Tifo da spalti, sponsor Repubblica, per primarie Renzi-Pisapia. Ma lui nega di aver ricevuto telefonate dal segretario Pd. I Dem, con Bettini, “scoprono” Corbyn dopo averne detto peste e corna. Speranza (Art1): sinistra e destra esistono

Tifo da spalti, sponsor Repubblica, per primarie Renzi-Pisapia. Ma lui nega di aver ricevuto telefonate dal segretario Pd. I Dem, con Bettini, “scoprono” Corbyn dopo averne detto peste e corna. Speranza (Art1): sinistra e destra esistono

“Sarebbe non solo bello, ma anche sensato che si facessero primarie di coalizione per scegliere tra Renzi, Pisapia ed eventuali altri coraggiosi candidati premier del centrosinistra o alleanza progressista, o come la volete chiamare”. Così Michele Serra, dalla sua amaca, pezzo forte di La Repubblica, sospira e geme perché non  sembra possibile, scrive “in quel luogo di vanità e di sospetti, di faide interne e di rancori personali che è la sinistra italiana e non solamente il Pd che ultimamente rassomiglia a una corte papalina (se i Borgia avessero twittato il Pd sarebbe nato nel sedicesimo secolo) ma anche la sconclusionata galassia di partitelli e movimenti alla sua sinistra, la cui ragione statutaria è fare le pulci al vicino  piuttosto che accorparsi contro gli avversari”. Prosa in buon italiano ma priva di contenuti, del che fare. Così come i tanti interventi che si susseguono da parte di chi ora riscopre la parola “sinistra” e ci vuol mettere il suo marchio di fabbrica. Non solo Repubblica, che ha lanciato Pisapia, il quale avrebbe potuto dare un aiutino a quello scavezzacollo di Renzi Matteo tanto elogiato in diversi editoriali sul quotidiano di Largo Fochetti, ci si mette anche l’Espresso, identico gruppo editoriale, identici interessi, a proporsi come il medico che può salvare il malato, la sinistra.

Troppi maestrini e maestrine che si preoccupano della sinistra

Sono in tanti, troppi, maestrini e maestrine a preoccuparsi della sinistra. Goffredo Bettini, per esempio è fra coloro che scopre che una sinistra esiste ancora. Per molto tempo sembrava se ne fosse dimenticato, ora  trilla di gioia per il risultato, una vittoria, portata a casa dal Labour Party di Corbyn che veniva dato per disperso. Scrive il Bettini: “La sua carta vincente è stata  una concreta, netta, sobria, credibile, precisa proposta di riforma sociale a partire da una considerazione, persino banale, che in questi anni le disuguaglianze sono enormemente aumentate. Ciò, ormai, lo vedono (sostenendo che è un guaio per tutti), anche gli economisti, i sociologi e politologi più moderati. Corbyn ha vinto perché ha proposto per i giovani l’abolizione delle tasse universitarie che tanti di loro pagano indebitandosi per gran parte della loro vita; un investimento maggiore sulla sanità pubblica; un implemento delle abitazioni popolari per i meno abbienti; investimenti pubblici e maggiori tasse sulle grandi ricchezze e i grandi profitti industriali e finanziari”.

Il leader del Labour Party nel solco della storia della  sinistra

Il nostro eroe ha scoperto l’acqua calda. Corbyn ha fatto la campagna elettorale nel nome del Labour Party, collocato nella storia della sinistra, del socialismo. Non è passato da un Pci che Renzi ha sempre visto come una bestia nera, un errore della storia, poi dal Pds, Ds, Pd, trasformando un partito della sinistra in un partito di centrosinistra. Una cosa impossibile, di cui Bettini è stato con Veltroni, uno degli artefici. Di centrosinistra si può parlare di una alleanza fra soggetti diversi che si incontrano su un programma di governo, un progetto condiviso. Ma proprio quelle proposte che hanno fatto il “miracolo” di Corbyn, forse Bettini non se ne è accorto, non fanno parte del dna del Pd, ben altra è stata la politica economica e sociale dei mille giorni di Renzi Matteo. Una politica non di sinistra. Allora di che “coalizione”, di quali primarie si parla?

Non una parola di sinistra in quello che è uscito dal Congresso del Pd

Non c’è una parola di sinistra in ciò che è uscito dal Congresso del Pd. E i tanti medici che assistono il malato parlano, parlano, ci spiace registrare che fra questi vi è anche il vicedirettore de L’Espresso, senza indicare le medicine che servirebbero per rianimare il malato. Per esempio si potrebbe dire che a fronte di una malattia da jobs act che infetta la nostra economia, ci vorrebbe un antidoto, che  i diritti dei lavoratori, colpiti duramente con la messa al bando dell’articolo 18, potrebbero essere un ricostituente della sinistra.

