Istat ora vuol far credere che il Mezzogiorno tira la ripresa. Cgil: non è crescita strutturale. Proliferano contratti precari e flessibili. Settore agricoltura in calo. Investimenti pubblici ancora inadeguati

Istat ora vuol far credere che il Mezzogiorno tira la ripresa. Cgil: non è crescita strutturale. Proliferano contratti precari e flessibili. Settore agricoltura in calo. Investimenti pubblici ancora inadeguati

Istat instancabile nello sfornare dati. In prossimità dei ballottaggi di domenica sembra di assistere ad una partita di ping pong. Ministri e  dirigenti a vari livelli del Pd chiamano, l’Ufficio di statistica risponde, ministri e dirigenti vari commentano esultando. Renzi riprende fiato, Padoan trilla guardando all’Europa, alla Commissione Ue che deve concederci flessibilità in vista della legge di Bilancio 2018, sei, sette miliardi. Questa volta l’Istituto supera se stesso. Nell’arco di pochi giorni il Mezzogiorno diventa capofila della crescita. Miracolo dei numeri che si possono tirare da una parte o dall’altra, ma alla fine i conti devono tornare. E, come accade ormai da molto tempo, i dati sfornati da Istat sono a double face, possono leggersi in due modi. La realtà è che quando si parla di “ripresa”, in economia si deve intendere non una fiammata improvvisa, magari dovuta a fatti occasionali, ma “strutturale”. Proprio a questa parola si richiamano due segretarie nazionali della Cgil, Gianna Fracassi e Tania Scacchetti commentando la “stima preliminare 2016 su Pil e occupazione a livello territoriale” diffusa da Istat. “Non vogliamo frenare gli entusiasmi – affermano in una dichiarazione rilasciata a Rassegna sindacale – ma serve cautela nella lettura dei dati: la crescita del Mezzogiorno, purtroppo, non ha ancora quella strutturalità che ci può far dire #laripresadelSudcontinua”.  Sottolineano in particolare il  fatto che “il settore dell’agricoltura, che nel 2015 era stato trainante per l’economia delle regioni del Sud (+7,1%), ha registrato nel 2016 un calo del valore aggiunto del 4,5%. Un andamento che ci fa dubitare della strutturalità della crescita”. “I dati sull’occupazione – proseguono le due dirigenti della Cgil – devono farci riflettere. Non è solo una questione di numeri, ma anche di qualità del lavoro. I contratti precari e flessibili proliferano e, così come esplicitato ieri dall’Istat, il problema per i giovani continua ad essere la permanenza nel mercato del lavoro. Per questo, la Cgil andrà avanti con la  battaglia per i diritti attraverso la proposta di legge ‘Carta dei diritti universali del lavoro’”. Fracassi e Scacchetti, richiamando la grande manifestazione tenuta pochi giorni fa a Piazza San Giovanni, chiedono “un cambio delle politiche economiche che, in questi anni, non hanno generato la crescita sperata. Serve un nuovo paradigma di sviluppo che parta, così come indicato nel nostro ‘Piano del Lavoro’, dall’incremento degli investimenti pubblici e privati, ancora inadeguati soprattutto nel Mezzogiorno. Un paradigma che deve fondarsi su tre pilastri: sostenibilità, innovazione e coesione tra Nord e Sud, riducendo così le disuguaglianze sociali ed economiche”.