Unione Europea boccia Renzi. Ora volano gli stracci. Il segretario Pd al presidente Eurogruppo: “Voi olandesi pagate le donne”. Bersani e D’Attorre (Mdp): un’idea balzana, il problema sono gli investimenti

Unione Europea boccia Renzi. Ora volano gli stracci. Il segretario Pd al presidente Eurogruppo: “Voi olandesi pagate le donne”. Bersani e D’Attorre (Mdp): un’idea balzana, il problema sono gli investimenti

Ora volano gli stracci. Renzi Matteo perde il controllo di se stesso. Usa un linguaggio che definire al di là delle buone maniere è poca cosa. Invece di rispondere alle critiche che arrivano da Bruxelles alle sue strampalate proposte, tenere il deficit al 2,9% per cinque anni per, dice lui, liberare risorse per spingere la crescita economica. In realtà per diminuire le tasse, ai ricchi in particolare. Un no secco viene da Bersani e da Rossi, esponenti di Articolo1Mdp. Una tesi sostenuta dalle destre fra l’altro, lui il Renzi, la butta sullo scherno, pesante anche, maschilista, della peggiore specie se vogliamo dirla fino in fondo. Vediamo il fattaccio. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem a proposito della proposta di Renzi, se non andiamo errati contenuta nel libro “Avanti” da lui scritto, una sorta di “pensiero unico” del segretario del Pd dice: “Non ho letto l’intervista, ma sarebbe fuori dalle regole. Non è una decisione che un Paese può prendere da solo”. Renzi dice che l’olandese che presiede Eurogruppo non  ha letto la proposta. Nessuno, pensiamo, è obbligato a leggere “Avanti”, specie in estate con il caldo soffocante che fa. Basta leggere i media italiani o le agenzie di stampa che si trovano anche a Bruxelles per sapere tutto quanto, e anche di più, c’è da conoscere del “pensiero economico” dell’ex premier nostrano. Verrebbe da dire, quasi nulla, perché l’economia per lui è una specie di optional che tira fuori quando non sa che dire. Ed ecco che si scatena e arriva l’ingiuria che scotta su chi paga le donne.

Il segretario del Pd a tutela dell’onore dei maschi italiani

Dice il Renzi, edizione estiva: “Questa è una battaglia aperta che abbiamo con il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese che disse che gli italiani spendono i soldi della flessibilità in donne e alcool. Io gli spiegai che le donne noi non le paghiamo, a differenza di alcuni di loro”. Non sia mai, Renzi aspettava l’occasione per  tutelare l’onore dei maschi italiani. Non sia mai che noi paghiamo le donne, ci cascano ai piedi, sembra dire. Invece voi olandesi… Lasciamo perdere. Si dà il caso che anche il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, uno con il quale il ministro renziano, Padoan, ora governo Gentiloni, parla tutti i giorni in vista del bilancio 2018, ha qualcosa da dire al Renzi: “È interesse dell’Italia – afferma – continuare a ridurre il deficit per ridurre il debito pubblico che pesa sulle generazioni future e impedisce di investire: ogni euro per far fronte al debito è un euro in meno alla scuola, agli ospedali, all’economia”. “Ci serve un’Italia – ha proseguito – al centro della zona euro, che rispetta le regole che sono intelligenti e che sono applicate in maniera intelligente e flessibile nel suo caso”. Ha poi ricordato che l’Italia è veramente il Paese che non può lamentarsi delle osservazioni della Commissione, essendo il solo che ha goduto di tutti i privilegi possibili.

Juncker: “Non commento i commenti di chi è fuori dal  circolo europeo”

Più diplomatico Moscovici, più rude il presidente della Commissione Jean Claude Juncker a spiegare che il capo dell’esecutivo Ue “ha un’ottima relazione con il primo ministro dell’Italia, Paolo Gentiloni, così come il commissario in carica” per gli affari economici e finanziari Moscovici, “con il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. La commissione non commenta i commenti di chi è fuori da questo circolo”. Una battuta al vetriolo che non giova al nostro Paese. Non saremo noi a difendere le politiche praticate dalla Commissione europea, il Fiscal compact, l’austerità che, dice Renzi, fa morire l’Europa. Dopo aver approvato, nei suoi fatidici “mille giorni” da  premier tutto quanto gli organismi europei proponevano, leggi i verbali dei vari G7,10, 20, pare di giocare a tombola, oggi scopre che le cose non vanno bene e lancia il suo “programma economico” dalle pagine di “Avanti” mentre il ministro Padoan, leggi Gentiloni si muove su un terreno diverso da quello proposto da Renzi. Insomma la confusione nel Pd è giunta al massimo. Solo i retroscenisti dei grandi giornali, di tv e radio, editorialisti  improvvisati che di economia non conoscono neppure una parola, possono consumare pagine e pagine a raccontare il “piano Renzi”.

