Tre appuntamenti per il futuro dell’Italia: per il lavoro, i diritti, la costruzione di una sinistra unita, una nuova prospettiva di governo. Renzi fa il piazzista. Non sarà lui a dare le carte

Tre appuntamenti per il futuro dell’Italia: per il lavoro, i diritti, la costruzione di una sinistra unita, una nuova prospettiva di governo. Renzi fa il piazzista. Non sarà lui a dare le carte

Ci sono tre appuntamenti importanti che riguardano il futuro prossimo del nostro Paese, la sua natura democratica, la Costituzione, il lavoro e i diritti dei lavoratori e, insieme, a fare da collante, la costruzione di una sinistra che si rinnova, una sinistra di popolo che guarda all’oggi, al futuro, forte di un patrimonio di lotte che hanno lasciato il segno nella vita dell’Italia, di idee e di valori che richiamano una parola , socialismo, che mantiene ancora intatto il suo valore.

Sabato 27 con la Cgil a Piazza San Giovanni per il lavoro, i diritti

Il primo appuntamento è per sabato 17 mattina a Roma, piazza San Giovanni, dove si prevede una grande manifestazione promossa dalla Cgil che ha al centro non solo il  no” al ritorno dei voucher cacciati dalla porta che il governo vuol far rientrare dalla finestra inserendoli nella “manovrina”. Una manifestazione a difesa  di una democrazia sfregiata, non era mai accaduto che un referendum venisse evitato – come sottolinea la Cgil – per rimetterlo in pista sotto altre spoglie. E, insieme, una manifestazione per riportare al centro della politica il lavoro, l’occupazione, i diritti rapiti dalla politica renziana, a partire dall’articolo 18 che neppure Berlusconi era riuscito ad eliminare. Sarà interessante vedere chi parteciperà, perché il rapporto con le forze intermedie, i sindacati in primo luogo, è parte fondante della nostra democrazia.

“Una nuova sinistra è possibile”. Il 18 appuntamento a Roma

“Una nuova sinistra è possibile”: appuntamento proprio il giorno dopo, sempre a Roma, teatro Brancaccio. Promosso da un appello dal titolo significativo “Una nuova sinistra è possibile” lanciato da Tomaso Montanari, vicepresidente della associazione Libertà e giustizia e da Anna Falcone, vicepresidente del Comitato No alla riforma costituzionale che  ha avuto in pochi giorni molte adesioni. “Ci vuole una Sinistra unita, in un progetto condiviso e in una sola lista. Una grande lista di cittadinanza e di sinistra, aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati, società civile. Un progetto – è scritto nell’appello – capace di dare una risposta al popolo che il 4 dicembre scorso è andato in massa a votare No al referendum costituzionale, perché in quella Costituzione si riconosce e da lì vorrebbe ripartire per attuarla e non limitarsi più a difenderla”. Fra le prime adesioni quelle di Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, di Civati, “E’ possibile”, di Arturo Scotto, deputato di Articolo1-Mdp. “L’appuntamento promosso da Montanari e Falcone sarà indubbiamente un’occasione ulteriore per confrontarsi insieme. La battaglia che abbiamo condotto a difesa della Costituzione – afferma Scotto – ha rappresentato uno straordinario punto di svolta nella vita pubblica italiana che non va disperso. Un patrimonio di valori e di militanza utile a questo paese”. “Dobbiamo lavorare alla prospettiva di uno spazio largo e non ad assemblaggi solo elettoralistici. Occorre promuovere un’alleanza del cambiamento, un nuovo centrosinistra in grado di riempire il vuoto di democrazia e di partecipazione che si è aperto in questi anni, completamente alternativo alla prospettiva delle larghe intese e capace di riaprire una prospettiva di governo”.

Il 1 luglio a Roma con Campo progressista e Articolo1

Scotto ricorda il terzo appuntamento il 1 luglio a Roma, dove si svolgerà una manifestazione “che nasce dall’appello di Giuliano Pisapia e che Articolo 1 ha raccolto. È importante – conclude Scotto – che tutte queste iniziative si parlino. La definizione del programma e l’indicazione di meccanismi di partecipazione vera saranno ingredienti fondamentali per evitare errori del passato. La bussola deve essere questa”.

