Legge elettorale Fianellum. Finalmente ci si accorge che è una “porcata”. Malumori nel Pd, e M5S ci ripensa. Alfaniani accusano Renzi di brigare da febbraio per la caduta di Gentiloni

Legge elettorale Fianellum. Finalmente ci si accorge che è una “porcata”. Malumori nel Pd, e M5S ci ripensa. Alfaniani accusano Renzi di brigare da febbraio per la caduta di Gentiloni

Slitta di un giorno l’inizio dell’esame della legge elettorale. E a nemmeno 24 ore dall’intesa raggiunta tra Pd, Forza Italia e 5 Stelle, l’accordo sul Fianellum, spacciato per modello tedesco, ma molto all’italiana, inizia a mostrare qualche crepa. Tanto che tra i dem torna a farsi sentire una certa diffidenza nei confronti dei pentastellati: “e se si tirano indietro all’ultimo momento come fecero con le unioni civili?”, è il timore. A far discutere, poi, sono i listini bloccati e la norma in base alla quale viene eletto per primo il candidato posto in alto al listino, poi il candidato del collegio uninominale e a seguire, sempre sulla base dei voti ottenuti dal partito, gli altri candidati. Insomma, è l’accusa dei piccoli partiti, tra cui gli ex dem di Mdp, si torna al Parlamento dei ‘nominati’ tipico del Porcellum.

Lo scontro nel merito del Fianellum tra Roberto Speranza e lo stesso Emanuele Fiano

Ed è subito scontro tra ‘ex compagni di partito’, con un duro botta e risposta tra Fiano e Roberto Speranza. “Il vero collante dei partiti che stanno imponendo la legge elettorale al Parlamento è la volontà di nominare gli eletti senza alcuna scelta da parte dei cittadini”, ha infatti affermato il coordinatore nazionale di Articolo1-Mdp Roberto Speranza a Bari per una serie di iniziative pubbliche. “Pd, Forza Italia, Lega e 5 Stelle – ha aggiunto – fanno finta di litigare su tutto ma poi in realtà sono d’accordo sulla sostanza. Il futuro parlamento sarà ancora deciso nel chiuso di una stanza da Renzi, Berlusconi, Salvini e Grillo. Questo è semplicemente inaccettabile”. A Speranza ha immediatamente replicato Emanuele Fiano, relatore sulla legge elettorale, e autore del Fianellum: “Sarebbe interessante sapere come mai Roberto Speranza e Mdp si sono opposti al Rosatellum, che aveva il 50% dei collegi maggioritari nei quali decideva l’elettore. E visto che anche per la loro contrarietà non c’erano i numeri in Parlamento, l’unica soluzione residua è stata questa. Sarebbe bastato stare con il Pd e votare il Rosatellum”. In realtà, però le cose non stanno proprio così, perché il Pd ha fatto tutto da solo, ha fatto cadere il testo base di Mazziotti, ha elaborato un altro sistema elettorale, il Rosatellum, che non conteneva le soluzioni prospettate dalla Consulta quando ha bocciato l’Italicum ed ora il Fianellum. “Questo – spiega parlando con i giornalisti a Montecitorio – è un sistema misto: metà parlamentari saranno eletti con i collegi uninominali a seconda del risultato del partito nella circoscrizione, metà saranno eletti sulla base del collegio plurinominale proporzionale”. Inoltre “al di là dei 27 capilista del proporzionale – aggiunge Fiano – si spingono i candidati a una competizione virtuosa nei collegi e si risponde alla richiesta di un collegamento diretto con il territorio”. Anche quest’ultima affermazione di Fiano è falsa, poiché l’unico modo per rispettare la volontà dell’elettore è fare come in Germania, doppia scheda, possibilità del voto disgiunto e attribuzione dei seggi a partire dall’esito dei collegi. Ma da ciò che si sa, il Pd non vuol sentir parlare di voto digiunto e di doppia scheda, e il timore è quello della fregatura, ovvero che venga introdotta la regola per cui il voto all’uninominale si trasferisce automaticamente anche alla lista proporzionale.

