Pd nella bufera. Lecce: 103 esponenti, in testa il segretario provinciale, lasciano la tessera: “Ce ne andiamo, il partito renziano occupa uno spazio centrista”. Minoranze in movimento: Orlando, Cuperlo, Zingaretti vicini a Bersani e Pisapia. Critiche a raffica di Prodi, Veltroni, Franceschini

Pd nella bufera. Lecce: 103 esponenti, in testa il segretario provinciale, lasciano la tessera: “Ce ne andiamo, il partito renziano occupa uno spazio centrista”. Minoranze in movimento: Orlando, Cuperlo, Zingaretti vicini a  Bersani e Pisapia. Critiche  a raffica di Prodi, Veltroni, Franceschini

L’annuncio l’ha dato Massimo D’Alema nel corso dell’intervento con cui ha concluso l’assemblea   di Articolo 1-Mdp di Roma e del Lazio che si è svolta lunedì nel tardo pomeriggio al Caffè letterario. Ha parlato delle dimissioni di più di ottanta esponenti di primo piano del Pd di Lecce, il comune conquistato del Pd di Lecce i quali sono stati  fra i protagonisti di primo piano delle elezioni che hanno portato alla conquista del Comune. Non se la sono sentita di lasciare il Pd proprio nel pieno della campagna elettorale, hanno compiuto il loro “dovere” di militanti, hanno dato il loro contributo alla conquista del comune, anche se ormai la rotta di collisione con la politica renziana era segnata. La notizia non aveva trovato spazio nelle cronache politiche. Qualche riga e niente più di un avvenimento importante, il segno che la sconfitta elettorale di Renzi Matteo è destinata a lasciare il segno. Si dice che il “caso Lecce”, accolto con un forte applauso dall’assemblea, molto partecipata, di Articolo 1 di cui parliamo in altra parte del giornale, non sarà isolato. All’annuncio “ufficioso” dato da D’Alema ha fatto seguito una lettera del segretario provinciale del Pd, Salvatore Piconese consegnata nella mattina di martedì nelle mani del segretario regionale  Marco Lacarra in cui annuncia le dimissioni dall’incarico del partito prima della scadenza del mandato prevista per il prossimo autunno.

Gli esponenti leccesi si iscrivono a Articolo1-Movimento Democratico e Progressisti

Con lui se ne vanno altri 103 esponenti del Pd, un vero e proprio salasso per il partito nel Salento. Passano tutti ad Articolo1-Movimento Democratico e Progressista di cui Massimo D’Alema insieme a Bersani, Speranza, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana è uno  dei fondatori. Tra i 103 che lasciano il  Pd ci sono sindaci, assessori, consiglieri comunali, dirigenti di partito che hanno deciso di fare altrettanto. Le agenzie di stampa oggi lanciando la notizia danno conto di un caso particolare, che dà il segno del disagio con cui hanno vissuto nel Pd renziano personalità che ricoprono incarichi pubblici. È il caso di Patù dove a dire addio al Partito democratico è stato il sindaco, Gabriele Abaterusso ex segretario cittadino ed ex componente della segreteria provinciale, insieme con tutti i consiglieri di maggioranza nel consiglio comunale.

Salvatore Piconese, che  è sindaco di Uggiano La Chiesa, ha spiegato i motivi della sua decisione di abbandonare il Pd, parlando del “frutto di una lunga riflessione” su un partito diventato ormai “il partito di Renzi che ha portato alla rottamazione in questi anni la storia del partito e del suo popolo”. “Il Pd è in questo periodo – afferma Piconese- una comunità divisa e disorientata poiché in questi anni la ‘torsione personalistica’, la venatura populista e plebiscitaria, unita all’occupazione di uno spazio puramente centrista nel panorama politico nazionale, hanno modificato il patrimonio genetico del partito il quale si è del tutto allontanato dei suoi valori fondativi e dei suoi principi originari di democrazia, di giustizia sociale e di libertà”.

