Presentato al Senato il settantennale del premio Viareggio postumo a Gramsci per le Lettere dal carcere

Presentato al Senato il settantennale del premio Viareggio postumo a Gramsci per le Lettere dal carcere

L’ottantottesima edizione del Premio letterario Viareggio Repaci, il prossimo 27 agosto, celebrerà il settantesimo anniversario dell’assegnazione del riconoscimento (post mortem) alle ‘Lettere dal carcere’ di Antonio Gramsci. Nel 1947 Gramsci era morto da dieci anni, e la giuria del Premio, composta da nomi prestigiosa come Repaci, Corrado Alvaro, Bigiaretti, Debenedetti, Decespedes, all’unanimità, e a sopresa, decise di attribuire il Premio al grande intellettuale comunista, in occasione della pubblicazione presso Einaudi delle Lettere dal carcere. La decisione di assegnare un premio postumo ad Antonio Gramsci, non poteva che suscitare scalpore e qualche malumore, soprattutto perché ci si attendeva che quell’anno il premio fosse assegnato a La Romana di Alberto Moravia. Alcuni commentatori avanzarono subito il sospetto di una svolta più marcata del premio verso la sinistra, dopo gli anni del pesante condizionamento fascista. Anche perché la notizia del conferimento del premio alle Lettere dal carcere venne diffusa in anteprima proprio dall’Unità, il quotidiano fondato dallo stesso Gramsci, che il 15 agosto del 1947 bruciò di 24 ore la proclamazione ufficiale. Il premio di 500mila lire venne poi ritirato dai due figli di Antonio Gramsci, Giuliano a Delio.

La necessità di un ricordo a 70 anni di distanza del premio a Gramsci è stata ribadita nel corso di una conferenza stampa al Senato dai senatori Manuela Granaiola e Miguel Gotor, assieme alla presidente del premio, Simona Costa, al sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro e a Rino Caputo della Fondazione Gramsci. La senatrice Granaiola, madrina e tenace sostenitrice del premio negli anni delle difficoltà economiche, ha voluto raccontare la storia prestigiosa del premio, “che aprì in Italia la stagione dei grandi premi letterari del Novecento, perché i fondatori vollero da subito che il premio avesse un respiro più ampio del Bagutta, ideato da Orio Vergani nel 1926, a apparisse anticonformista e riuscisse a convogliare le simpatie di tutte quelle forze, di quelle testimonianze che erano riuscite a non subire la pressione ideologica della dittatura”. A proposito del conferimento a Gramsci, la senatrice Granaiola ha voluto citare le parole che lo stesso Leonida Repaci, alla ripresa dopo la sospensione della guerra, usò per giustficarne la decisione: “siamo partiti da questa considerazione: il grande rivoluzionario sardo è conosciuto dagli italiani unicamente come fondatore del Partito comunista. Nessuno, se non i compagni che gli vissero vicini sa quale formidabile scrittore egli sia stato”.

Miguel Gotor, che nel 2008 vinse il premio saggistica con un suo volume dedicato alle lettere di Aldo Moro, ha sottolineato il valore del premio, definito “un faro per la cultura e la politica in Italia e in Europa”. Soprattutto in una fase in cui i premi letterari stentano a ricostruire la propria credibilità e in cui la crisi ha lasciato sul terreno molte case editrici. Gotor ha ricordato di aver gareggiato con Sergio Luzzatto, suo collega e amico prima e dopo gli anni dell’Università di Torino, che aveva pubblicato una ricerca su padre Pio. Insomma, “dopo tante difficoltà – ha concluso Gotor – saluto con grande favore questo nuovo corso che ha fatto rinascere il premio”.

Il sindaco di Viareggio Giorio Del Ghingaro ha raccontato delle enormi difficoltà del Comune di Viareggio a sostenere titanicamente l’impresa meritoria del Premio Viareggio-Rèpaci, mentre a Rino Caputo della Fondazione Gramsci il compito di annunciare il seminario su Gramsci che avrà luogo a Viareggio in occasione della serata della proclamazione dei tre vincitori. Al seminario parteciperanno lo storico e filologo Luciano Canfora, una ricercatrice della Fondazione Gramsci che sta lavorando sull’Epistolario gramsciano e lo stesso Caputo.

La presidente del Premio Viareggio, Simona Costa, ha infine presentato le tre terne dei finalisti del 2017, chiamando a un breve contributo, Giuseppe Montesano, Gianfranco Calligarich, Stefano Carrai, che ha letto una sua poesia, e Sandro Pazzi, autore di un volume sulla donazione dimenticata della Collezione Contini Bonaccorsi.