Angoscia pensando che il futuro dell’Italia dipende da Alfano. Scontro di potere fra Calenda e il Pd. Articolo1 e Campo progressista, stop ad go. Si deciderà sul nome dell’alleanza. Pisapia presenta le “officine”. Per lui un ruolo di governo nel nuovo centrosinistra?

Angoscia pensando che il futuro dell’Italia dipende da Alfano. Scontro di potere fra Calenda e il Pd. Articolo1 e Campo progressista, stop ad go. Si deciderà sul nome dell’alleanza. Pisapia  presenta le “officine”. Per lui un ruolo di governo nel nuovo centrosinistra?

Proviamo un senso di angoscia leggendo le cronache che ci raccontano fatti e misfatti della politica, così come la si pratica nel nostro paese, a fronte degli eventi che stanno sconvolgendo il mondo, dai migranti costretti a vivere nei campi di concentramento libici alla guerra, per ora solo verbale fra Trump e il capo della Corea del Nord. Se pensiamo che il futuro dell’Italia dipende dal ministro degli esteri Angelino Alfano il cui  partito fatto di reduci e di voltagabbana  che perfino Berlusconi vuole tenere a distanza, altro che angoscia, quella esistenziale di cui parlava in uno splendido film Antonioni, “La Notte” tratto dal romanzo di Moravia “La noia”. Interpreti eccezionali Marcello Mastroianni, scrittore di successo e lei Jeanne Moreau, bellissima donna, che non trovano più nella opulenza della società milanese di quegli anni stimoli per stare insieme e il racconto si snoda lungo serate della buona borghesia nelle quali qualche intellettuale si presta a ravvivare, ma che provocano solo noia, noia di stare insieme.

Ormai è pronto il patto Pd-Alfano: dice no a Berlusconi che non lo ama più

L’angoscia, appunto. Nuove notizie dagli scriba bene informati ci annunciano che il patto Pd-Alfano, Ap si chiama, mi pare, il suo movimento che cambia spesso i protagonisti, è ormai pronto. Lui mette a disposizione un candidato a presidente della  Regione Sicilia, un nome “potabile” per il Pd, un “centrista”. In Sicilia dice di contare su un pacchetto di voti, il 10% che consentirebbe al partito di Renzi Matteo di giocarsi la partita. Il coordinatore della segreteria Pd, Lorenzo Guerini, assicura che l’accordo andrà in porto. Alfano, in vacanza all’estero, assicura Repubblica, sempre bene informato dagli scriba renziani, avrebbe ottenuto l’impegno del Pd per assicurargli  un pacchetto di voti alla Camera e al Senato. Non si sa come, ma l’impegno avrebbe convinto Alfano a dire no a Berlusconi con il quale aveva una trattativa in corso. Le cronache specializzate in cose di Alfano raccontano che il leader di AP in una telefonata con i proconsoli del Berlusca,  Paolo Romani e Maurizio Gasparri: avrebbe detto “C’è una fatwa  su di me, Salvini e Meloni non perdono occasione per attaccarmi, io in queste condizioni non posso accettare. Non vedo perché dovrei convergere sul centrodestra”. Per quanto riguarda la parola “fatwa” si tratta, in poche parole, di una vendetta decisa contro qualcuno secondo un tribunale islamico. Essendo ministro degli esteri l’Alfano fa valere la sua cultura in materia.

Il calendario delle iniziative nel complesso mondo delle sinistre

A provocare la nostra angoscia anche il calendario delle iniziative che sono in programma nel complesso mondo delle forze di sinistra, o del centrosinistra che tanto piace a Giuliano Pisapia. Il calendario prevede, a sorpresa, un intervento “esterno” al dibattito in corso fra Campo progressista e Articolo1-Mdp. Il 9 settembre, come abbiamo scritto ieri, si vedranno a Milano il ministro Andrea Orlando, promotore dell’incontro, che rappresenta la minoranza di sinistra del Pd con Giuliano Pisapia e un ospite che,vsi diceva una volta fa parte di un’altra barzelletta, il ministro  Carlo Calenda, un liberista, uomo di centro, non sappiamo bene. Sappiamo però che ha criticato Renzi Matteo e proposto un piano industriale affermando che la “crisi  non è alle spalle”. Che c’entra con il centrosinistra che verrà, quello di cui parlano Pisapia e Bersani affermando che deve essere in “discontinuità con il passato”? C’entra eccome. Il Calenda intanto si è preso l’elogio incondizionato da parte di Confindustria, promosso a pieni voti dal presidente Vincenzo Boccia. Il quale ha già fatto i conti relativi ad uno dei cardini del piano proposto dal ministro. Dice Boccia che per affrontare il problema del lavoro ai giovani “occorre azzerare il cuneo fiscale per tre anni per i giovani assunti a tempo indeterminato”. Un jobs act bis per i padroni che battono cassa. Servono 20 miliardi in cinque anni per creare 900 mila posti di lavoro.

