Londra. Il Queen’s speech, e la reazione di Jeremy Corbyn, che mette in crisi la monarchia, e presenta un programma alternativo e socialista

Londra. Il Queen’s speech, e la reazione di Jeremy Corbyn, che mette in crisi la monarchia, e presenta un programma alternativo e socialista

In occasione del cosiddetto Queen’s speech, il discorso che la regina rivolge al Parlamento britannico all’indomani delle elezioni legislative, il Regno Unito torna a interrogarsi sul suo presente, difficile, sia sul piano sociale ed economico, sia sul piano politico, con l’assenza di un governo nella pienezza dei suoi poteri e con una maggioranza insufficiente a sostenere le grandi sfide, sia sul piano della sicurezza pubblica, dopo gli attentati dei giorni e dei mesi scorsi. L’inizio dei negoziati per la Brexit, condotti da una premier, Theresa May, in grandi difficoltà, lo scorso 19 giugno, ha fatto il resto. Una situazione generale del Paese di estrema complessità, sulla quale la regina Elisabetta II ha puntato gran parte del suo discorso alle forze parlamentari e al Paese. Innanzitutto, ha detto la regina Elisabetta II, il Regno Unito manterrà il suo ruolo guida sul palcoscenico mondiale anche dopo la Brexit impegnandosi per la sicurezza mondiale e la risoluzione dei conflitti in particolare in Medio Oriente. “Il governo lavorerà per trovare soluzioni politiche sostenibili ai conflitti in tutto il Medio Oriente. Affrontando la minaccia del terrorismo a monte continuando a lottare a livello militare contro il Daesh. Come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Regno continua ad impegnare una parte del suo Pil per lo sviluppo internazionale e a perseguire le attività per aumentare la sicurezza globale proiettando i valori britannici in tutto il mondo” ha detto illustrando gli obiettivi dell’esecutivo per il prossimo anno. Lo scorso 8 giugno le elezioni sono state vinte dai Conservatori che però si sono aggiudicati solo 318 seggi. Per garantirsi la maggioranza hanno ora bisogno dell’appoggio di forze esterne al partito di Theresa May.

Il discorso di Jeremy Corbyn, leader laburista

Per tradizione, ha esordito Jeremy Corbyn, si dà inizio al dibattito rendendo omaggio ai parlamentari deceduti, ma anche a tutti coloro che hanno perso la vita nell’incendio della Grenfell Tower, almeno 79 persone. “Qualcosa di terribilmente sbagliato è accaduto”, ha rimarcato Corbyn, “e non si può consentire che accadi di nuovo”. Gli attacchi terroristici, inoltre, di Londra e Manchester sono stati “terribili. L’odio non ha fede, e la violenza non ha religione”, ha proseguito Corbyn. Ieri sera, ha tuonato Corbyn, a Finsbury Park, “gente di tutte le comunità si è radunata per manifestare l’opposizione alla violenza”. La deputata Jo Cox è stata uccisa un anno fa da qualcuno guidato dall’odio, ha aggiunto Corbyn, ma Jo “era guidata dall’amore”. Rivolto al discorso della regina Elisabetta, Corbyn ha sostenuto che i programmi esposti non possono limitarsi ad un anno, ma avrebbero bisogno di più anni. E poi critica alcune carenze e alcune mancanze: non si citano, nel discorso della regina, progetti “di assistenza sociale universale”, mancano proposte di “escludere i pensionati poveri dal pagamento del combustibile per l’inverno” e non vi è nulla sulla necessità di rendere gratuite le scuole per l’infanzia. E non solo la regina, ma anche la premier May, secondo il giudizio critico di Corbyn, ha evitato accuratamente di parlare di riforme progressiste in materia scuole elementari. Scherzando, Corbyn ha contestato alla May che non vi sono buone notizie neppure per le volpi, poiché la premier ha dimenticato di confermare la caccia “ai nostri amici pelosi”.

Per Corbyn, occorre confermare ai cittadini Ue il diritto a restare nel Regno Unito

Quando passa a trattare il tema delicatissimo della Brexit, Jeremy Corbyn sostiene che il governo ha aperto la fase dei negoziati con un passo promettente, “garantendo ai cittadini Ue il diritto di restare nel Regno Unito”. Sull’intera questione dei negoziati per la Brexit, Corbyn chiede che il Parlamento si esprima nuovamente. Ciò significa un nuovo referendum? No, secondo Corby, ma significa un altro percorso istituzionale, ovvero, si negozia, ma poi si torna all’approvazione della Camera dei Comuni. “Nessun accordo non sempre è meglio di un cattivo accordo. Non siglare accordi è un pessimo accordo”, ha concluso Corbyn. Sulle politiche migratorie, Corbyn ha detto occorre verificare ciò che le condizioni economiche del Paese consentono. Ma ciò non vuol cedere alle politiche dei flussi programmati o alle campagne di odio sostenute dalla stampa nazionalista, talmente patriottica da basare le proprie sedi centrali nei paradisi fiscali.

Insomma, quello di Corbyn è stato un vero e proprio colpo alla monarchia, a cominciare dalla rinuncia del leader laburista a chinarsi al passaggio della regina, giudicando modesto e vago il Queen’s speech, e un tentativo di candidatura alternativa a primo ministro britannico. Ha proposto i cavalli di battaglia della sua campagna elettorale: estensione universale e gratuita del diritto alla salute e del diritto all’istruzione, attenzione ai pensionati e alle loro difficoltà quotidiane, creazione di un piano per giungere alla massima occupazione possibile, mantenendo inalterati i diritti dei lavoratori. Tutto ciò, Corbyn lo ha definito un programma socialista, senza alcun timore.