Renzi Matteo, il fumettone “Avanti”. “Cacciare Enrico Letta? Lo rifarei”. La risposta: “Disgusto“. Gli scriba censurano D’Alema e Padoan, raccontano che l’Europa ci dice sì sui migranti. Letterina da Bruxelles: le regole non si vìolano

Renzi Matteo, il fumettone “Avanti”. “Cacciare Enrico Letta? Lo rifarei”. La risposta: “Disgusto“. Gli scriba censurano D’Alema e Padoan, raccontano che l’Europa ci dice sì sui migranti. Letterina da Bruxelles: le regole non si vìolano

Ma è un libro? Verrebbe voglia di chiedersi, leggendo brani di “Avanti” di Renzi Matteo, riportati da dodici quotidiani dodici, se non andiamo errati, da radio, televisioni che ci hanno costruito il palinsesto estivo, quando si vanno a recuperare in magazzino, negli archivi, reperti storici. A noi sembra un fumettone, di quelli che usavano una volta per raccontare storie di amore e anche di odio, testi ed immagini truculente che con la realtà niente hanno a che  vedere. Pettegolezzi a buon mercato, chissà chi li ha raccolti per conto di Renzi, il quale non è uno qualsiasi, ma il segretario del Pd, partito di maggioranza, aspirante a tornare a Palazzo Chigi al più presto, sloggiando Paolo Gentiloni che gli scalda il posto. Ora però pare che ci abbia preso gusto e qualche gomitata al suo padrino prova a darla. Insieme ai libro per l’estate, edito da Feltrinelli che, siamo certi non si leggerà sulle spiagge ma nei palazzi del politichese, quelli che piacciono a Renzi e al suo staff ed agli scriba che non hanno neppure da lavorare molto. Il compito che i “collaboratori” del segretario del Pd affidano loro, diffondere il pensiero, si fa per dire, renziano, svolge il libro stesso che trova largo spazio sui media. Gli scriba danno tutto per buono, il “sapere” del nostro che, si dice abbia scritto già, cominciando da quando era uno degli scout, ben  otto libri, non può essere commentato. È come fosse il moderno vangelo. Fra gli otto libri ricordiamo, uno lo scrisse con Lapo Pistelli, cui deve le sue fortune ma che, guarda caso, fu vittima del giovanotto che lo fece fuori diventando lui il sindaco di Firenze. Corsi e ricorsi storici, la storia si ripete. Non a caso sempre leggendo brani del libro, i più succosi, si apprende che quando fece fuori Enrico Letta da presidente del Consiglio, “stai sereno”, frase ormai famosa, “non ci fu – scrive il nostro – nessun complotto, nessun golpe. Si trattò di  una decisione democratica all’interno del Pd”,  lo vollero le minoranze del partito, lui, Letta, mise il broncio. Si trattò di “una scossa all’Italia. Lo rifarei”. Enrico Letta la pensa diversamente e lancia contro Renzi parole brucianti. “Mi è tornato in mente – dice – una frase ascoltata qualche tempo fa. Sono convinto che il silenzio esprime meglio il disgusto e mantenga meglio le distanze. Da tempo ho deciso – prosegue – di guardare avanti e non saranno queste ennesime provocazioni a farmi cambiare idea. Gli italiani sono saggi e sanno giudicare”. C’è da augurarsi che i media pubblichino questa dichiarazione in risposta al brano contenuto nel libro di Renzi.

La bufala dell’intesa Berlusconi-D’Alema. Censura al ministro dell’economia

Lo diciamo perché in “Avanti” il segretario del Pd racconta di una “intesa Berlusconi-D’Alema” per eleggere Giuliano Amato a presidente della Repubblica. Ci sarebbe stata una “lunga telefonata” fra i due racconta Renzi, glielo riferisce lo stesso Berlusconi, il quale gli fa presente che “adesso non devo preoccuparmi di niente perché la minoranza del Pd sta con noi”. D’Alema che per Renzi è una sorta di demonio da abbattere con ogni mezzo, risponde e smentisce tutto. Come andarono le cose che poi portarono alla elezione di Mattarella, indicato anche da D’Alema, lo raccontano le cronache. Non c’è bisogno di retroscena. Ma, guarda caso, uno dei quotidiani che dà maggior risalto a alla “rivelazione” di Renzi, non diciamo il nome perché non c’è bisogno di andare molto lontano, non riporta la smentita di D’Alema.

