A piazza Santi Apostoli a Roma nasce Insieme, il soggetto politico voluto da Pisapia, Articolo1 e Verdi. Da Bersani critiche e ceffoni a Renzi.

A piazza Santi Apostoli a Roma nasce Insieme, il soggetto politico voluto da Pisapia, Articolo1 e Verdi. Da Bersani critiche e ceffoni a Renzi.

Nella piazza S. Apostoli a Roma, che a metà degli anni Novanta vide il protagonismo dell’Ulivo prodiano, ha avuto luogo ‘Insieme’, la kermesse lanciata dal Campo progressista di Giuliano Pisapia per dare una “nuova casa al centrosinistra”. Non una “mera alleanza”, né “una fusione a freddo”, ha assicurato l’ex sindaco di Milano, ma una “fusione a caldo” che porti a un centrosinistra “inclusivo e innovativo” perché “da soli non si va da nessuna parte” ma che sia “in netta discontinuità con il passato”. Il leader di Campo progressista è parso, in questo primo sabato di luglio, il padrone di casa, suo l’intervento conclusivo. Ma dalle bandiere rosse di Articolo1 che sventolavano in piazza, dalla ovazione che i militanti presenti gli hanno riservato, si capisce che nella “nuova casa” c’è e ci sarà posto soprattutto per Pier Luigi Bersani. Il fondatore di Mdp, in realtà, a casa – in piazza, tra la gente – sembra esserci ritornato, dopo la “sofferta ma inevitabile scelta” di lasciare il Pd.  “Una piazza bellissima dove c’era tanta gente da tutta Italia e dove si è parlato dei problemi concreti del Paese”, aprendo un dialogo a sinistra “per cercare punti in comune ma anche di discontinuità dove le politiche messe in campo non hanno funzionato”, dice lasciando la piazza Laura Boldrini, guardando con interesse a questa “nuova casa” senza nascondere che un domani potrebbe abitarla. Manca Romano Prodi, che però ha già fatto capire nei giorni scorsi di apprezzare il percorso. Tra quelli che c’erano, Mdp a ranghi completi: D’Alema, D’Attorre, Gotor, Speranza, Laforgia, Scotto, Rossi, Zoggia, Epifani, Panzeri, ad applaudire forte Pierluigi Bersani quando dice “Basta camarille e gigli magici”. Poi le bandiere verdi e gialle di Angelo Bonelli e quelle del Partito socialista europeo, la cui piccola delegazione è guidata da Bobo Craxi. Ben due ex presidenti della Corte Costituzionale: Valerio Onida – applaudito dal palco quando dice “non cerchiamo un capo e non vogliamo essere i fedelissimi di nessuno” – e Giovanni Maria Flick, mescolato alla folla tra i palloncini arancioni, gialli, rossi e verdi. C’è Sinistra Italiana in delegazione con i capigruppo Marcon e De Petris e Stefano Fassina, ci sono i sindaci civici capitanati da quello di Palermo LeolucaOrlando, c’è Pippo Civati con Possibile, e poi amministratori, consiglieri comunali, quadri e mille volti che sembrano tornare da un passato lontanissimo: Vita, Giordano, Tabacci, Sanza, Monaco, Livia Turco, Angius, Manconi. E ci sono anche i giornalisti dell’Unità, che si sentono traditi dal Pd e protestano con i loro cartelli “Non si calpesta così una storia”. Poi pezzi del Pd in ascolto attento: dal ministro Andrea Orlando con tutti i suoi, a Nicola Zingaretti, presidente del Lazio, Cesare Damiano, Vasco Errani, Cuperlo, Bassolino intenti a capire come si possa far nuovamente innamorare la sinistra delusa, astensionista e ormai sorda ad ogni appello.

Bersani: “ci rivolgiamo al popolo di centrosinistra che se ne sta a casa deluso e sfiduciato”

In realtà, le parole più dure e dirette da rivolgere a Matteo Renzi sono toccate a Bersani, che non si è tirato indietro: “Noi vogliamo rivolgerci a tutto quel popolo di centrosinistra che se ne sta testardamente a casa, deluso e sfiduciato, e che magari oggi ha sentito passare in tv il comizio di Renzi che gli è passato sulla testa come acqua sul marmo”. Nessuna “antipatia personale”, nessun “rancore”, verso Renzi. Non si tratta, ha proseguito Bersani, di aver fatto o meno “il vaccino obbligatorio contro l’antirenzismo. Mettiamoci un po’ di misura… Perché non è che tutto il mondo gira intorno alla Leopolda. Noi abbiamo un pensiero”. Basta, quindi, con i bonus, con “i giovani comprati con i voucher”, con gli slogan. Una stoccata durissima arriva anche sull’immigrazione: giusto “puntare i piedi”, dice, ma non sulla pelle dei migranti. Si lasci una “sedia vuota” contro “l’ignavia di chi non ci aiuta”, piuttosto. La chiusa, commentano i militanti sotto al palco, è degna del ‘miglior Bersani’: “Basta camarille, e Gigli magici. Basta arroganza, non se ne può più: volare bassi per favore”, ha scandito tra risa e applausi.