Lo scontro fra il ministro Calenda e il responsabile Pd dell’economia

L’intervento di Calenda non è stato preso molto bene dai renziani che hanno sentito odor di bruciato, dando mandato a Tommaso Nannicini, già sottosegretario a Palazzo Chigi, deus ex machina delle politiche economiche di cui oggi è responsabile per conto del Pd, di rispondere al Calenda. Lui non risponde e se la prende con i “ministeri che devono lavorare meglio” confermando che la crisi è alle spalle. Di fatto, dice a Calenda di guardare in casa sua e di far funzionare il suo ministero. Calenda risponde che “la crisi sarà alle spalle quando avremo recuperato tutti i punti di Pil e i posti di lavoro persi. Questo non vuol dire sminuire il lavoro fatto”. Trova sintonia, solo nei numeri, da parte di Maurizio Landini, neosegretario confederale della Cgil, del quale in altra parte del giornale pubblichiamo un’intervista. Landini ricorda che rispetto al 2007 l’anno della crisi i punti di Pil da recuperare sono sei e  resta ancora alto il numero dei disoccupati, 11%.

La difficile ricerca di un nome adatto alla nuova formazione politica

Ad accrescere la nostra angoscia ci pensa l’Adnkronos, sempre bene informata. Siamo felici, lo diciamo seriamente, se “nelle ultime settimane – scrive l’agenzia – l’asse tra Pisapia e Bersani che è sembrato vacillare riprende forza”. E annuncia che, citiamo, il promotore di Campo Progressista e il fondatore di Mdp stanno lavorando al programma per ricucire l’area che non si riconosce nel Pd di Matteo Renzi e dare un nuovo nome a ‘Insieme’, la casa comune del centrosinistra nata sul palco di piazza Santi Apostoli a Roma il primo luglio scorso. Meglio tardi che mai. Ma davvero è così difficile trovare un nome adatto? Ci vogliono due “calibri uno”, con un “rapporto umano molto buono”, scrive Adnkronos, per definire il nome di una “cosa” di sinistra? Perché di questo si tratta. Oppure no, da definire è una cosa di centrosinistra? L’interrogativo è legittimo, altrimenti sarebbe semplice aggiungere “sinistra” alla parola “insieme”. Non solo. Per quanto riguarda il programma, al lavoro sono solo esponenti di Articolo1 e di Campo progressista? Lo stesso Pisapia ha affermato più volte e lo ha ribadito ieri che lui pensa ad un centrosinistra innovativo che “unisca tutti i soggetti dell’associazionismo, dell’ambientalismo, del cattolicesimo democratico del civismo che credono in una sinistra di governo”. Che significa credere in una “sinistra di governo”? Che l’unico scopo di questa alleanza è dar vita ad un governo di centrosinistra. È lapalissiano che ogni forza politica aspiri al governo.

Ogni forza politica aspira a governare ma un partito è qualcosa di più

Ma un partito è qualcosa di più complesso, basta leggere la Costituzione, a partire dal rapporto fra i “poteri” istituzionali e i cittadini. Ci domandiamo se alla elaborazione del programma partecipano altre forze di sinistra, oppure se si chiamano a cose fatte. Ricordiamo che i sondaggi, per quanto valgono, vedono Mdp fra il 3,4 e il 3,7%, Sinistra italiana poco sopra il 2%, Campo progressista all’1%, nei sondaggi più favorevoli. Ad ottobre è prevista una grande assemblea  nel corso della quale verranno decisi programma e percorsi. Il nuovo soggetto – fa sapere Adnkrons – “non deve essere né una sinistra di testimonianza, né far pensare che senza sinistra si possa costruire”. Una litania che abbiamo già ascoltato e non ha portato bene. Non solo. Si legge che la “guida non sembra in discussione. Pisapia ha dichiarato che non si candiderà in Parlamento, ma altra cosa è assumere la leadership del progetto”. E viene ricordato il Pd di Renzi, il cui leader è stato presidente del Consiglio e per statuto sarebbe destinato ad esserlo ancora, pur non essendo parlamentare. Così come non sono parlamentari Matteo Salvini  che non nasconde che punta ad essere lui il candidato premier, o Silvio Berlusconi che diventa premier guidando Forza Italia, e neppure Beppe Grillo. Domanda: potrebbe essere proprio Pisapia il candidato del nuovo partito, o forza politica, di centro sinistra? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto l’ex sindaco di Milano annuncia che il 16 settembre riunirà le “trecento officine” di  Campo progressista di cui  parla da mesi. Incudini, martelli, tornio, attrezzi da officina li vedremo al teatro Parenti di Milano? Scherziamo, ma non troppo. Finalmente ci sarà modo di conoscere i diversi laboratori politici di cui Pisapia ha parlato spesso a partire dalla manifestazione di Piazza Santi Apostoli. Speriamo che il mese di settembre ci liberi dalle angosce.

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