Kabul. Secondo attentato mortale in tre giorni: tre kamikaze provocano almeno 20 morti e 87 feriti durante il funerale del figlio di un senatore

Kabul. Secondo attentato mortale in tre giorni: tre kamikaze provocano almeno 20 morti e 87 feriti durante il funerale del figlio di un senatore

È salito ad almeno 20 morti e 87 feriti il bilancio provvisorio dell’attentato suicida a Kabul che ha visto 3 kamikaze farsi saltare in aria al funerale di un giovane che era rimasto ucciso nelle proteste anti-governative di venerdì. Lo riferisce l’agenzia locale Tolo News. L’attentato è avvenuto intorno alle 15:30 ora locali, nell’area di Sra-e-Shamali. Alle esequie del giovane, il figlio di un senatore, partecipavano vari parlamentari e anche il capo del governo afghano, Abdullah Abdullah, e il ministro degli Esteri, Salahuddin Rabbani, che sono rimasti illesi.

Rahmatullah Begana, presente al funerale ha testimoniato alla BBC che la prima esplosione si è verificata mentre la cerimonia funebre iniziava. “Pochi minuti dopo, c’è stata un’altra esplosione. Ho visto tanta gente a terra coperta di sangue”. Il fatto importante , rilevano i media internazionali, è che l’attentato è avvenuto in un luogo dove si erano concentrati uomini politici di altissimo livello. Evidentemente, si è voluto dare un segnale fortissimo per cui nessuno è più immune alla violenza terroristica in Afghanistan. Kabul era considerata una volta la parte più sicura del Paese. Ed ora sembra essere diventata la più pericolosa.

 

I talebani hanno preso le distanze dall’attacco sostenendo che è stato provocato da “inimicizie tra i nemici”, un riferimento alle lotte intestine al governo. Si tratta del secondo attentato a Kabul da mercoledì, quando un’autobomba è esplosa all’entrata della zona di alta sicurezza, nel quartiere diplomatico, dove ci sono il palazzo presidenziale e molte ambasciate: sono morte circa 90 persone e centinaia rimaste ferite. L’intera zona rimane isolata ed è pattugliata da veicoli blindati. L’attentato di mercoledì, che non è stato ancora rivendicato, ma che anche in quel caso i Talebani non hanno riconosciuto essere opera loro, è stato uno dei più sanguinosi da quando, nel 2003, è cominciata l’invasione statunitense; e venerdì ha provocato varie proteste, a conferma della crescente instabilità nel Paese.