Il “trionfalismo” del segretario Dem provoca significative reazioni. Cresce il malcontento

Se a Lecce la frattura nel Pd è visibile anche in altre città cresce il malcontento. Il “trionfalismo” di Renzi Matteo provoca reazioni, prese di posizione che compaiono in particolare nelle cronache locali. I giornaloni si barcamenano, anche perché era impossibile, anche a chi lo volesse, mascherare la sconfitta, una vera e propria disfatta. La minoranza che fa capo al ministro Orlando insieme a Gianni Cuperlo annuncia che parteciperà all’assemblea del 1 luglio convocata da Giuliano Pisapia (Campo Progressista) insieme ad Articolo1-Mdp. Viene annunciata anche la presenza della ministra Anna Finocchiaro. Dalla riunione dell’area Orlando arrivano segnali che secondo notizie che filtrano da ambienti del Pd non dovrebbero far dormire sonni tranquilli al segretario dei Dem. Arrivano anche dichiarazioni ufficiali che, raccontano i retroscenisti, fanno infuriare Renzi. “Da solo il Pd non va da nessuna parte, senza il Pd non esiste il centrosinistra” ha detto il ministro della Giustizia. “Questo è il lavoro da fare” tanto più dopo le ultime elezioni, perché – ha notato – “c’è un pezzo di elettorato, con cui sono stati interrotti i rapporti in modo drammatico e che va recuperato. Noi siamo qui dopo una sconfitta  – ha detto riferendosi alla sua area- coltiviamo idee in comune – per chiedere al Pd di cambiare linea”. Dalla riunione arriva anche la dichiarazione di Gianni Cuperlo. Richiama una dichiarazione di Prodi in cui risponde al segretario  del Pd che l’ha invitato a spostare la sua tenda. “Lo farò – aveva detto Prodi – senza difficoltà, la mia tenda è leggera e l’ho messa nello zaino”. “Quella di Prodi – afferma Cuperlo – è una dichiarazione dolorosa per chi ha a cuore la sorte del Pd e del centrosinistra e ha avuto a cuore in passato l’Ulivo. Mi auguro che il gruppo dirigente Pd a partire dal segretario sappia farsene carico e dare una risposta perché parliamo della personalità con più peso nella nascita di questo progetto. C’è bisogno di leadership che uniscono e Renzi sembra caratterizzarsi ancora una volta come colui che divide e questo non va bene”. Interviene anche Nicola Zingaretti, il presidente della Regione Lazio che “accompagnò” Renzi a far visita alle zone terremotate. Intervenendo alla riunione dell’area Orlando dice: “Il Pd è isolato, troppo fragile nel radicamento territoriale e ha scarsa capacità unitaria, come emerge in alcuni momenti in modo drammatico. Ma il Pd è nato per unire, non per dividere: vogliamo aprire una nuova pagina in cui il tema unitario sia fondamentale.  Si sono scimmiottate le patologie della storia dell’Ulivo ma così si rimuove il grande tema: è vero che il centrosinistra non vince sempre, ma il Pd da solo perde sicuramente. È ancora possibile recuperare”. Dal canto suo Walter Veltroni in una intervista a Repubblica afferma che “Il Pd non ha più identità”. Una accusa bruciante. Così come quella di Dario Franceschini il cui appoggio a Renzi Matteo è stato fino ad oggi determinante. Il ministro posta su Twitter una foto con i numeri del Pd nelle ultime elezioni e spara: “Bastano questi numeri per capire che qualcosa non ha funzionato?”. “Il Pd – continua l’ex segretario – è nato per unire il campo del centrosinistra non per dividerlo”.

L’ex premier: il balzo in avanti del centrodestra colpa delle polemiche nel centrosinistra

E Renzi come risponde? Con la tracotanza, la violenza verbale che lo contraddistingue. Il risultato elettorale, ora forse ammette che tutto non è andato bene, che ha registrato “un balzo in avanti del centrodestra”, è colpa anche delle “continue esasperanti polemiche nel centrosinistra” che, alla fine, “non fanno altro che agevolare il fronte avversario. È stato sempre così”. E sulla coalizione di centrosinistra afferma: “Addormenta gli elettori e non serve”. In un colloquio con il direttore di Qn, Andrea Cangini, aveva detto: “Si conferma la tesi che i migliori amici del Berlusca sono i suoi nemici. È stato infatti ancora una volta dimostrato che quelli che invocano una coalizione di centrosinistra larga il più possibile fanno il gioco del centrodestra, e non del Pd”. Che dire a fronte di tanta sfrontatezza, con i numeri che parlano chiaro? Inguaribile, il segretario del Pd. Neppure l’esame del Dna potrebbe dare una risposta.

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