Le prime reazioni geopolitiche al viaggio di Trump nel Golfo Persico: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein, Egitto rompono le relazioni diplomatiche col Qatar, accusato di finanziare Isis e Iran

Le prime reazioni geopolitiche al viaggio di Trump nel Golfo Persico: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein, Egitto rompono le relazioni diplomatiche col Qatar, accusato di finanziare Isis e Iran

Si acuisce la crisi tra il Qatar e alcuni paesi arabi con in testa l’Arabia Saudita iniziata alcune settimane fa dopo le presunte dichiarazioni dell’emiro Tamim bin Hamad al Thani (nella foto con il presidente Mattarella) a favore dell’Iran. Lunedì alcuni paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, hanno comunicato la decisione di interrompere le relazioni diplomatiche con Doha, la chiusura dei confini e del proprio spazio aereo accusando il Qatar di finanziare gruppi terroristici come i Fratelli musulmani e lo Stato islamico. Alle restrizioni contro il Qatar si sono aggiunti anche Egitto, Maldive, l’esecutivo yemenita retto dal presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, sostenuto da Riad e riconosciuto dalla Comunità internazionale, e il governo libico di al Baida non riconosciuto presieduto dal premier Abdullah al Thinni, legato agli Emirati Arabi Uniti. Tra i paesi del Golfo che per ora non hanno aderito alla rottura delle relazioni con il Qatar figurano Oman e Kuwait. Il Pakistan, importante paese musulmano che vanta legami sia con l’Arabia Saudita che con l’Iran per ora non ha ancora comunicato la sua posizione ufficiale, ma secondo alcune fonti citate dai media internazionali, Islamabad avrebbe intenzione di mantenere intatti i legami con Doha.

L’azione guidata dai paesi del Golfo contro il Qatar è l’ultimo atto di un confronto regionale in corso da tempo da cui emerge il drastico ridimensionamento di Doha e dei Fratelli musulmani in Medio Oriente. Già nel 2014 Arabia Saudita, Emirati arabi uniti e Bahrein ritirarono in blocco i propri ambasciatori, accusando Doha di aver violato l’impegno a non sostenere il movimento dei Fratelli musulmani preso nel novembre 2013 durante un vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo. Alla base dello scontro, lo spazio offerto sull’emittente “al Jazeera” al noto religioso egiziano e ideologo della Fratellanza musulmana, Yusuf al Qaradawi, che nelle sue trasmissioni accusava ripetutamente di scandali le leadership di Riad, Il Cairo e Abu Dhabi. Lo scontro rischiò di generare una frattura quasi insanabile all’interno del Consiglio di cooperazione del Golfo, risolvendosi solo nel novembre 2014 con un accordo firmato tra i paesi del Ccg e il Qatar. La rottura annunciata lunedì e guidata da Riad giunge inoltre dopo il viaggio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in Arabia Saudita che ha riconsegnato alla monarchia del Golfo il ruolo di paese leader nella regione e del mondo arabo, oscurato nel periodo dell’amministrazione di Barack Obama dal Qatar, dal sostegno ai Fratelli musulmani e dall’accordo sul nucleare iraniano.

Gli effetti più immediati riguardano al momento i voli aerei considerato che Doha è uno dei maggiori scali della regione e del mondo. In seguito alla rottura delle relazioni diplomatiche sono in continuo aumento le compagnie aeree dei paesi arabi che sospendono i loro voli verso il Qatar. Le prime compagnie aeree ad aver preso questo provvedimento sono quelle emiratine e in particolare Emirates, Etihad e le low-coast Flydubai e al Arabia. Subito dopo anche Egyptair ha annunciato di aver sospeso i voli verso Doha insieme a Saudi Airlines. QatarAirways ha subito dopo sospeso i suoi voli verso l’Arabia Saudita e gli altri paesi che hanno interrotto le relazioni con Doha. Si tratta di circa 50 voli al giorno annullati. Una ripercussione temporanea della crisi diplomatica è stato anche il repentino rialzo dei prezzi del petrolio, saliti dell’1 per cento all’apertura dei mercati per poi attestarsi ai valori medi degli ultimi giorni.

Non è escluso che la crisi possa avere ripercussioni sugli investimenti del Qatar in Europa: lo Stato guidato dall’emiro al Thani si sta preparando ad affrontare i Mondiali di Calcio del 2022, sponsorizza una delle squadre più forti del mondo, il Barcellona, e ne possiede un’altra, il Paris Saint Germain. Tra le sue partecipazioni finanziarie, la più consistente in Europa è quella in Deutsche Bank, dove il fondo sovrano è presente con un 6% che, stando a indiscrezioni di stampa, potrebbe salire presto fino al 10% e oltre. In Italia, il Qatar ha scommesso soprattutto sulla Sardegna, dove nel 2012 ha comprato gran parte della Costa Smeralda tra alberghi di lusso e terreni non edificati e l’anno scorso ha raggiunto un accordo per il 49% di Meridiana, la compagnia aerea con sede a Olbia. Gli immobili sono la prima passione dell’emiro: tra questi, oltre al quartiere di Porta Nuova, possiede l’Excelsior Hotel Gallia di Milano e i più prestigiosi alberghi di Firenze: il Four Season, all’interno del Palazzo della Gherardesca, e lo storico Grand Hotel Baglioni. A Milano, Qia ha acquistato anche un palazzo di via Santa Margherita che ospita gli uffici di Credit Suisse e ha partecipato a un fondo per valorizzare un portafoglio di filiali di Deutsche Bank.