Gerusalemme. Attentato alla Spianata delle moschee: uccisi due agenti israeliani. I tre attentatori, islamisti palestinesi, uccisi

Gerusalemme. Attentato alla Spianata delle moschee: uccisi due agenti israeliani. I tre attentatori, islamisti palestinesi, uccisi

Due agenti israeliani, che stamattina erano rimasti feriti gravemente in uno scontro a fuoco contro “tre terroristi” nella Spianata delle Moschee a Gerusalemme, sono morti. Lo scrive il Jerusalem Post. Gli assalitori, arabo-israeliani, erano stati “neutralizzati” e uccisi dopo l’attacco che è avvenuto nella Città Vecchia di Gerusalemme tra la Porta dei Leoni e la Spianata delle moschee. Secondo la polizia i tre uomini che hanno condotto l’attacco avevano tra 19 e 29 anni, scrive la Bbc, ed erano originari della città settentrionale di Umm al-Fahm, vicino Haifa. Dopo la sparatoria la zona è stata evacuata e transennata e la preghiera del venerdì è stata cancellata.

L’attacco condotto oggi nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme viene esaltato da Hamas e dalla Jihad islamica, che tuttavia si astengono dal rivendicarne la paternità. Abdel Latif Qanou (Hamas) ha detto alla stampa che ”la benedetta operazione di martirio mette in evidenza la determinazione del nostro popolo a resistere alla brutale occupazione” e che essa è anche ”una conseguenza naturale di una serie di crimini” da lui attribuiti ad Israele.Anche la Jihad islamica, in un comunicato, colloca l’attentato odierno nella Spianata in un contesto più vasto di ”manifestazioni di coraggio del nostro popolo contro le forze di occupazione, che devono guardarsi adesso dal varcare una linea rossa”. Abbas Zaki, del Comitato centrale di al-Fatah, attribuisce ad Israele la responsabilità di fondo di quanto è avvenuto oggi a Gerusalemme. ”Nel Medio Oriente – ha dichiarato – non ci potranno essere pace né stabilità finché non sarà messa fine alla occupazione”.

Nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme, la Spianata delle moschee è per le tre religioni monoteiste un luogo santo. La fonte dell’ebraismo per gli ebrei, il posto dove sorgevano il primo Tempio fondato da re Salomone nel 957 a.C., distrutto dai babilonesi nel 586 a.C., ricostruito una seconda volta e distrutto definitivamente dai romani nel 70 d.C. La sua parete occidentale è il Kotel, il Muro del Pianto, primo luogo santo dell’ebraismo, il posto dove ogni ebreo si considera vicino alla presenza divina. Per i musulmani, con la conquista araba di Gerusalemme, terzo luogo santo dell’Islam: lì dove Maometto salì in cielo e sede della Cupola della Roccia e della Moschea di Al-Aqsa. Ma il posto è considerato sacro anche dai cristiani, luogo di predicazione di Gesù e dove il Nazareno caccia i mercanti dal Tempio. Dopo una lunga dominazione ottomana, passò sotto il Mandato britannico sulla Palestina fino al 1948. Con il ritiro degli inglesi e alla fine della guerra scatenata in quegli anni dai paesi arabi contro il neonato Stato di Israele fu appannaggio della Giordania fino al 1967. Con la Guerra dei 6 Giorni del giugno di quell’anno, Israele conquistò la parte est di Gerusalemme, riunificando la città in una mossa non riconosciuta dalla comunità internazionale: per la prima volta da molto tempo gli ebrei poterono tornare a pregare al Muro del Pianto. In base agli accordi internazionali, il sito rimane nell’area controllata da Israele, ma l’amministrazione del posto è affidata al Fondo religioso islamico (Waqf) con la Giordania garante. In base a questi stessi accordi agli ebrei, ma anche alle altre confessioni non islamiche, sono consentite le visite ma non la preghiera, e la polizia israeliana è impegnata a far rispettare il divieto.