Fuori dal carcere Matteo Boe, tagliò il lobo dell’orecchio a Farouk Kassam. Nel 2003 il misterioso omicidio della figlia di 14 anni

Fuori dal carcere Matteo Boe, tagliò il lobo dell’orecchio a Farouk Kassam. Nel 2003 il misterioso omicidio della figlia di 14 anni

È uscito domenica mattina alle pochi minuti prima delle 11 dal carcere di Opera dove era detenuto, Matteo Boe, il bandito sardo responsabile, tra l’altro, del rapimento il 15 gennaio del 1992 a Porto Cervo del piccolo Farouk Kassam, che all’epoca aveva sette anni e al quale lo stesso Boe tagliò il lobo dell’orecchio che fu poi recapitato al padre del bambino all’interno di una busta. Farouk fu poi liberato dopo 177 giorni di prigionia in seguito al pagamento di un riscatto. Matteo Boe, 59 anni, ha terminato di scontare 25 anni di carcere, dopo aver usufruito di uno sconto di pena di 5 anni per buona condotta.Boe è uscito dal carcere di Opera ed è salito su una Fiat 500 L grigio scuro alla cui guida c’era una donna. All’auto è stato consentito di accedere al parcheggio riservato antistante il carcere e l’ormai ex detenuto non si è fermato a parlare con i giornalisti che attendevano all’esterno della struttura. Boe, che mostrava una lunga barba grigia, indossava un basco scuro e una maglietta bianca. Non è ancora chiaro se Boe tornerà in Sardegna, nel suo Paese d’origine, o se andrà in altra città. Va detto che la figlia , è stata uccisa , questo il resoconto del 26 novembre del 2003 del collega del Corriere della Sera, Matteo Pinna: Una fucilata alla testa, così hanno ucciso Luisa, 14 anni, figlia di Matteo Boe, ultimo bandito «balente» della Barbagia,ora in carcere per il rapimento (con taglio dell’orecchio) di Farouk Kassam. Breve la tregua a Lula, che da poco più di un anno – per dieci nessuno aveva voluto presentarsi alle elezioni – aveva un sindaco e amministratori comunali. Da mesi fazioni scatenate: lettere anonime, intimidazioni, bombe, auto incendiate, spari contro i carabinieri e ora un omicidio certamente destinato a scatenare vendette a catena. E’ il primo atto di una faida annunciata. Luisa Manfredi – la ragazzina porta il cognome della mamma – è stata colpita mentre era affacciata alla finestra. Somiglia molto alla mamma Laura e forse era proprio lei il vero obiettivo della scarica di pallettoni. Era già buio, poco prima delle 19. «Io non ero a casa, insieme con Andrea (l’altro figlio di 13 anni, ndr ) da una famiglia di nostri vicini – confida fra le lacrime Laura Manfredi all’ospedale di Nuoro – abbiamo sentito gli spari e siamo ritornati subito».

Un agguato: Luisa stendeva i panni, chi ha sparato era nascosto in un vicolo fra la casa di Matteo Boe e quella dei genitori, a poche decine di metri dalla chiesa. Otto pallettoni contro il balcone, uno ha colpito la ragazzina alla tempia. Dopo un quarto d’ora è arrivata l’ambulanza, Luisa respirava ancora. E’ stata trasportata all’ospedale di Nuoro, non ha mai ripreso conoscenza. E’ morta durante un intervento chirurgico, il proiettile ha provocato danni irreversibili al cervello. Era la più grande dei tre figli, nata in Francia, come il fratello Andrea. La sorellina Marianna ha 12 anni. Non aveva ancora un anno quando Matteo Boe venne arrestato in Corsica a Porto Vecchio: la polizia aveva seguito proprio Laura Manfredi che con i bimbi si era imbarcata da Santa Teresa di Gallura sul traghetto per Bonifacio. Per catturare Boe, allora fra i latitanti più pericolosi, vennero mobilitati i reparti speciali della gendarmerie. Un’irruzione in un albergo vicino al porto, Boe era armato, ma non volle esporre ai rischi i bambini e si arrese senza sparare un colpo. Laura Manfredi, emiliana, è voluta rimanere a Lula con i figli. Né ha mai nascosto le sue convinzioni politiche: sinistra estrema. Ma si è tenuta sempre in disparte e non ha mai preso parte alle polemiche fra il «partito del non voto» e lo schieramento favorevole alle elezioni. Malgrado ciò era fra le persone prese di mira nei volantini anonimi che annunciavano vendette.

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