L’Italia in siccità. Il governo dichiara lo stato di emergenza nelle province di Parma e Piacenza. In Sardegna la protesta degli agricoltori. Ma ovunque è allarme

L’Italia in siccità. Il governo dichiara lo stato di emergenza nelle province di Parma e Piacenza. In Sardegna la protesta degli agricoltori. Ma ovunque è allarme

In questi giorni stiamo assistendo a un disagio crescente sia a causa delle temperature diurne che di quelle notturne: queste ultime, in molte zone, rimangono superiori ai 20°C. Questa ondata di caldo risulta più intensa delle precedenti. I tassi di umidità saranno in graduale aumento. La giornata di sabato rappresenta il picco della calura da Nord a Sud: si raggiungeranno punte di 37-38°C, con temperature percepite intorno ai 40°C. Si sta aggravando quindi il problema della siccità. Dopo l’Emilia Romagna, anche la Toscana ha dichiarato lo stato d’emergenza regionale relativa alla crisi idrica.

Il Consiglio dei ministri, inoltre, ha deliberato la “dichiarazione dello stato di emergenza nel territorio delle Province di Parma e Piacenza, in conseguenza della crisi idrica in atto, dovuta a un lungo periodo di siccità a partire dall’autunno 2016, aggravato dalle elevate temperature estive e dai rilevanti afflussi turistici che hanno determinato un considerevole aumento delle esigenze idropotabili”. La decisione del governo arriva come conseguenza della mancanza di acqua che sta facendo scattare l’allarme in molte regioni italiane, dal nord al sud del Paese. Otto milioni e 650 mila euro per affrontare l’emergenza siccità nei territori di Parma e Piacenza, ulteriori deroghe alle norme nazionali per assicurare la fornitura di acqua potabile alla popolazione (anche mediante autobotti) e per potenziare l’approvvigionamento di acqua con interventi strutturali: il Consiglio dei ministri ha accolto – sottolinea una nota della Regione Emilia-Romagna – la richiesta di stato di emergenza nazionale presentata dal presidente, Stefano Bonaccini, avanzata lo scorso 13 giugno.

Tra la provincia di Parma e quella di Piacenza si coltiva 1/4 del pomodoro da conserva Made in Italy duramente colpito dalla siccità, ma a soffrire è l’intero bacino idrografico del Po dal quale dipende il 35% della produzione agricola nazionale. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla dichiarazione dello stato di emergenza nel territorio delle due Province deliberato dal Consiglio dei Ministri. La siccità – sottolinea la Coldiretti – ha colpito la food valley italiana mettendo in pericolo l’agricoltura ed il suo indotto dal quale dipendono centinaia di migliaia di posti di lavoro. Sotto assedio sono province – afferma Coldiretti- dove sono concentrati allevamenti di Parmigiano Reggiano e allevamenti di maiali e dove l’acqua è indispensabile per coltivare granturco e foraggio per nutrire più di 650 mila bovini, che producono latte per i principali formaggi Dop italiani, e 1,5 milioni di maiali, che forniscono le cosce per prosciutti Dop d Parma e di Modena e carne per salumi Dop come il Culatello di Zibello. In forte crisi anche la coltivazione dei pomodori, che riforniscono le grandi industrie conserviere, e le coltivazioni di grano. Il livello del fiume Po a piacenza è inferiore di oltre 1,5 metri a quello dello stesso periodo dello scorso anno ed è in realtà rappresentativo della crisi idrica del Paese dove la Coldiretti stima danni per quasi un miliardo di euro in agricoltura.

Anche il territorio veneto presenta ancora una condizione di deficit idrico generalizzato rispetto ai valori medi stagionali. In particolar modo la situazione di carenza di disponibilità idrica nel fiume Adige mette a rischio l’approvvigionamento irriguo e in prospettiva anche idropotabile nelle zone servite da acquedotti con prelievi dal fiume. Per questo il presidente della Regione Luca Zaia ha firmato ieri una nuova ordinanza – dopo quelle del 18 aprile e del 16 maggio – con cui viene confermato lo stato di crisi idrica, in modo da poter attuare le misure necessarie a fronteggiare la situazione. In Piemonte, invece, il Settore della Protezione civile e Sistema antincendi boschivi regionale, tenuto conto delle condizioni meteorologiche attuali e previste dal Centro funzionale Arpa Piemonte ha disposto da oggi lo stato di massima pericolosità su tutto il territorio regionale.  Non va meglio in Sardegna, tanto che la Regione ha consegnato al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale. E l’emergenza siccità non risparmia neanche la capitale: a causa del perdurare di condizioni climatiche di siccità, la sindaca di Roma Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza per regolamentare l’uso dell’acqua non potabile, proveniente dalla rete idrica comunale. E per far fronte alla sofferenza idrica in alcuni comuni la Regione Lazio ha autorizzato un maggiore prelievo idrico alle sorgenti Pertuso.

Domani infine blitz di oltre 1.500 agricoltori e pastori con i trattori per denunciare la situazione drammatica che sta vivendo il mondo agricolo sardo. “I disagi subiti dagli agricoltori e allevatori a causa dei prodotti pagati a prezzi troppo bassi e della grave siccita’ ci costringono a lasciare le nostre aziende e i nostri allevamenti per manifestare. Le perdite subite dalle imprese agricole necessitano di un intervento per lenire i danni che la siccita’ ha causato agli allevatori e cerealicoltori”, spiega una nota di Coldiretti. La protesta del mondo agricolo si sposta al centro Sardegna, ad Abbassanta. Agricoltori, allevatori si sposteranno dai propri territorio intorno alle 10.30 per giungere ad Abbasanta, precisamente alla stazione di servizio Big bon, che si trova all’altezza del 120° km della SS 131 Carlo Felice, dove si riuniranno in assemblea per discutere della grave crisi che sta attanagliando il comparto. “Ci scusiamo in anticipo con i sardi per i disagi che causeremo domani- dice il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu a nome dei soci- ma queste e’ l’unica strada per riuscire ad avere risposte al grido di dolore di un comparto al collasso. Quella di domani- annuncia Coldiretti Sardegna- in assenza di risposte davvero concrete sarà solo la prima di una lunga serie di manifestazioni”.

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