Sabato incontro privato tra papa Francesco e Angela Merkel. In agenda un colloquio sui destini del mondo e dell’Europa

Sabato incontro privato tra papa Francesco e Angela Merkel. In agenda un colloquio sui destini del mondo e dell’Europa

Donald Trump e Vladimir Putin saranno i due convitati di pietra quando “the new leader of the free world”, Angela Merkel, la nuova leader del mondo libero, come amano chiamarla i detrattori dell’attuale presidente Usa, incontrerà domani papa Francesco, per la sesta volta in Vaticano. Jorge Mario Bergoglio ha già incontrato la cancelliera tedesca cinque volte, il giorno del suo insediamento a San Pietro il 19 marzo 2013, in occasione di due lunghe udienze di oltre quaranta minuti, il 18 maggio di quello stesso anno e il 21 febbraio 2015, e poi in due occasioni “europeiste”, quando il papa ha ricevuto dai vertici europei, Merkel in testa, il premio Carlo Magno, il sei maggio del 2016, e, da ultimo, quando lo scorso 24 marzo ha concesso udienza ai leader Ue giunti a Roma per i 60 anni dei trattati europei.

Nell’agenda dell’incontro privato, il destino del mondo e dell’Europa

Papa Francesco – lo ha confermato di recente alla Zeit – non prevede di visitare prossimamente la Germania, un paese che pure conosce, avendoci studiato per il dottorato, e dove la Chiesa cattolica è particolarmente in sintonia con il suo riformismo. Ma la cornice politica interna e internazionale ha evidentemente convinto la cancelliera che era preferibile recarsi dal pontefice in tempi non lontani. La scienziata protestante al suo terzo mandato come leader del paese più grande d’Europa, da poco tornata dall’Argentina, affronterà tra un centinaio di giorni le elezioni tedesche. E un incontro con il popolare papa latino-americano è un buon viatico per l’appuntamento con le urne. Merkel, poi, non porta sulle sue spalle solo i destini tedeschi. Ma, tanto più dopo l’elezione in Francia del carismatico Emmanuel Macron, che ha telefonato al papa prima ancora di venire in visita a Roma, e un Regno Unito ingolfato nella gestione della Brexit, dalla sua azione politica dipendono le sorti del futuro dell’integrazione europea. E, da quando è stato eletto alla Casa Bianca Donald Trump, molti guardano a lei come leader mondiale capace di fare da stabile contrappeso allo scenario statunitense divenuto improvvisamente imprevedibile. Anche il predecessore di Trump, Barack Obama, recente ospite della Merkel a Berlino, mentre il presidente era in Europa, in occasione dei 500 anni della riforma luterana: “Non possiamo nasconderci dietro un muro”, disse Obama in quell’occasione. Merkel ha conosciuto Trump alla Casa Bianca, dove le cronache raccontano di un incontro fatto di distanze e incomprensioni, e di nuovo a Taormina per il recente G7 che ha confermato su diverse questioni, a partire dal clima, una distanza incolmabile tra Berlino e Washington, tanto che entrambi i leader hanno lasciato la città siciliana con l’inconsueta cancellazione della conferenza stampa finale. I due torneranno a vedersi al G20 che proprio Merkel ospiterà tra poche settimane ad Amburgo.

La mediazione di Bergoglio tra Merkel e Putin

In questo quadro incontrare il papa, in questo frangente, deve essere apparso alla cancelliera propizio. Jorge Mario Bergoglio, che riceve la cancelliera tedesca in forma strettamente privata, può rappresentare per Merkel – che nei mesi scorsi ha a lungo ricevuto alla Cancelleria di Berlino i vertici della comunità di Sant’Egidio – un orecchio attento su molte questioni, dall’ambiente alla questione migratoria (“Sempre ho ammirato la capacità di integrazione” della Germania, ha detto Francesco), dal rapporto con il mondo islamico alla necessità di “rilanciare e ripensare” il progetto europeo. E può indicarle anche come costruire un ponte con il presidente Vladimir Putin, al quale il papa gesuita non ha mai chiuso la porta. Perché se tra Berlino e Mosca i rapporti – sull’Ucraina o sul Medio Oriente, per le politiche energetiche o per il futuro dell’Unione europea – non sono facili, la Santa Sede dell’era Bergoglio guarda alla Russia, nonché alla Cina, con estrema attenzione. Consapevole che in un mondo multipolare, attraversato da venti di una “terza guerra mondiale a pezzi”, segnato dalla crisi epocale delle migrazioni, gravato dal peggioramento ambientale, l’unico errore che un leader politico di spessore mondiale non deve commettere è rinunciare a dialogare con altri leader da cui dipendono i destini del mondo.

A 100 giorni dal voto, un sondaggio conferma: la CDU a gonfie vele, la Spd in difficoltà, e AFD entrerebbe per la prima volta nel Bundestag

Intanto, a cento giorni dalle elezioni tedesche del 24 settembre, l’Unione cristiano Democratica (Cdu) della cancelliera Angela Merkel risulta ampiamente in testa con il 39% dei voti. Il dato giunge da un sondaggio Infratest, che pone gli alleati di governo socialdemocratici in seconda posizione, ma con un distante 24%. I liberali dell’Fdp, in passato alleati di governo della Cdu, sono indicati al 9%, oltre la soglia di sbarramento del 5%. Potrebbero quindi entrare in parlamento, dal quale erano rimasti esclusi nel 2013. Al partito di estrema destra Alternativa per la Germania viene attribuito l’8%, che gli garantirebbe l’ingresso al Bundestag, per la prima volta. In difficoltà per il suo ruolo di partner di minoranza della grande coalizione che guida la Germania, l’Spd era risalito nei sondaggi all’inizio dell’anno con la nuova leadership dell’ex presidente dell’europarlamento Martin Schulz. Ma l’effetto novità si è presto esaurito e il partito ha subito una dura sconfitta ad elezioni locali del mese scorso perdendo la guida del land del Nord Reno Westfalia. L’Spd ha messo a punto un programma di 960 pagine che verrà discusso e approvato in una conferenza straordinaria del partito il 25 giugno a Dortmund. La settimana prossima, Schulz presenterà inoltre a Berlino un programma di riforma fiscale con aliquote maggiori per i redditi più alti e gravi per i redditi medio bassi.

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