Papa Francesco a Barbiana ricorda il sacerdozio di don Lorenzo Milani, il suo messaggio, e pone fine a 50 anni di ingiustizia della Chiesa

Papa Francesco a Barbiana ricorda il sacerdozio di don Lorenzo Milani, il suo messaggio, e pone fine a 50 anni di ingiustizia della Chiesa

Papa Francesco ha concluso il breve ma significativo viaggio a Barbiana, dove don Lorenzo Milani ha vissuto e insegnato ai bambini poveri, con un riferimento alla richiesta, non esaudita, che il sacerdote vissuto dal 1923 al 1967 indirizzò al vescovo di Firenze dell’epoca, il cardinale Ermenegildo Florit: “Non posso tacere che il gesto che ho oggi compiuto vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale”.

Papa Francesco: “la Chiesa riconosce nella vita di don Milani un modo esemplare di servire il Vangelo”

“In una lettera al vescovo – ha ricordato Francesco – scrisse: ‘Se lei non mi onora oggi con un qualsiasi atto solenne, tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato…'”. In quella missiva a Florit del 5 marzo 1964 don Milani – il papa non lo ha citato – scriveva, tra l’altro: “Più santamente io tacevo e più scandalosa appariva la lontananza del vescovo dai poveri, dalla verità, dalla giustizia”. “Dal Card. Silvano Piovanelli, di cara memoria, in poi – ha proseguito il papa – gli arcivescovi di Firenze hanno in diverse occasioni dato questo riconoscimento a don Lorenzo. Oggi lo fa il Vescovo di Roma. Ciò non cancella le amarezze che hanno accompagnato la vita di don Milani – non si tratta di cancellare la storia o di negarla, bensì di comprenderne circostanze e umanità in gioco -, ma dice che la Chiesa riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il Vangelo, i poveri e la Chiesa stessa”. “Con la mia presenza a Barbiana”, ha detto ancora il Papa, “con la preghiera sulla tomba di don Lorenzo Milani penso di dare risposta a quanto auspicava sua madre: ‘Mi preme soprattutto che si conosca il prete, che si sappia la verità, che si renda onore alla Chiesa anche per quello che lui è stato nella Chiesa e che la Chiesa renda onore a lui… quella Chiesa che lo ha fatto tanto soffrire ma che gli ha dato il sacerdozio, e la forza di quella fede che resta, per me, il mistero più profondo di mio figlio… Se non si comprenderà realmente il sacerdote che don Lorenzo è stato, difficilmente si potrà capire di lui anche tutto il resto. Per esempio il suo profondo equilibrio fra durezza e carità’. Il prete ‘trasparente e duro come un diamante’ continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa. Prendete la fiaccola e portatela avanti”.

Il messaggio attuale di don Milani: “il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è avarizia”

Le parole di Don Milani in Lettera a una professoressa “il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia” rappresentano “un appello alla responsabilità che riguarda voi, cari giovani, ma prima di tutto noi, adulti, chiamati a vivere la libertà di coscienza in modo autentico, come ricerca del vero, del bello e del bene, pronti a pagare il prezzo che ciò comporta”. Questo il messaggio di papa Francesco nel suo discorso a Barbiana. Secondo Francesco, “anche per i nostri tempi, in cui solo possedere la parola può permettere di discernere tra i tanti e spesso confusi messaggi che ci piovono addosso, e di dare espressione alle istanze profonde del proprio cuore, come pure alle attese di giustizia di tanti fratelli e sorelle che aspettano giustizia. Di quella piena umanizzazione che rivendichiamo per ogni persona su questa terra, accanto al pane, alla casa, al lavoro, alla famiglia, fa parte anche il possesso della parola come strumento di libertà e di fraternità”.

Il saluto di papa Francesco agli studenti e agli educatori sull’esempio di don Milani

Papa Francesco ha voluto salutare a Barbiana anche “alcuni ragazzi e giovani, che rappresentano per noi i tanti ragazzi e giovani che oggi hanno bisogno di chi li accompagni nel cammino della loro crescita”. “So – ha detto loro – che voi, come tanti altri nel mondo, vivete in situazioni di marginalità, e che qualcuno vi sta accanto per non lasciarvi soli e indicarvi una strada di possibile riscatto, un futuro che si apra su orizzonti più positivi”. Infine ha voluto ringraziare tutti gli educatori, “quanti si pongono al servizio della crescita delle nuove generazioni, in particolare di coloro che si trovano in situazioni di disagio. La vostra – ha detto – è una missione piena di ostacoli ma anche di gioie. Ma soprattutto è una missione. Una missione di amore, perché non si può insegnare senza amare e senza la consapevolezza che ciò che si dona è solo un diritto che si riconosce, quello di imparare. E da insegnare ci sono tante cose, ma quella essenziale è la crescita di una coscienza libera, capace di confrontarsi con la realtà e di orientarsi in essa guidata dall’amore, dalla voglia di compromettersi con gli altri, di farsi carico delle loro fatiche e ferite, di rifuggire da ogni egoismo per servire il bene comune”.