Malumori forti nel Pd, e mal di pancia fortissimi anche tra i 5Stelle ch con Paola Taveran parlano di “mega-Porcellum”. Per il capogruppo Fico “l’accordo non è ancora sancito”

Ma il malumore serpeggia anche all’interno del Pd, con gli orlandiani che hanno espresso tutte le loro perplessità nell’assemblea del gruppo di ieri sera, con alcuni momenti di attrito. E malumori si avvertono tra gli stessi fautori dell’intesa, i pentastellati, con Paola Taverna che parla senza mezzi termini di “mega-Porcellum” e il capogruppo Roberto Fico che frena sull’intesa: “L’accordo non è per nulla sancito. In queste ore si sta lavorando in commissione perché l’emendamento Fiano ha senza dubbio delle problematicità. Comunque non c’è niente di scontato”. Parole che stupiscono non poco il Pd, convinto che ormai il cerchio fosse chiuso. Fiano ostenta tranquillità: “Al momento esiste una maggioranza larga e certa”. Ma poi apre uno spiraglio a possibili modifiche, purché concordate: “Valuteremo, ma devono essere tutti d’accordo” i partiti che hanno raggiunto l’intesa sul tedesco. Si pensa, ad esempio, di introdurre nel sistema  Fianellum un piccolo correttivo maggioritario, ma si tratta ancora di un’ipotesi. Il nodo, per i 5 Stelle, è la possibilità di consentire il voto disgiunto, al momento non previsto nel testo presentato da Fiano.

I tempi dell’approvazione in Aula si dilatano di almeno 24 ore

Quanto ai tempi della riforma, dopo un accordo raggiunto tra i capigruppo, la presidente Laura Boldrini ha rinviato da lunedì 5 a martedì 6 giugno l’approdo in Aula alla Camera del sistema elettorale alla tedesca, ma resta fermo l’impegno a chiudere e licenziare il provvedimento entro giovedì. Un rinvio reso necessario dalla complessità del testo anche nella parte riguardante i collegi. Un secondo emendamento prevede infatti una sorta di clausola di salvaguardia, che scatterebbe nel caso in cui le Camere vengano sciolte prima che il ministero dell’Interno abbia terminato la definizione dei collegi. Di conseguenza, cambia anche il timing dei lavori della commissione: il termine degli emendamenti scade sabato alle 9, poi dalle 14,30 iniziano le votazioni sulle richieste di modifica. La commissione proseguirà l’esame nella giornata di domenica, per terminare entro le 17 di lunedì.

L’alfaniano Pizzolante rivela che Renzi ha proposto uno scambio ad Alfano: la caduta di Gentiloni per un ammorbidimento della legge elettorale più favorevole ad Ap

Intanto, si consuma lo strappo tra Renzi e Alfano, con alcune rivelazioni che, se verificate, getterebbero una strana luce su alcuni comportamenti del governo e del segretario Pd. Alfano giovedì convoca la direzione del suo partito e avverte che la collaborazione con il Partito democratico è conclusa, ma che il supporto al governo Gentiloni resta e continuerà fino alla fine della legislatura con “lealtà”, anche se la “fedeltà dimostrata in questi anni è stata mal ripagata” da Matteo Renzi. Angelino. Alternativa popolare, annuncia il ministro degli Esteri durante un’affollatissima conferenza stampa convocata al termine della direzione nazionale, presenterà emendamenti solo sulle preferenze e per introdurre un premio di governabilità. La soglia di sbarramento (casus belli dello scontro con Renzi) può restare al 5%, “noi – assicura – non faremo ostruzionismo”. Per superare la soglia d’ingresso al Parlamento il partito avvierà subito contatti “con tutte le forze popolari, moderate e liberali” del Paese per dare vita a un progetto politico “che tutti i sondaggi danno al 10%”. Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera, ha gia’ ricevuto il mandato per organizzare i primi incontri. Dunque Ap resta al governo e al fianco di Gentiloni. Al leader del Partito democratico Alfano ripropone la domanda che gli rivolge da ieri: “Gli chiediamo di rispondere a un semplice interrogativo: vuole far cadere il governo Gentiloni, il terzo governo in quattro anni, o no? Attendiamo una risposta”. Alfano non smentisce nemmeno l’attacco a Renzi portato dal collega di partito Sergio Pizzolante che in mattinata aveva detto che dal segretario Pd già da febbraio erano giunte pressioni per far cadere il governo in cambio di una legge elettorale più favorevole ad Ap. D’altra parte, fa poi notare, “non è uno scoop clamoroso: ci sono intere rassegne stampa che indicano l’agitazione del Pd su Gentiloni fin dalla nascita del governo…”. Affermazioni che il Pd respinge con il coordinatore nazionale, Lorenzo Guerini, e con Matteo Ricci, componente della segreteria: “Non è assolutamente vero”, “sono solo parole false”. Di certo, la questione non sembra conclusa, ma vorremmo tuttavia che il Pd si esprimesse sulla politica estera del Paese guidata da Angelino Alfano.