Gioverà ricordare che  il “miracolo” Corbyn trova le sue fondamenta nella storia del laburismo. Mai ripudiato dal leader inglese, a differenza dei tanti che nel gruppo dirigente del Pd hanno messo al bando la storia del movimento operaio, socialista, la storia della sinistra, quella del Pci. Due cose tipiche del laburismo segnaliamo: la diretta affiliazione dall’operaismo marxista e il rapporto strettissimo con le Unions, i sindacati di sinistra, che partecipano all’elezione dei gruppi dirigenti e del segretario anche oggi (parte dei finanziamenti al Labour arrivano dai sindacati). Non solo. Quando Corbyn lancia l’idea della scuola e dell’università gratuita è fedele alla storia del laburismo, che fin dal programma del 1928 mette in prima fila l’uguaglianza dell’istruzione. Pensate un po’ noi, nell’era renziana,  dobbiamo fare i conti con uno slogan che va di moda, la destra e la sinistra non ci sono più, serve un grande centro, stile Macron.

Damiano dimentica che il governo ha rimesso in pista i voucher. Altro che sinistra

Lo ricordiamo a Cesare Damiano quando afferma che “Pisapia deve diventare un interlocutore strategico per il Pd. È finito il tempo delle alleanze tattiche ed estemporanee: un giorno a destra, un altro a sinistra. Questo – afferma Damiano -Renzi lo deve capire, altrimenti ci schiantiamo contro il muro. La nostra prospettiva dev’essere la ricostruzione di un campo di centrosinistra che metta insieme, senza pregiudiziali, il PD e le forze alla sua sinistra”. “La scelta di guardare a sinistra – prosegue – che Renzi pare aver fatto negli ultimi giorni, deve trovare un immediato riscontro nelle politiche del Governo”. Forse Damiano ha dimenticato, lui che è presidente della Commissione lavoro della Camera, che quel governo di cui parla ha rimesso in pista i voucher, con la benedizione di Renzi Matteo.

Non solo, Damiano fa riferimento alla svolta renziana, il “guardare a sinistra”. Sta diventando una farsa.  Pisapia chiamato in causa da Repubblica diventa una specie di oggetto del desiderio. Una specie di sora Lella, ci scusi l’ex sindaco di Milano per il paragone ma la sora Lella è un personaggio che fa parte della storia della Roma popolare, generosa. Dicevamo sora Lella, tutti la vogliono e  nessuno  la piglia. Renzi gli avrebbe telefonato, si sarebbero parlati, ne sarebbe scaturita una proposta, la coalizione al Senato, nel quadro appunto del “guardiamo a sinistra”. Ma Pisapia nega di aver mai ricevuto una telefonata, di aver mai parlato di coalizioni con  Renzi. Allora i virgolettati di Repubblica, dove e come nascono? L’autore che si sigla g.d.m se la cava con una battuta: “Telefonate o no, tempi e modi della mossa renziana non convincono Pisapia”.

Le virgolette usate da Repubblica e i retroscena fasulli

Poi, tanto per non perdere il vizio lo scriba g.d.m riporta fra virgolette l’opinione  di Pisapia nel merito dell’uscita di Renzi. “È tutto molto improvvisato – ha spiegato ieri ai suoi interlocutori – ma non è riscoprendo da un giorno all’altro il valore della coalizione che si può impostare un discorso serio”. Poi conclude che “senza una mossa convincente Pisapia è determinato a proseguire nel percorso già imboccato, un centrosinistra alternativo al Pd”. Taglia la testa  al toro, ci scusino gli animalisti del duo Berlusconi-Brambilla e ci scusino i tori, Roberto Speranza, coordinatore di Articolo1-Mdp, impegnato nella preparazione della manifestazione che si terrà a Roma promossa dalla associazione di Pisapia che si svolgerà il 1 luglio con l’adesione di Articolo1.

Il risultato del Labour una linfa per la sinistra europea e mondiale

“Il risultato del Labour party – afferma – che molti commentatori ritenevano un arnese inutile del secolo scorso, è una bellissima notizia, rappresenta una spinta a continuare il lavoro per costruire un nuovo grande campo democratico che dia linfa ai valori della sinistra europea e mondiale. Si tratta di una lezione a tutti quelli che negli ultimi anni ci hanno spiegato che ormai non ci sono più differenze tra destra e sinistra. Sinistra e destra invece esistono e sono  due cose molto diverse. Il merito di Corbyn è aver ridato una casa a milioni di cittadini del Regno Unito che chiedono politiche redistributive per una società più inclusiva e solidale. Di questa lezione bisognerà far tesoro presto anche noi”.