A fronte di questi tre appuntamenti che intervengono in uno dei momenti più difficili della vita del nostro paese, arriva la squallida intervista del segretario del Pd, una provocazione indirizzata in particolare a Pisapia con il chiaro intento di squalificare la iniziativa di “Campo progressista” quasi l’ex sindaco di Milano fosse uno disponibile a cambiar pelle secondo il vento che tira. Gli propone una  alleanza con il Pd nell’elezione del Senato  essendo possibili, per questa Camera, coalizioni che hanno lo sbarramento del 3% per l’elezione dei senatori invece dell’8% previsto per le liste singole. Non solo, nel segno del trasformismo di cui erano capaci, in particolare, i dirigenti della vecchia Dc, torna a parlare di centrosinistra. Non pone paletti nei confronti dei “transfughi”  di Articolo1, salvo MassimoD’Alema nei confronti del quale prova un odio viscerale. Gli risponde Bersani, tagliando la testa al toro. Consiglia a Renzi di “non perdere tempo in improvvisazioni tattiche, in furbizie. Con Pisapia – dice – stiamo lavorando ad un centrosinistra in netta discontinuità con il Pd degli ultimi anni.

Bersani: Renzi non si affanni, per lui è fatica sprecata

Non sarà Renzi a dare le carte in questa nuova stagione. Non si affanni per lui è fatica sprecata”. Discontinuità, una parola fatta propria anche da Pisapia, in una prima risposta data a caldo alle avances di Renzi Matteo, risposta che, però, lancia una sfida al segretario del Pd, “faccia le primarie e vediamo chi vince”. Se così fosse si tratterebbe di primarie di coalizione con la forza più consistente quella del Pd attuale. Una contraddizione con la stessa “discontinuità” di cui parla anche Pisapia. Ci viene da chiederci: c’è qualcuno che pensa che Renzi Matteo sia disponibile a ripristinare quei diritti che ai lavoratori sono stati tolti con il jobs act, che il segretario del Pd ritiene sia il meglio prodotto nei mille giorni del suo governo?

Enrico Rossi: “Renzi fa il piazzista e sulla Rai si accorda con Berlusconi”

La risposta al segretario del Pd arriva da Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, uno dei promotori con Bersani, D’Alema, Speranza, di Articolo1-Movimento dei democratici e progressisti: “Renzi fa il piazzista e mentre sulla Rai fa accordi con Berlusconi, si rivolge anche a Pisapia per non si sa bene quali intese. Io credo che noi dobbiamo andare avanti per costruire un’alleanza per il cambiamento a sinistra del Pd e fatta da coloro che, di sinistra e di centrosinistra, non si riconoscono più nel Pd di Renzi”. Per quanto riguarda eventuali primarie di coalizione, richiamate anche da Pisapia, Rossi afferma che “hanno poco senso perché la storia del sindaco d’Italia è finita il 4 dicembre del 2016 e non é replicabile”. “Ha senso invece costruire un programma di cambiamento per il Paese su pochi e chiari punti da discutere e definire insieme agli elettori di questa nuova alleanza. Ha senso che questa alleanza per il cambiamento – prosegue – faccia scegliere dai suoi elettori con le primarie i propri candidati al Parlamento. Ha senso portare in Parlamento un gruppo consistente di parlamentari che si batterà per gli obiettivi e per il programma condiviso. Pisapia parla giustamente di discontinuità. Per me significa un cambiamento nelle politiche economiche e sociali. Cioè un piano contro la precarietà nel lavoro, per il rilancio degli investimenti pubblici, per lo stato sociale, sanità, scuola, ricerca, lotta alla povertà. Le risorse – conclude – possono essere trovate nel contrasto duro all’evasione fiscale, nel ristabilire il principio della progressività del fisco, con una patrimoniale sulle grandi ricchezze, nella lotta agli sprechi e ai privilegi. Finora non è stata questa la musica che ha cantato Renzi e il suo partito. Se si comincerà non mancheranno le intese e le convergenze. Perché noi nasciamo per far rinascere nel Paese una sinistra di governo alternativa alla destra e alla demagogia dei 5Stelle”.

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