In Francia e in Italia vince l’astensione. Ma la sfiducia degli elettori ignorata da media e forze politiche. Democrazia a rischio. I voti del Pd evaporano in astensione. Renzi accompagna Zingaretti nelle zone del terremoto. Grillo rantola. Salvini avverte Berlusconi: “traino leghista”

In Francia e in Italia vince l’astensione. Ma la sfiducia degli elettori ignorata da media e forze politiche. Democrazia a rischio. I voti del Pd evaporano in astensione. Renzi accompagna Zingaretti nelle zone del terremoto. Grillo rantola. Salvini avverte Berlusconi: “traino leghista”

Un giorno e una notte piene di numeri. Le televisioni impazzano, i sondaggisti  danno sfogo alla loro fantasia. Non possono fare di meglio perché la conta dei voti per le elezioni che riguardano un migliaio di comuni procede con la lentezza consueta, anzi forse ancora di più. Per quel che riguarda i nostri comuni c’è anche un impiccio in più. Non ci sono solo i voti dei partiti da conteggiare, tante sono infatti le liste civiche che interessano in particolare il Pd. Con le elezioni francesi invece il conto è presto fatto, anche se per avere il quadro completo del nuovo parlamento occorrerà attendere i ballottaggi. Vale anche per l’Italia dove fra quindici giorni se la vedranno coloro che occupano il primo e il secondo posto in questa prima fase del voto. Numeri anche per il giorno dopo, quando arrivano i commenti degli esponenti dei partiti. Domenica sono stati i giornalisti a tenere banco. Hanno tutti, o quasi, sorvolato su quello che, a nostro parere, è il dato più negativo che emerge dai risultati in parallelo, Francia e Italia. Il fatto cioè che i cittadini francesi e italiani  hanno rinunciato ad un diritto fondamentale che le democrazie assicurano: quello di votare.

Macronite acuta in Francia. iI Pd affonda a Genova “la rossa”

In Francia “trionfa” Macron come scrivono i giornaloni sulla scia dei servizi radio e televisivi di corrispondenti e inviati a Parigi. La Repubblica, presa da tempo da  “macronite” acuta, forse lo vede come un sosia del nostro Pisapia cui il quotidiano di Largo Fochetti assegna il ruolo di salvatore della patria, dato che Renzi non è proprio affidabile visti anche i risultati che vedono il “suo” Pd affondare  nei grandi comuni, e anche in quelli piccoli, vedi Genova la “rossa”, quella dei portuali, dei giovani con le magliette a strisce, della lotta contro i fascisti, della difesa della democrazia, sempre e ovunque. Leggiamo l’incipit dell’articolo dell’inviato a Parigi che, pensiamo, sarà stato letto dal direttore, Calabresi, prima di dare il visto si stampi.  “L’ondata di Emmanuel Macron non si ferma – scrive l’inviato preso dall’entusiasmo – diventa una alluvione che invade anche il Parlamento francese”. Di questa “alluvione” sono protagonisti meno del 50% dei cittadini francesi che sono andati a votare. La maggioranza è rimasta a casa. Macron si può fregiare del 32% del voto popolare. In  tanti anzi in pochi. Per i candidati del suo movimento ha votato non più del quindici per cento dei cittadini francesi. Passata l’euforia “macroniana” anche in Francia cominciano a preoccuparsi per un astensionismo che diventa fatto politico di non poco conto. In Italia la situazione è leggermente migliore. Alle urne si è presentato il 60% degli aventi diritto, sei punti in meno delle elezioni precedenti. A tenere questo livello, comunque di sei punti inferiore alle precedenti elezioni, sono stati gli elettori di alcune città del Mezzogiorno. Altrimenti già arrivare al 50% era da ritenere un evento.

Leggiamo le dichiarazioni degli esponenti dei nostri, anzi loro, partiti. Non una parola sull’astensionismo che mira le basi della democrazia. Non si tratta solo della crisi dei partiti, c’è qualcosa di più profondo: la sfiducia nelle strutture portanti della democrazia, quali sono, o dovrebbero essere, i comuni. Ma a Renzi Matteo, Grillo, Salvini, Berlusconi, Brunetta, Toti, ai candidati che andranno al ballottaggio, non interessa , siano pure sfiduciati ma ci diano il voto. Questo quando va bene.

