di Legambiente. La nave di Legambiente è partita dalla Liguria a giugno per arrivare in Friuli.
 
Troppi scarichi non depurati continuano a sversare liquami in mare
 
“Il mare italiano continua a soffrire per la presenza di numerosi scarichi non depurati che continuano a riversarsi in mare – ha dichiarato Giorgio Zampetti – e anche quest’anno i dati di Goletta Verde confermano la nuova gravità della situazione sognata anche dal problema dei rifiuti galleggianti e spiaggiati”. L’indagine ha considerato inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigenti in Italia è fortemente inquinati quelli che superano i più del doppio tali valori. 205 campioni di acqua risultati con cariche batteriche elevate bene 86 (82%) registrano un giudizio di fortemente inquinato.
 
L’87% dei campionamenti inquinati nei pressi di scarichi di foci di fiume e torrenti
 
L’87% dei campionamenti inquinati o fortemente inquinati nei pressi degli scarichi o di foci di fiumi e torrenti. Il 13 % invece, è stato rilevato in spiagge affollate da turisti. Il senso dell’iniziativa – spiegano da Legambiente – è dimostrare l’inadeguatezza del servizio di depurazione delle acque. Per questo le analisi di Goletta Verde vengono fatte su prelievi si vede in particolare in prossimità di foci canali e fossi con l’obiettivo di non fare come ancora oggi questi siano ricettacolo di scarichi non depurati e costituiscono la principale fonte di emissione di inquinanti in mare. Tra gli altri nemici del mare – secondo Legambiente- ci sono il marine litter, i rifiuti che galleggiano in mare e quelli spiaggiati, e il cambiamento climatico.
 
La mancata raccolta e depurazione porta in mare
Assorbenti, salviette, ma soprattutto cotton fiocco
 
 
Nel 18% di punti monitorati dei tecnici di Goletta Verde è stata riscontrata la presenza di rifiuti da mancata depurazione due punti assorbenti blister salviette ma soprattutto di cotton fiocco, quasi 7mila quelli trovati. Invece l’aumento delle temperature della salinità del Mediterraneo, dovuti ai cambiamenti climatici, hanno facilitato l’arrivo di specie aliene come pesci tossici tossici, granchi tropicali alghe infestanti. Queste specie alloctone oggi sono più di 800, di questi circa 600 vivrebbero ormai stabilmente nel mare nostro. Questa mattina presso la Direzione nazionale di Legambiente è stato presentato il Rapporto di Goletta Verde, la storica imbarcazione dell’associazione ambientalista che da oltre 30 anni naviga lungo la costa per denunciare le situazioni di inquinamento. Nel Lazio sono stati fatti i campionamenti su tutti i 360 chilometri di litorale regionale, in totale sono stati analizzati 23 punti, di cui 12 presso foci e punti critici e 11 presso le spiagge. Dieci campionamenti hanno presentato valori degli inquinanti sopra i limiti di legge, 9 di questi erano fortemente inquinati, ovvero presentavano valori di presenza degli inquinanti di più del doppio di quanto previsto dalla normativa. Inoltre la nostra regione si distingue per quelli che Legambiente che definisce i malati cronici, ovvero quei punti che da più di 5 anni sono mediamente inquinati. In Lazio questi punti sono ben otto.
 
Tante le aree a rischio nel Lazio. Si parte da Tarquinia e si arriva fino a Gaeta
 
Ecco le aree a rischio del Lazio: foce del Marta a Tarquinia, Fosso Zambra a Cerveteri, foce dell’Arrone a Fiumicino, foce del Rio Torto a Pomezia. Foce del fosso grande ad Ardea e poi emergenze anche nell’estremo sud della Regione. Questi punti sono la foce del fiume Marta a Tarquinia, la foce del fosso Zambra a Cerveteri, la foce del Rio vaccina a Ladispoli, la foce del fiume Arrone a Fiumicino, la foce del Tevere a Roma, la foce del Rio Torto lato spiaggia a Pomezia, la foce del fosso grande ad Ardea, la foce del Rio Santa Croce nella spiaggia di Gianola a Formia. Legambiente ha per questo presentato un esposto alle Capitanerie di Porto: “Chiediamo alle capitanerie di porto di avviare approfondimenti specifici su tutti questi canali attraverso i quali vergognosamente liquami non depurati sostanze nocive arrivano in mare anche soprattutto nei pressi di spiaggia molto frequentate” spiega Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio. “Inoltre – aggiunge Scacchi- chiediamo anche alle amministrazioni comunali interessate di agire velocemente per la salvaguardia del proprio litorale e senza negare i problemi ormai più che evidenti per costruire un percorso di riqualificazione che passi principalmente la consapevolezza delle cause”. La denuncia di Legambiente si basa sulla legge sugli ecoreati approvata nel 2015.
Share