Ancora un regalo ai padroni. Un bonus di 3-4 mila euro e assumono giovani

Stando al segretario del Pd a nostra disposizione, basta saperli cogliere, ci sarebbero miliardi come bruscolini. E giù una serie  di nuovi “bonus”. Con la scusa del lavoro per i giovani di nuovo una specie di jobs act che porterà nelle tasche dei padroni un “risparmio” di tre quattro mila euro per ogni nuovo assunto. Si dice che questo intervento riguarderà anche gli ultracinquantenni disoccupati. Venisse a mente a qualcuno, di lor signori avrebbe scritto Fortebraccio sull’Unità, che il lavoro si crea con gli investimenti pubblici e privati per grandi opere, la messa in sicurezza del territorio per esempio. O a qualcuno dello staff economico, si fa per dire, del capo del Pd venisse in mente di leggere il Piano del Lavoro proposto dalla Cgil qualche tempo fa, o le proposte, sempre della Cgil, contenute nella proposta di legge di iniziativa popolare, più di un milione di firme a tutela dei diritti dei lavoratori. Niente di tutto questo. Si fa solo la voce grossa per strappare qualche elemosina dalla Ue.

Bersani: un’idea balzana di Renzi. Il problema sono gli investimenti

Uno stop netto ad una politica che potrebbe portare l’Italia su una strada di non ritorno invece di aprire una battaglia politica per cambiare l’Europa viene da Pierluigi Bersani, leader di Articolo1-Mdp. “Se quest’anno il governo facesse una ricetta del genere (quella proposta da Renzi sul Fiscal Compact, ndr)  – afferma – non si aspettino che noi la supportiamo”. Abbassare le tasse in deficit per far ripartire la crescita è una “idea balzana che non ha corrispondenza in nessuna parte del mondo. Mi stupisco che vengano fuori idee così”. “Io non ho fatto votare il fiscal compact, questa è una fesseria”, prosegue Bersani: “La differenza tra la sinistra e la destra, è che la destra pensa che basti togliere tasse ai ricchi così che la crescita riparta, la sinistra invece pensa di no, pensa che quel che hai, se lo metti in investimenti pubblici e privati, allora potrai dare un po’ di lavoro. Ma questo non da oggi, va così da 40-50anni con buona pace di Orfini e compagnia. Quindi non scopriamo l’acqua calda”. “La crescita – ha concluso – la danno gli investimenti. È ora di capire in Italia come far partire gli investimenti. È di destra – ha ribadito – la ricetta della riduzione di tasse alla grande così poi la crescita riparte, perfino Reagan si è ricreduto. Non sarebbe di destra dire che, quel tanto di flessibilità, deficit e debito che un Paese può fare è per fare investimenti, solo gli investimenti danno lavoro”.

D’Attorre. Quando Renzi era contrario a modificare il pareggio di bilancio

Un “retroscena” reale, non un virgolettato senza l’autore come tanto piace agli scriba nostrani viene da Alfredo D’Attorre, deputato di Mdp che racconta: “Da scrittore di libri ora Renzi propone di superare quel Fiscal compact che da Presidente del Consiglio non ha voluto togliere dalla Costituzione. È agli atti parlamentari che durante l’iter della riforma costituzionale il governo ha espresso parere negativo sulla proposta, presentata da me e altri parlamentari, con la quale si voleva modificare il pareggio di bilancio, introdotto nell’articolo 81 proprio in conseguenza del Fiscal Compact, con la cosiddetta golden rule, che consente di scomputare le spese per investimenti dal calcolo del deficit”. “Per riaprire un confronto programmatico in grado di restituire all’elettorato del centrosinistra il senso smarrito della differenza rispetto alla destra – prosegue D’Attorre – si potrebbe partire proprio di qui: l’impegno a non manomettere più la Costituzione, tranne per la correzione del corpo estraneo del pareggio di bilancio, e il messaggio all’Europa che torneremo a usare la leva del deficit, ma per investimenti in ricerca, infrastrutture e welfare, non per promettere meno tasse per tutti. Altrimenti, se la linea è quella della sfida all’Europain nome di politiche neo-reaganiane o tardo-berlusconiane, gli elettori hanno già l’originale pronto ben prima della pubblicazione del libro di Renzi: si chiama flat-tax e l’ha proposta un altro Matteo, Salvini”.

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