Bersani: possiamo accettare che con questo Pd renziano la destra prenda in mano il paese?

L’affondo contro Renzi da parte di Bersani ha poi trovato la sua  ovvia direzione politica: “Ma noi vogliamo reagire o no? Possiamo accettare supinamente che la destra prenda in mano il paese? Possiamo accettare questa deriva?”. L’equazione Renzi uguale sconfitta è netta nelle parole di Bersani. “Abbiamo fatto mesi fa la nostra scelta dolorosa e difficile, la stessa già fatta da centinaia di migliaia di elettori e militanti in silenzio. Non lo avremmo mai fatto se non avessimo sentito che il tempo non c’era più, che l’unica risposta può venire da una sinistra di governo che alzi le sue bandiere, che può prendere solo la forma di un centrosinistra largo e plurale. Con meno di questo non ce la facciamo, possiamo fare solo una nobile testimonianza. Ed il Pd non è nelle condizioni di suscitare e promuovere questo centrosinistra largo. Ha pensato e pensa che il centrosinistra si riassume nel Pd ed il Pd nel capo”. Infatti, ha proseguito Bersani, la narrazione dell’attuale segretario del Pd è sempre la medesima, “il rifiuto dei problemi” e la retorica “del beltempo. La rottura con i corpi intermedi. La rottura con la rappresentanza in nome del potere. Politiche sbagliate, fuori fase. Noi oggi nasciamo in alternativa a tutto questo e lo facciamo a partire dai contenuti”.

Pisapia non nomina Renzi se non indirettamente e in modo velato 

Anche Pisapia ha chiesto discontinuità. Il leader di Campo progressista non ha però mai nominato direttamente Matteo Renzi, anche se non gli ha risparmiato critiche velate e trasversali: “La politica non è avere tanti like, non è l’io ma il noi e oggi lo stiamo impostando”, ha detto invitando “la comunità” del centrosinistra a non rassegnarsi e a non mollare. “Non mi interessano le polemiche e gli attacchi personali, da otto giorni non parlo ma non sono sparito, ho continuato a girare il Paese e mi chiedono unità”, sottolinea. L’unità, però, è l’inciso, si costruisce a partire da un programma: è quello che unisce e che divide, “dalla destra e purtroppo non solo dalla destra”. Il primo affondo che allontana anche Pisapia da Renzi arriva sul lavoro: “Non si crea sviluppo pensionando i diritti. In tempi non sospetti ho detto che sarebbe stato un errore abolire l’art.18 e non lo dico per motivi ideologici”, citando i tanti investitori che quando era sindaco di Milano gli dicevano che le difficoltà provenivano dalla burocrazia e dalla lentezza della giustizia, non dall’applicazione dell’articolo 18. Tuttavia, a Pisapia è sfuggito il fatto che l’abolizione dell’articolo 18 è stata non solo un ennesimo regalo alle imprese, ma era necessaria per l’applicazione delle norme contenute nel Jobs act, legge che non solo ha ingrassato i forzieri delle aziende con quasi venti miliardi di euro, ma che ha alimentato esponenzialmente il numero dei licenziamenti disciplinari. Ma sui temi programmatici Pisapia ha voluto più volte rinviare al lavoro che centinaia di Officine delle idee stanno compiendo in Italia e in Europa.

Nell’attesa di qualche cenno su qualche risultato di qualche officina, il copione delle critiche velate a Renzi si è ripetuto poco dopo, quando l’ex sindaco di Milano ha puntato il dito contro un altro ‘epic fail’, l’errore fatale, del segretario Pd: “Tutti possono sbagliare, anch’io ho fatto tanti errori, ma poi bisogna riconoscere l’errore e fare autocritica. Come è stato possibile cancellare l’Imu sulla prima casa per tutti?”, domanda retorica. “Fare parti eguali partendo da parti diseguali significa perpetrare le diseguaglianze” ha detto citando nuovamente don Lorenzo Milani. Ecco allora che, in “radicale discontinuità”, in un afoso sabato di luglio, nasce ‘Insieme’. “Oggi si chiama così, ma il nome lo sceglieremo insieme”, ha concluso Pisapia, annunciando la creazione di gruppi unitari entro settembre, sia in Parlamento che nelle amministrazioni locali.