Dichiarazioni allucinanti del segretario del Pd e del capo di M5S

Renzi Matteo e  Grillo si esibiscono in dichiarazioni che definire “allucinanti” è ben poco. Il segretario del Pd, non volendo, rivela  un fatto molto grave, forse più grave del risultato elettorale riportato dal suo partito. Dice Matteo: “Buoni i dati delle amministrative, adesso avanti per i ballottaggi. In bocca al lupo ai sindaci già eletti. Il giorno dopo delle elezioni solitamente si fanno tante analisi, chiacchiere e discussioni, come è persino naturale. Noi oggi abbiamo fatto una scelta diversa”, afferma il segretario del Pd in un post su Fb dove, a cose fatte, riferisce che oggi “con il presidente del Lazio Nicola Zingaretti abbiamo preso una macchina e siamo saliti a Accumoli e Amatrice per fare il punto sui cantieri. Senza dirlo ai giornali, senza dirlo a nessuno. Perché avevamo promesso che saremmo stati vicini a questi nostri connazionali anche a telecamere spente”. Non si capisce in quale ruolo Renzi abbia accompagnato Zingaretti. Certo non quello dell’autista. Il presidente di una Regione non crediamo abbia bisogno di essere accompagnato dal segretario del suo partito. Capite perché il cittadino non va a votare? Certamente sì, non abbiamo bisogno di commenti.  Per quanto riguarda i “buoni dati delle amministrative” ci vuole un grande coraggio. Ma a Renzi, che ha perso perfino nel comune di Rignano, dove vive la sua famiglia, il coraggio non manca. Le prime analisi  predisposte  dall’Istituto Cattaneo fanno sapere che tanti voti del Pd sono finiti nell’astensionismo e che la moltitudine di liste civiche messe in campo non ha coperto il vuoto lasciato da chi ha abbandonato il Pd.

D’Attorre (Art.1). Ballottaggi difficili aggravati dalla crisi del Pd 

Dice D’Attorre, deputato di Articolo1-Mdp, che la “soddisfazione di Renzi è singolare” così come  quella espressa da Beppe Grillo che ha visto scomparire i suoi candidati. “Il ballottaggio – prosegue – sarà difficile, aggravato dalla crisi del Pd e da un centrodestra che va avanti. Il Centrosinistra fa fatica – prosegue – noi abbiamo dato un contributo presentando liste civiche dove c’erano le condizioni per una alleanza. Abbiamo evitato perdite, in quei casi, che sarebbero state ancor più pesanti”.

In casa grillina dopo un lungo silenzio arriva una “grillata”. Alle sue parole non ci crede neppure lui stesso ma le butta lì, cercando di far passare una sconfitta bruciante come una vittoria: “Tutti gongolano esponendo raffinate analisi sulla morte dei 5 Stelle, sul ritorno del bipolarismo, sulla débacle del Movimento, sulla fine dei Grillini. L’hanno detto dopo le politiche, dopo le europee, dopo le regionali, dopo il referendum. Fate pure anche ora. Illudetevi che sia così per dormire sonni più tranquilli. Noi continuiamo ad andare avanti per la nostra strada”, così arringa i suoi. E aggiunge: “Ce la giochiamo al ballottaggio in una decina di comuni, tra cui Carrara. Rispetto al 2012 abbiamo triplicato i ballottaggi (furono solo tre all’epoca) e siamo cresciuti in tutte le città in cui ci siamo presentati. Piuttosto assistiamo alla lenta scomparsa del Pd. Noi in crescita lenta ma inesorabile”. Campa cavallo. In casa leghista, esplode l’altro Matteo, quello che di cognome fa Salvini. Si ritiene il vero vincitore di questa prima fase elettorale.

Il capo dei leghisti in sintonia con il forzista Toti presidente della Liguria

“Bene l’alleanza col traino leghista”, avvertimento per Berlusconi e soci, assumendo, di fatto, la guida del centrodestra in piena sintonia con il presidente della Regione Liguria, Toti, che sta più con lui che con Berlusconi. “E’ finito il primo tempo. Molto positivo. Ora – dice – c’è il secondo da giocare e da vincere”. Per lui “la partita più bella” è a Genova, ma l’obiettivo è vincere anche in Comuni come Alessandria, Como, Monza, Padova e Verona. Fino al giorno del ballottaggio, “fisserò la residenza nella periferia di Genova e in quella delle altre città anche per convincere chi non è andato a votare a farlo”. Poi afferma di non aver sentito Berlusconi ma “sicuramente lo sentirò come gli altri amici della squadra. Noi facciamo e faremo di tutto per una coalizione più compatta possibile, deve avere un programma unico, che ancora non c’è, e  in questo senso gli faccio il mio ultimo appello”. “Il dato delle comunali è chiaro. Il mio competitor – conclude – si chiama Renzi Matteo, che festeggia e non so cosa abbia da festeggiare, e io non ho avversari all’interno della coalizione”.