Non c’è da meravigliarsi, sempre il quotidiano “portavoce” di Renzi ne combina una che dovrebbe far arrossire il suo direttore. Si dà il caso che il ministro Padoan non sia in sintonia con il segretario del Pd per quanto riguarda il congelamento per cinque anni del deficit. Tiene una rapida conferenza stampa per dare conto dei rapporti con Bruxelles nell’attesa che arrivi la letterina sul documento di economia e finanza votato dal Parlamento e all’esame della Commissione Ue che aveva richiesto un “aggiustamento “ dei conti pubblici.

Ma agli scriba abituati ai retroscena dai quale emergono sempre le “verità renziane” stuzzicano il ministro sui rapporti con l’ex premier. Vogliono metterlo in cattiva luce, facendo così risplendere il Renzi che invece vuole usare il deficit per abbassare le tasse ai ricconi. Padoan risponde, una, due, tre volte, il problema non si pone, la proposta viene da una fonte esterna rispetto agli organismi europei, riguarderà il bilancio da mettere in pista nel 2018, altro governo. Insomma Padoan fa capire come la pensa. Gli scriba insistono, sono dalla parte di Renzi e il ministro entra a far parte dei “cattivi”. Padoan alla fine non regge, scherza, ma non troppo.

Esclama: “Oh madre santa” e aggiunge una parola che comincia con c  che il tg tenta di cancellare. Insomma a fronte  del congelamento del deficit non c’è che invocare la Madre santa. Accade che il quotidiano di cui non facciamo il nome, tolga quel “Oh madre santa che è tutto un programma.

Merkel e Macron, elogi all’Italia ma non muovono un dito

Non basta. Sempre lui, il quotidiano, apre la prima pagina annunciando che sui “migranti, primo sì a nuove regole”, da parte della Ue è da presumere. Si racconta che Triton, l’accordo sottoscritto da Renzi, cambierà. Sarà utile riportare il testo: “Le unità sono autorizzate dall’Italia a sbarcare sul suo territorio le persone recuperate. Nessuno sarà sbarcato in un paese terzo. In emergenza è possibile lo sbarco a Malta”. Niente paura. I retroscenisti, disoccupati dal momento in cui Renzi parla direttamente con  il suo libro, si spostano sulle regole europee. Ci raccontano che un vertice di quattro ore tenuto a Varsavia nella sede di Frontex ha deciso di riscrivere le regole. In realtà la riunione non aveva alcun carattere di ufficialità, visto che si è trattato di un incontro a livello tecnico, non politico. Non solo, la grande decisione di rivedere i trattati, la vittoria di Renzi insomma, non c’è. È stato solo deciso di dar vita “ad un gruppo di lavoro che valuterà le richieste della delegazione italiana e scriverà la bozza di un nuovo piano operativo”. Un gruppo di lavoro non si nega a nessuno. Ma ci pensano Merkel e Macron che in un summit a Trieste con Gentiloni esprimono solidarietà, dicono che per i migranti bisogna fare di più, che l’Italia non può essere lasciata sola. Ma a gelare gli entusiasmi dei retroscenisti le parole dei due interlocutori del  nostro premier. Studieremo, vedremo, ma  resta la distinzione fra rifugiati, guerre, cioè e migranti per ragioni economiche, la stragrande maggioranza sui quali Merkel e Macron fanno orecchie da mercanti.

Moscovici: senza autorizzazioni Ue nessuna deviazione dalle regole

A tagliare la testa al toro, alle fantasie economiche, alle pseudo ricette elaborate dagli “economisti” dello staff renziano, arriva la letterina da parte della Commissione Ue. Niente “fantasie”, un no secco a deviazioni dalle regole, annuncia  Moscovici. “Senza autorizzazioni – afferma – le regole non permettono deviazione”. In sintesi questo il contenuto della lettera che è nella mani di Padoan, il quale, a fronte delle pressioni renziane, aveva risposto che la nostra bussola è il “Def” approvato dal Parlamento e, con un tono che non lascia adito a dubbi, ha precisato che il progetto renziano “è un tema che verrà nella prossima legislatura. Questo non mi riguarda”. “Lei – aveva risposta al giornalista – mi sta chiedendo un commento su un giudizio espresso esteriormente al governo”. Peggior offesa per Renzi Matteo non poteva esserci. Si racconta che ai suoi non abbia nascosto l’ira non tanto perché le proposte contenuti in “Avanti”, non abbiano trovato consensi, cori di applausi, ma perché Padoan lo ha ritenuto esterno al governo. Lui che ha sempre pensato di essere uno e trino, segretario del Pd, presidente del governo ombra, presidente designato per la prossima legislatura.

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