Smart working, strizzare l’occhio ai talenti paga. Solo il 7% della forza lavoro, ma sono i più soddisfatti

Smart working, strizzare l’occhio ai talenti paga. Solo il 7% della forza lavoro, ma sono i più soddisfatti
In Italia, lo smart working, ovvero il lavoro ‘agile’ rappresenta un trend sempre più rilevante soprattutto nelle grandi imprese, dove la capacità di attrarre e mantenere talenti è vitale per la crescita e il raggiungimento del successo anche se,secondo l’osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, ad oggi gli smart worker nel nostro Paese sono ancora solo 250 mila, circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti. Nonostante.ciò gli smart worker sono però più soddisfatti rispetto alla media dei lavoratori: su un campione di 1004 dipendenti, il 35% di questi è più sereno grazie a nuove forme di lavoro flessibile, contro il 15% dei lavoratori tradizionali. Le nuove forme di smart working, tra le altre cose, infatti permettono di conciliare meglio vita privata e lavorativa e favoriscono le possibilità di un più rapido avanzamento di carriera.
È quanto è emerso al convegno ‘Smart work, better life’, organizzato dal Centro Europeo di Studi Manageriali (Cesma) in partnership con Abbott e la School of Management del Politecnico di Milano, che si è tenuto oggi presso la Rappresentanza italiana della Commissione europea a Roma. Il convegno nasce infatti da “un lavoro che mette insieme ambito europeo e ambito nazionale – ha spiegato Lara Comi, europarlamentare e vicepresidente del gruppo Ppe – Ci sono oggi nuove forme di lavoro con una flessibilità che non vuol dire precariato. Quello che manca in Italia sono le infrastrutture, avere internet rapido e veloce. Abbiamo già approvato il 5G e ci aspettiamo che l’Italia possa avere internet più veloce per favorire lo smart working”.
Lo smart working “è un’innovazione potente, figlia dello spirito del nostro tempo – ha detto la ministra della Semplificazione e Pubblica Amministrazione, Marianna Madia – si usa la tecnologia per rinnovare l’organizzazione del lavoro, migliorando i risultati dello stesso, anche nella pubblica amministrazione, dove si va ad aumentare efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa”. La legge sul lavoro agile, approvata in Senato il 10 maggio 2017, punta a fornire un’ulteriore spinta alla diffusione dello smart working in Italia e a offrire un riferimento normativo in tal senso. “Abbiamo deciso in parallelo di misurare come i primi casi di smart working incidono sulla qualità dei servizi ai cittadini – ha aggiunto Madia – e sono certa che presto avremo dati che indicheranno che la qualità dei servizi migliora grazie allo smart working. La sfida è fare in modo che l’evoluzione tecnologica diventi una nuova opportunità”.
Una sfida che è stata al centro del confronto di oggi e rispetto alla quale “il nostro Paese, infatti, se vorrà essere competitivo, dovrà uniformarsi agli standard europei sullo smart working, un fenomeno inarrestabile con il quale le aziende italiane dovrebbero confrontarsi per poter offrire maggiore benessere ai propri dipendenti”, ha spiegato Pierpaolo Pontecorvo, presidente e fondatore del Cesma.
Share