Stefano Rodotà è morto a 84 anni. Insigne giurista, raffinato intellettuale, ha speso la sua vita per il Diritto e i diritti

Stefano Rodotà è morto a 84 anni. Insigne giurista, raffinato intellettuale, ha speso la sua vita per il Diritto e i diritti

Stefano Rodotà ha speso una vita tra il mondo accademico e la politica, creando longeve scuole di pensiero ma anche corpose polemiche. E’ morto oggi, all’età di 84 anni. Nato a Cosenza il 30 maggio 1933, Stefano Rodotà è stato uno dei più noti giuristi italiani. Era soprannominato ‘Il Garante’ persino in famiglia. Era fratello dell’ingegnere Antonio e padre della giornalista Maria Laura, editorialista del Corriere della Sera. Professore emerito di Diritto civile all’Università di Roma La Sapienza, politico. Dopo essere stato iscritto al Partito Radicale di Mario Pannunzio, rifiuta nel 1976 e nel 1979 la candidatura nel Partito Radicale di Marco Pannella. Eletto alla Camera come indipendente di sinistra nel 1979, 1983, 1987, ex presidente del Pds (1991-1992), ex garante per la privacy (1997-2005).

Il Movimento 5 Stelle appoggiò la sua elezione alla presidenza della Repubblica nella primavera del 2013, per i sei scrutini che portarono poi alla rielezione di Giorgio Napolitano (prese 240 voti al primo; 230 al secondo; 250 al terzo; 213 al quarto; 210 al quinto; 217 al sesto). Era arrivato terzo alle consultazioni online dell’M5S, ma Milena Gabanelli e Gino Strada rinunciarono. “Vivo queste manifestazioni con il giusto distacco ironico, è un periodo ipotetico dell’irrealtà”, commentò all’epoca. “Se guardo indietro vedo che ho fatto sempre quello che mi sentivo capace di fare. E alla mia età mi fa sinceramente piacere che qualcuno si ricordi di me”.

È stato tra gli autori della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea. È stato componente del Gruppo europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie. Fra i più accesi oppositori del ddl bavaglio sulle intercettazioni proposto dall’ultimo governo Berlusconi, nel 2013 firmò l’appello di MicroMega per l’ineleggibilità del Cavaliere. Nel 2014 è stato una delle voci più critiche delle riforme del Senato e della legge elettorale portate avanti dal governo Renzi. Tra i suoi libri: Intervista su privacy e libertà (2005), Elogio del moralismo (2011), Il diritto di avere diritti (2012) tutti editi da Laterza. Da ultimo Il mondo nella rete. Quali i diritti, quali i vincoli (Laterza, 2014).

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, profondamente colpito dalla scomparsa di Stefano Rodotà, in un messaggio alla famiglia ne ricorda “le alte doti morali e l’impegno di giurista insigne, di docente universitario, di parlamentare appassionato e di prestigio e di rigoroso garante della Privacy”. “La sua lunga militanza civile al servizio della collettività – ricorda Mattarella – è stata sempre contrassegnata dalla affermazione della promozione dei diritti e della tutela dei più deboli”.

“Con Rodotà perdiamo uno straodinario giurista che si è battuto per il diritto di avere diritti anche nell’età digitale”. Lo ha scritto su Twitter la presidente della Camera Laura Boldrini. “Ricordo Stefano Rodotà grande giurista, intellettuale di rango, straordinario parlamentare. Una vita di battaglie per la libertà”. Lo scrive su Twitter il premier Paolo Gentiloni. “Se ne è andato Stefano Rodotà. E’ una notizia dolorosa per me e per tutti noi”. Lo afferma in una nota Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana. “Ci mancherà moltissimo – prosegue il segretario di SI – la sua intelligenza mai scontata, il suo pensiero raffinato e forte, ostinatamente rivolto alla tutela dei diritti in un Paese come l’Italia nel quale troppo spesso sono negati, innamorato dei beni comuni e della Costituzione. Grazie di tutto professore”.  “Che brutta notizia. Profonda tristezza per la scomparsa di Stefano Rodotà”. Lo scrive su Twitter l’ex premier Enrico Letta.

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