La Corte di Giustizia europea condanna nuovamente l’Italia per le torture alla scuola Diaz durante il G8 di Genova

La Corte di Giustizia europea condanna nuovamente l’Italia per le torture alla scuola Diaz durante il G8 di Genova

L’Italia è stata nuovamente condannata dalla Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo in relazione ai maltrattamenti e alle torture nella scuola Diaz di Genova, durante il vertice del G8 del 2001. I giudici hanno stabilito che i ricorrenti sono stati torturati con sofferenze psichiche e fisiche gravi per la natura particolarmente crudele dei maltrattamenti e che i responsabili non sono stati puniti adeguatamente.

Già nell’aprile 2015, la Corte di Strasburgo aveva condannato l’Italia per quella che fu definita da un ex vicequestore come “una macelleria messicana”, in cui furono feriti 61 manifestanti. In particolare nella sentenza si legge che i ricorrenti sono stati vittime e testimoni dell’uso incontrollato e sistematico di violenze da parte della polizia, che non ha risparmiato i manifestanti sdraiati o con le mani alzate, e malgrado non avessero commesso alcun atto di violenza o di resistenza agli agenti. La Corte ha anche ribadito l’accusa all’Italia di non essersi dotata di una legge che punisca adeguatamente la tortura e quindi in grado di prevenire gli quuesto di tipo di atti da parte delle forze dell’ordine. I giudici hanno ordinato il pagamento di indennizzi compresi tra 45.000 e 55.000 euro a 29 manifestanti su 42 di varie nazionalità che avevano presentato ricorso per i maltrattamenti subiti.

La Corte ha anche condannato l’Italia per non aver punito in modo adeguato i responsabili delle “torture e trattamenti disumani”, vietati dall’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. I ricorrenti, che all’epoca dei fatti avevano 42 e 60 anni, avevano presentato ricorso alla corte per le torture subite e per la mancata identificazione e quindi della condanna dei responsabili. Il ricorso, inviato alla Corte di Strasburgo all’inizio del 2013, era stato poi comunicato al governo italiano, per consentirgli di difendersi, il 10 novembre 2015, quattro mesi dopo la prima condanna inflitta all’Italia, per motivi analoghi, nel caso di Arnaldo Cestaro, manifestante ora 78enne. Dei 13 manifestanti non compresi nei risarcimenti, 4 avevano ritirato la denuncia, e gli altri 9 hanno raggiunto degli accordi extra-giudiziali. La Corte ha anche stabilito che l’Italia dovrà pagare 59.750 euro di spese ad alcuni dei ricorrenti. Ieri tra l’altro il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, ha inviato alle nostre autorità una lettera in cui ha espresso preoccupazione per il testo di legge attualmente all’esame del Parlamento. Sul tavolo dei giudici di Strasburgo ci sono ancora diversi ricorsi relativi a torture al G8 di Genova e in particolare ai fatti accaduti nella caserma di Bolzaneto. I manifestanti che hanno presentato ricorso non hanno aderito al patteggiamento raggiunto lo scorso aprile dal governo italiano con alcune delle vittime sulle cause presentate alla Corte.

“La Corte di Strasburgo torna a condannare l’Italia per gli atti di tortura compiuti a Genova durante le mobilitazioni contro il G8 nel 2001. Atti di tortura compiuti da esponenti e dirigenti delle forze dell’ordine e che, come ribadiscono i giudici della Corte europea per i diritti dell’uomo, non vedono in Italia leggi adeguate a prevenirli e a punirli”. Lo afferma Nicola Fratoianni segretario nazionale di SinistraItaliana. “Ci battiamo da allora – prosegue il segretario di SI – e lo abbiamo fatto con particolare forza in questa legislatura perché nel nostro Paese sia finalmente approvata una legge seria sulla tortura. Purtroppo il testo uscito dall’aula del Senato non va in nessun modo in questa direzione. Continueremo a batterci perché nel prossimo passaggio alla Camera la legge possa essere modificata e finalmente approvata”.