Renzi in anteprima a Porta a Porta annuncia la “sorpresa stupenda”: da Istat notizie positive sul Pil. L’elogio dello zero virgola. Fanalino di coda in Eurozona. In 15 anni persi 22,5 punti. Federconsumatori: andamento tentennante e incerto

Renzi in anteprima a Porta a Porta annuncia la “sorpresa stupenda”: da Istat notizie positive sul Pil. L’elogio dello zero virgola. Fanalino di coda in Eurozona. In 15 anni persi 22,5 punti. Federconsumatori: andamento tentennante e incerto

Renzi l’annuncio, in anteprima, l’ha dato a Porta a Porta: dall’Istat ci saranno notizie positive sul Pil. Ha ripetuto la grande notizia più volte, i due giornalisti che avrebbero dovuto intervistarlo si sono ben guardati dal chiedere lumi. Magari potevano, in diretta, svelare i  marchingegni che l’Istituto di statistica di volta in volta usa per interpretare numeri veri, ci mancherebbe, in modo tale da far apparire che va sempre tutto bene. Forse ai due giornalisti, firme autorevoli, è chiedere troppo visto che Renzi Matteo, con l’arroganza che trasuda da ogni poro, li ha trattati come degli studententelli timorosi di fronte al professore che impartisce loro lezioni dall’alto della sua cattedra. Non facciamo i loro nomi per il rispetto che portiamo  ancora per questa professione, sempre più difficile a fronte di personaggi che non ammettono il confronto vero, che sbeffeggia chi non la pensa come lui, il capo.

L’ex premier dà lezione e bacchetta i giornalisti che dovevano intervistarlo

Renzi Matteo ha spiegato loro che  Def, manovra economica, leggi di bilancio, rischio di esercizio provvisorio, sono tutte balle, il governo, nuovo o vecchio, in ogni momento può presentare alla Commissione Ue la documentazione richiesta. Si può mandare a casa Gentiloni quando vogliamo, ora o fra sei mesi, non fa differenza, i venti miliardi che rischiamo di dover pagare, l’aumento dell’Iva, tutte balle. Ci penso io. Vedrete domani, i dati Istat vi stupiranno. E loro, i due scriba, silenti come scolaretti a fronte del professore che li interroga. Ovviamente Bruno Vespa si è ben guardato dal dire alcunché, ci mancherebbe.

Ci siamo addormentati con l’incubo dell’Istat, e la prima cosa che abbiamo fatto, aperto gli occhi, siamo andati alla ricerca dei numeri.  La notizia clamorosa: l’Istituto di statistica rivede al rialzo la crescita del Pil del primo trimestre. Il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,2% nei confronti del primo trimestre del 2016. La stima preliminare diffusa il 16 maggio scorso aveva rilevato un aumento congiunturale dello 0,2% e un aumento tendenziale dello 0,8 per cento. La variazione tendenziale, sottolinea l’Istat, è la più alta dal quarto trimestre del 2010. Non ci pare che ci sia molto da gongolare, siamo sempre sul piano degli zero virgola, non solo la variazione acquisita –  si legge nel comunicato – è già pari allo 0,9, significa che l’obiettivo dell’1,1% stimato dal governo “è decisamente a portata di mano e potrebbe anche essere superato”.

Il governo gongola. Gentiloni: “l’impegno continua”. Ma fino a quando?

Il governo gongola: “riviste al rialzo le stime per il 2017. L’Italia cresce più del previsto e l’impegno continua”, scrive su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.  Ma fino a quando? L’ex premier incombe e su Facebook sottolinea come gli ultimi dati economici siano “figli degli anni di lavoro serio e rigoroso che abbiamo alle spalle (il suo lavoro ndr). Ma io non sono soddisfatto perché so che non basta. L’unica strada è andare avanti, continuare ad abbassare le tasse, semplificando il sistema e incoraggiando gli imprenditori veri”.

