La politica dei due forni. Renzi: si sente con Berlusconi e compare la candidatura di Orfeo (Tg 1) a Direttore generale della Rai. Vota contro solo Freccero. Si sente con Pisapia: alleanza per il Senato. La risposta: ragioniamoci, ma servono primarie di coalizione. Poi vediamo chi vince

La politica dei due forni. Renzi: si sente con Berlusconi e compare la candidatura di Orfeo (Tg 1) a Direttore generale della Rai. Vota contro solo Freccero. Si sente con  Pisapia: alleanza per il Senato. La risposta: ragioniamoci, ma servono primarie di coalizione. Poi vediamo chi vince

Davvero infaticabili questi Pd. Nel bel mezzo di una bufera che mette a dura prova la natura stessa della nostra democrazia, il ruolo del Parlamento che conta sempre meno, per non parlare dei cittadini che contano quasi niente, arriva la nomina del nuovo direttore della Rai. Un segnale molto chiaro di cosa sta avvenendo a livello politico e istituzionale. Malgrado dichiarazioni e contro dichiarazioni, grida di guerra, Pd contro tutti, nel sottobosco della politica Renzi Matteo, o chi per lui, e Silvio Berlusconi, o chi per lui, hanno concluso un’operazione non facile, sempre difficile, complessa quale la nomina del direttore generale della  Rai, nella persona di  Mario Orfeo, attuale direttore del Tg1, un telegiornale che guarda con occhio benevolo, per non dire di peggio, al renzismo e al centrodestra impersonato da Forza Italia. Prende il posto di Campo Dall’Orto, dimissionario, bruciato da Renzi Matteo che lo aveva voluto ala testa della azienda, caduto poi in disgrazia, sfiduciato dal Consiglio di amministrazione, con il consigliere più renziano, un tal Guelfi che, per coprire l’operazione voluta dall’ex premier, si è vantato di non aver mosso un dito per cacciare Dall’Orto. La nomina di Orfeo: un giornalista che aveva già diretto il Tg2, il Mattino di Napoli e il Messaggero di Roma, quotidiani che fanno capo al gruppo Caltagirone. Dal novembre del 2012 al Tg1. Nessuna esperienza manageriale, ma nella storia della Rai, è un problema secondario. E gli effetti si vedono.

Le nomine nelle aziende e enti pubblici, spartizione fra Pd e Forza Italia

L’operazione, andata in porto proprio mentre sembrava che la vicenda legge elettorale poteva  mettere  in discussione il rapporto Renzi-Berlusconi, la futura alleanza di governo, è la riprova che questo rapporto esiste, regge alle intemperie e riguarda la nomina di tutti gli enti pubblici dove i dirigenti massimi sono in scadenza. L’accordo si dice sia maturato nella tarda serata di ieri proprio in concomitanza con  una “avance” lanciata da Renzi nei confronti di Pisapia. Si racconta che  ai soliti collaboratori – lo leggiamo su La Repubblica – abbia detto: “Basta inseguire una riforma impossibile, soglie di sbarramento, premi di maggioranza, insomma inseguire una maggioranza impossibile”. Meglio mettere  al sicuro i posti di potere. La proposta che avrebbe avanzato a Pisapia, di quelle indecenti che a nostro parere non andrebbero neppure prese in considerazione, raccontano i soliti collaboratori sarebbe la seguente: “Al Senato la soglia è dell’8%,  diventa del 3% per i partiti coalizzati”. Cosa c’è di meglio di un accordo con Pisapia?  Certo non un accordo con Alfano: “Non se ne parla proprio”.

Risposta ambigua dell’ex sindaco di Milano alle avances del segretario Pd

Arriva la riposta di Pisapia, una conferma che un contatto con Renzi c’è stato. Dice il leader di “Campo progressista” che il 1 luglio organizza a Roma una assemblea per la costruzione del centrosinistra: “Sono per il massimo di unità. Ma non si può fare una apertura dopo mesi e mesi in cui abbiamo cercato una alleanza di centrosinistra e soprattutto dopo una sconfitta come quella di ieri (la legge elettorale ndr) e presupponeva coalizioni diverse. Bisogna rifletterci ma un’alleanza con il centrodestra è un’alleanza perdente. E se davvero vuole un’alleanza di centrosinistra Renzi faccia le primarie poi vedremo chi le vince”. Una risposta, per chi si fa promotore di una assemblea come quella del primo luglio a Roma con forze e movimenti della sinistra, a dir poco ambigua.

Torniamo alla cronaca come la racconta Repubblica. Dopo aver parlato con i suoi,  telefonate da Renzi a Berlusconi, a Gianni Letta, Gentiloni per lanciare l’operazione. Partendo proprio dalla nomina di Orfeo, tanto per portare a casa qualcosa. La candidatura sembra caduta, invece risale, una rapida consultazione con i consiglieri, renzian-berlusconiani, con la presidente e il gioco è fatto. Sette sì e un no, scontato, quello di Carlo Freccero, il quale si rende protagonista di una delle sue provocazioni, proponendo se stesso come direttore generale della Rai, in alternativa alla candidatura di Orfeo. Il consigliere Rai ha voluto così apertamente manifestare il proprio dissenso verso una scelta – anticipata ieri a tarda sera dall’AGI – ritenuta frutto di un accordo tra Pd e centrodestra e che allontanava l’ipotesi di un interim consiliare. Freccero ha anche preannunciato di voler richiedere alla commissione di Vigilanza un’audizione che serva a verificare sul campo le competenze. I problemi da affrontare sono molti. Potrebbe trovarsi a dover arginare una possibile ‘fuga’ di star.

Fnsi e Usigrai chiedono a Orfeo discontinuità. Ma fanno silenzio sull’operazione R&B

C’è poi da chiudere la partita del contratto dei dipendenti Rai non giornalisti. Fnsi e Usigrai chiedono a Orfeo segnali di netta discontinuità con la gestione degli ultimi due anni. Una richiesta del tutto legittima, ovviamente, ma quale discontinuità si può attendere visto il carattere tutto politico della operazione che fa parte di una trattativa fra due forze politiche che riguarda i posti di “potere” nelle aziende pubbliche? Se è vero che il sindacato  ha come compito principale quello della “tutela” dei lavoratori, forse una qualche parola sul “retroscena”, un genere che  tanto impegna i giornalisti, non sarebbe stata un atto disdicevole. Forse i “retroscena” vanno bene quando riguardano gli altri. Forse presi in contropiede, silenzio da parte della forze politiche, della Commissione di vigilanza. Parla  il presidente della Commissione, il grillino Roberto Fico.

L’ironia del presidente della Commissione di Vigilanza, il grillino Fico

Roberto Fico usa l’ironia: “Volevo ringraziare tutti coloro che hanno nominato Mario Orfeo direttore generale della Rai. Finalmente possiamo avere una informazione libera, trasparente e indipendente, così come è stato il Tg1 in questi anni”.  “Ci ricordiamo benissimo il modo equilibrato con cui Orfeo ha gestito la campagna per il referendum costituzionale, rispettando tutti i parametri della par condicio. E sono sicuro che farà lo stesso da direttore generale della Rai. Quindi davvero una bella notizia”.