Londra. Due famiglie di italiani nell’incendio che ha devastato un grattacielo abitato da poveri nella zona ricca di Chelsea. Almeno 12 morti e 74 feriti, il bilancio parziale. Corbyn, colpa dei tagli

Londra. Due famiglie di italiani nell’incendio che ha devastato un grattacielo abitato da poveri nella zona ricca di Chelsea. Almeno 12 morti e 74 feriti, il bilancio parziale. Corbyn, colpa dei tagli

E’ di almeno dodici morti e 74 feriti, di cui 20 in condizioni critiche, il bilancio provvisorio dell’incendio avvenuto questa mattina alla Torre Grenfell, a Londra. Lo rende noto il servizio Ambulanze della capitale britannica, intervenuto insieme ai vigili del fuoco e alla polizia sul luogo. “Dopo l’incendio di questa mattina alla torre Grenfell, West London, abbiamo trattato e trasportato 64 pazienti in sei ospedali in tutta la città; di questi, 20 sono ancora in condizioni critiche – si legge in un comunicato -. Altri 10 pazienti sono arrivati da soli in ospedale, portando il numero totale di persone in cura a 74”. La Polizia Metropolitana (MET) di Londra ha confermato sei morti e diversi testimoni descrivono i residenti che cadevano o saltavano dall’edificio incendiato in fiamme. Per domare le fiamme nel palazzo di 24 piani, la cui causa è ancora ignota, sono intervenuti oltre 200 vigili del fuoco e 40 autobotti, incluse 14 unità di salvataggio.

“C’erano degli italiani che vivevano nella torre”. Lo afferma Beatrice Antonini dell’agenzia immobiliare Real Estate Genius ai microfoni di Radio 24. “Nella torre abbiamo cinque appartamenti affittati e alcuni clienti sono italiani”, in particolare sono “due famiglie italiane con bambini. Al momento non abbiamo saputo niente di loro”. A Radio 24 Beatrice Antonini sottolinea: “Non sappiamo cosa sia successo e mi sto recando sul posto per avere maggiori informazioni e sapere se i miei clienti stanno bene”. Antonini aggiunge: “Ho saputo che gli allarmi anti incendio non hanno funzionato. mi sembra grave e incomprensibile perche’ la torre e’ sempre stata controllata perfettamente”. Alla giornalista che le chiede maggiori dettagli sui controlli effettuati all’interno della torre la rappresentante dell’agenzia immobiliare risponde: “Noi facciamo ogni tre mesi dei controlli negli appartamenti e ci aggiorniamo coi proprietari e col sindacato che gestisce la torre. Tutti i controlli erano normali e non si capisce cosa sia successo”.

E c’è rabbia fra gli inquilini della Grenfell Tower. Damian Collins, ex presidente della Associazione degli Inquilini di Grenfell Tower, ha puntato il dito contro i gestori e le autorità locali soprattutto in merito ai lavori di ristrutturazione dell’edificio completati l’anno scorso. “Dicevamo sempre, ci vorrà una tragedia prima che la gente si svegli e prima che gli amministratori debbano rendere conto delle loro responsabilità”, ha detto Collins all’Afp. Gli inquilini della Grenfell Tower, un palazzo di edilizia popolare costruito nel 1974, avevano segnalato ennesime volte l’assenza di uscite di emergenza e difetti agli impianti di riscaldamento e di illuminazione; gli inquilini avevano firmato addirittura una petizione nel 2015 che era rimasta lettera morta. “C’erano talmente tante cose che li preoccupavano”, ha aggiunto Collins. “La verità è che questa mattina quando mi sono svegliato non sono rimasto sorpreso. Scioccato e terrificato per la gente che ci vive, ma non sorpreso”, ha detto. Grenfell Tower è una grigia torre di cemento armato. I lavori di ristrutturazione costati 9,9 milioni di euro includevano un nuovo rivestimento delle facciate a cui in molti attribuiscono il fatto che le fiamme si siano diffuse così rapidamente. La torre sorge in un’area originariamente popolare, ai margini del ricco “Borough di Kensington e Chelsea”, a due passi dal quartiere trendy di Notting Hill. “Se le stesse proteste fossero emerse in una zona ricca di Kensington e Chelsea, avrebbero trovato una risposta, ma qui no”, ha detto Collins. “Qua vive una comunità multietnica che non viene ascoltata perché non può contare su gente che la rappresenta”, ha aggiunto.

Eddie, un inquilino della Grenfell Tower, ha detto all’Afp che aveva protestato più volte in particolare per i lavori al piano terra dell’edificio che, secondo lui, bloccavano l’accesso ai camion dei pompieri. “Questo è un omicidio di massa e queste persone devono pagare in tribunale per come hanno trattato questa comunità”, ha detto sulla scena della tragedia. Un blog postato sul sito del Grenfell Action Group l’anno scorso lanciava l’allarme per un potenziale incendio causato dai rifiuti accumulati durante i lavori. “Nel caso scoppiasse un incendio nelle parti comuni dell’edificio gli inquilini rimarrebbero intrappolati nel grattacielo senza una via di scampo”, si leggeva. Nana Akuffo, 46, un cuoco che vive nelle vicinanze ha detto che gli inquilini sono stati trattati male. “Le autorità di Kensington e Chelsea stanno trasferendo la gente che è cresciuta in questo quartiere e stanno costruendo case per i ricchi. Spero che questa tragedia apra gli occhi a qualcuno”, ha detto. A proposito delle numerose proteste, ha detto: “se fosse successo vicino a Knightsbridge, sarebbe stata trovata una soluzione, non sarebbe stato un problema”.

Jeremy Corbyn: “una lezione da trarre dall’incendio, ripensare la politica dei tagli sulla spesa pubblica e sociale”

 “C’è una lezione da trarre” dal tragico incendio della Grenfell Tower di Londra, grattacielo abitato per lo più da poveri e da immigrati, sottolinea il leader dell’opposizione laburista britannica, Jeremy Corbyn, pur rinviando a “domani” il dibattito e le possibili polemiche. “Oggi è il giorno del lutto e della solidarietà”, dice Corbyn alla Bbc definendo “il peggiore degli incubi” quanto avvenuto a North Kensington e dichiarandosi “assolutamente sgomento”, oltre a testimoniare vicinanza alle vittime e “gratitudine ai vigili del fuoco, soccorritori, polizia”. Pressato dalle domande, Corbyn tuttavia non manca di fare un riferimento alla necessità di ripensare la politica “dei tagli” sulla spesa pubblica e sociale, con le sue conseguenze sulla sicurezza. E ricorda come già nel 2009, dopo un altro rogo in un palazzo multipiano a sud di Londra, fosse stata invocatala la necessità di dotare di sistemi anti-incendio efficaci gli edifici più alti. Edifici il cui numero è in aumento nel Paese, nota, ma che decine non disponevano allora di condizioni di sicurezza adeguate.

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