Più avanti Istat fa presente che il primo trimestre del 2017 ha avuto due giornate lavorative in più sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al primo trimestre del 2016. Ancora, si scopre che a incidere positivamente  sulla crescita congiunturale del Pil il valore aggiunto dell’agricoltura (4,2%) e quello dei servizi (0,6%), mentre si registra un andamento negativo per il valore aggiunto dell’industria (-0,3%). Il che significa che la nostra economia resta al palo. Non solo, c’è un Pil tendenziale e un Pil congiunturale. C’è un Pil pro capite, quello che conta, perché riguarda il tenore di vita dei cittadini, c’è il raffronto con il Pil dei paesi dell’Eurozona. Sul fronte del Pil pro capite l’Italia rimane indietro rispetto alla media Ue: secondo uno studio del Centro Studi Promotor nel 2016 quello dell’Italia è stato inferiore alla media dei paesi dell’Unione Europea del 3,72%. Un arretramento degli ultimi quindici anni perché nel 2001, cioè nell’anno che ha preceduto l’adozione dell’euro da parte dell’Italia, il nostro Pil pro capite superava quello medio dell’Unione Europea del 18,80%. Da allora, dunque, nel confronto con la Ue il nostro Pil pro capite ha perso ben 22,5 punti percentuali.

Solo Italia e Grecia hanno un Pil inferiore a quello del 2001

Da sottolineare che solo l’Italia e la Grecia hanno nel 2016 un Pil pro capite inferiore a quello del 2001 e che il calo dell’Italia (-6,83%) è peggiore di quello della Grecia (-6,04%). L’Italia rimane indietro anche rispetto alla media dell’Eurozona: il Pil infatti è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 1,7% rispetto allo stesso trimestre del 2016. Il prodotto interno lordo è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% in Germania, dello 0,4% in Francia, dello 0,3% negli Stati Uniti e dello 0,2% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,9% in Germania, del 2% negli Stati Uniti e nel Regno Unito e dell’1% in Francia.

Federconsumatori in una nota a commento dei dati forniti da Istat parla di “un andamento incoraggiante, ma che necessita del sostegno deciso da parte del Governo, attraverso un piano per lo sviluppo. In assenza di tale intervento, infatti, gli indicatori economici continueranno ad essere in balia di un andamento tentennante ed incerto. È fondamentale cogliere questi segnali di ripresa per lanciare un messaggio chiaro all’insegna della crescita, per allontanare una volta per tutte lo spettro della crisi.

Federconsumatori: Non ci risulta una ripresa della spesa delle famiglie

La via maestra per aprire questa nuova fase – afferma Federconsumatori – è quella di intervenire sulla domanda interna e sulla redistribuzione dei redditi, attraverso un intervento teso a rimettere in moto il mercato occupazionale. Ci lascia perplessi, in tal senso, l’analisi dell’Istat, che sostiene una ripresa della spesa delle famiglie che a noi non risulta affatto e che, anzi, dovrebbe essere sostenuta”. Opportunità di lavoro per i disoccupati, la ripresa del mercato del lavoro, aumento dei consumi, determinerebbero una redistribuzione dei redditi, con incremento della produzione: “un meccanismo virtuoso – dice Federconsumatori – che aspetta solo di essere avviato”. Per quanto riguarda l’aumento dell’inflazione – prosegue la nota – cresce “non sulla base della domanda interna bensì sull’onda della crescita dei costi dell’energia e dei servizi di trasporto. In tal modo non fa altro che riportare conseguenze sempre più gravi sui bilanci familiari, specialmente quelli dei redditi medio-bassi”. Da qui “l’urgenza di mettere in atto concrete politiche per il Lavoro, attraverso una ripresa degli investimenti per lo sviluppo e la ricerca, nonché per la modernizzazione e realizzazione di infrastrutture. Un appello particolare per l’avvio di un serio piano di ricostruzione delle aree terremotate, troppo spesso ancora abbandonate a loro stesse”.