Indagine Ue ci bacchetta: un giovane su cinque non ha e non cerca lavoro. Sondaggio Demos: giovani in fuga verso l’estero. La loro speranza è “resistere”. Letture da consigliare a Renzi e al suo psicoanalista

Indagine Ue ci bacchetta: un giovane su cinque non ha e non cerca lavoro. Sondaggio Demos: giovani in fuga verso l’estero. La loro speranza è  “resistere”. Letture da consigliare a Renzi e al suo psicoanalista

L’Europa ci bacchetta e ci racconta una realtà, quella del mondo giovanile italiano, senza lavoro e senza prospettive che dovrebbe indurre Renzi Matteo e i suoi ministri, leggi in particolare Padoan e Poletti, a smetterla di vendere sul mercato del lavoro i grandi risultati che negli anni renziani sarebbero stati ottenuti. L’ex premier ovunque si presenti, dalla carta stampata con interviste teleguidate, a pseudo dibattiti televisivi e radiofonici, non manca di rilevare che il “suo” governo ha portato a casa ben ottocentomila posti di lavoro grazie al jobs act, una “cosa di sinistra” dice il Matteo. Certo un problema dei giovani c’è ma noi lo abbiamo affrontato e i risultati sono il nostro fiore all’occhiello ricorda il bonus cultura, tutti al teatro, tutti a comprar libri e altre simili sciocchezze.

Udite, udite. Passiamo al giornale che ha ospitato uno sperticato elogio di Renzi e delle sue politiche da parte di Corrado Augias che non ha trovato di meglio che pubblicare brani della diagnosi di Massimo Recalcati, psicanalista con il quale il Matteo deve avere dimestichezza, in cui si esaltano le qualità eroiche dell’ex premier. Arriva Ilvo Diamanti con un sondaggio sui giovani e il lavoro. Il titolo ci dice tutto: “Nelle parole dei giovani non c’è posto per la speranza”. Parole drammatiche sostenute dai numeri che, forse, suggeriamo al Recalcati dovrebbe far conoscere al Matteo, se e quando lo ascolta in veste professionale. Il “suo” jobs act, nei confronti dei giovani che cercano lavoro è stato un fallimento. Siccome siamo “gufi”, e ci teniamo ad esserlo, la “offerta” del jobs  act ai giovani, visti i risultati negativi è stata un incentivo per la fuga dal nostro paese di migliaia di giovani.

Un giovane su 5 in Italia non ha né cerca lavoro, sommato ai disoccupati si arriva al 59%

Nel 2016 se ne sono andati dall’Italia 106 mila cittadini la stragrande maggioranza giovani, fra i 18 e i 34 anni, con titoli di studio elevati, ci dice il sondaggio di Diamanti per La Repubblica.

Perché una fuga di così vaste dimensioni? La risposta viene dalla indagine 2017 sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Fsde) resa nota dalla Commissione Ue. “Quasi un giovane su cinque in Italia, nella fascia tra 15 e 24 anni, non ha e non cerca un lavoro né è impegnato in un percorso di studi o di formazione”. Sono i cosiddetti Neet. L’indagine Ue ci fa sapere che vantiamo uno dei tassi più alti d’Europa: 19,9% contro una media nel continente dell’11,5%. Istat nelle sue statistiche sul mondo del lavoro non mette mai in relazione i dati sulla disoccupazione giovanile con i Neet, coloro che il lavoro non lo cercano più. Se lo facesse, addirittura si scoprirebbe che non è vero che la disoccupazione giovanile in Italia, fra coloro che hanno fra i 15 e i 24 anni, pur rimanendo a cifre molto elevate, il 37,8% è calata rispetto al 40,3 del 2015, rimanendo comunque la terza in Europa, dopo Grecia, 47,3% e Spagna, 44,4%. Se sommiamo i disoccupati con gli inattivi si raggiunge il 59,7%.

Lo studio mette in luce altri dati che rendono ancora più allarmante la situazione del nostro Paese con il numero di lavoratori autonomi fra i più alti d’Europa (più del 22,6%), la differenza fra uomini e donne che lavorano è al 20,1%, e il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania.

Chi trova un lavoro in più del 15% dei casi ha contratti atipici

Ancora: chi riesce a trovare un lavoro, in più del 15% dei casi ha contratti atipici, è “considerevolmente più a rischio precarietà”, e se ha meno di 30 anni guadagna in media meno del 60% di un lavoratore ultrasessantenne. Ne consegue che i giovani italiani escono dal nido familiare e fanno figli fra i 31 e i 32 anni, più tardi rispetto a una decina di anni fa e molto dopo la media Ue, che si assesta intorno ai 26 anni. Infine la precarietà, pensiamo subito ai “lavoretti” che il governo, con i voucher, ha nuovamente introdotto nel mercato del lavoro, comporta una minore copertura previdenziale e, dice l’indagine Ue, “con tutta probabilità le nuove generazioni percepiranno pensioni più basse”, se e  quando, sono incognite.

A fronte di questo panorama i dati del sondaggio Demos sono agghiaccianti. Viene rivolta ai giovani una domanda semplice semplice. “Per i giovani che vogliono fare carriera l’unica speranza è andare all’estero?”. Ecco le risposte: il 59% dei giovani fra i 15 e i 24 anni risponde con un sì che sale al 73% fra i 25 e i 34 anni, e si abbassa al 56%, sempre maggioranza, per quanto riguarda la risposta di tutta la popolazione.

I giovani non credono nella ripresa. Sono disillusi

Passiamo ad un’altra domanda che riguarda se il futuro dei giovani vedrà per loro una posizione migliore, uguale o peggiore rispetto a quella dei propri genitori. La risposta non lascia adito a dubbi. Fra i giovanissimi il 47% spera in una migliore, fra i giovani-adulti il 63% non mostra alcuna speranza, così come la risposta generale della popolazione. Un altro sondaggio di Demos ci faceva entrare nel mondo dei pensieri: i giovani richiamano il passato più che guardare al futuro. Appunto la perdita di speranza. I giovani guardano indietro. La speranza è proiettata sul futuro, da circa due persone su tre. Per quanto riguarda i giovanissimi la proporzione scende al 57% e fra i giovani adulti, 25-34 anni, crolla al 41%. Scrive Diamanti: “La nostra gioventù ha poca speranza. Tanto più nella transizione verso l’età adulta. Più che avanti pare scivolare indietro. Verso il passato prossimo.

Per questo i giovani non credono nella “ripresa”. I giovani adulti ancora di meno. Più che a “riprendere” pensano a “resistere”. Perché sono disillusi.Un consiglio disinteressato per lo psicanalista di Renzi Matteo, legga l’indagine della Unione europea e il sondaggio di Ilvo Diamanti su La Repubblica, un quotidiano che pubblica volentieri, supponiamo, le elucubrazioni renziane dell’illustre psicanalista.