Ilva. Fiom, Fim e Uilm a Palazzo Chigi esprimono a Gentiloni alcuni concetti chiave: nessun licenziato; riforma legge Marzano; revisione del piano industriale

Ilva. Fiom, Fim e Uilm a Palazzo Chigi esprimono a Gentiloni alcuni concetti chiave: nessun licenziato; riforma legge Marzano; revisione del piano industriale

“Abbiamo posto il problema dell’assetto proprietario” anche perché “stiamo parlando di un grande gruppo italiano e quindi è importante anche affrontare questo tema e di valutare anche una presenza diversa per dare garanzie”, ha affermato, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi, il leader della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, sottolineando che al Governo è stato suggerito anche di aprire una riflessione sulla possibilità che possano entrare altri produttori e eventualmente anche su un ruolo di Cassa depositi e prestiti. “Ci devono essere anche garanzie nella composizione societaria della cordata”, sottolinea Landini. “Uno dei problemi dell’Italia è che non ci sono più grandi gruppi e bisogna affrontare anche questo tema e quello della siderurgia in Italia. Se vogliamo avere ancora una siderurgia degna di questo nome in Italia”. Anche il ruolo della Cdp “è stato posto come tema di riflessione” ma “le valutazioni le dovrà fare il governo. Ci siamo sentiti nel dovere di porre anche questo tema, quello della strategicità del settore. Anche perché oltre all’ILVA ci sono altre vicende aperte come Piombino, Alcoa e l’ex Lucchini”. Inoltre, ha proseguito Landini, “nel decreto in mano ai commissari per rivedere con Arcelor Mittal la possibilità di modifica al piano che hanno presentato, il governo ha ribadito che l’accordo sindacale è una condizione sospensiva e vincolante per realizzare questa vendita. Questo significa che per noi oltre a rivedere il piano in termini di investimenti, di tempi e di capacità produttiva occorre mantenere l’occupazione in tutti gli stabilimenti, compreso l’indotto. Questo è il punto, la condizione, per fare l’accordo”. Infine, a proposito dell’annunciato calo degli esuberi, da 5200 a 4200, Landini ha commentato: “Non cambia nulla, oggi sono 14.200 dipendenti e noi non vogliamo che ci siano licenziamenti”, né negli stabilimenti Ilva e nemmeno nell’indotto.

Da parte sua, il presidente del Consiglio Gentiloni ha voluto rasserenare i sindacati: “Adesso abbiamo un percorso che naturalmente è un percorso sul quale il governo sta mettendo tutto il proprio peso, perché sia un percorso il più possibile capace di garantire in termini occupazionali, di salute, di ambiente”. Inoltre, “noi – ha aggiunto – pensiamo di aver fatto molto, che non può essere un parametro sufficiente, ma ho visto un lavoro da parte dei commissari, in contatto con le autorità europee, con le organizzazioni sindacali con le autorità locali”. Infine, “in questo percorso è utile che con voi ci sia un confronto. Poi ci sarà anche il vostro confronto con gli aggiudicatari, i commissari. Però – ha aggiunto – per noi è un modo attraverso il quale la funzione che voi esercitate può trovare ascolto. Datemi l’opportunità di sentire il vostro punto di vista”. E il punto di vista dei sindacati si è fatto sentire. Eccome. Oltre all’avvertimento del leader della Fiom, Landini, sulla questione degli esuberi, anche il leader della Uilm Palombella ha avanzato una questione regolamentare che potrebbe divenire dirimente, ovvero la riforma della legge Marzano sulle aziende in crisi. Secondo Rocco Palombella, c’è disponibilità da parte del governo a modificare la legge Marzano (quella sulla ristrutturazione delle aziende industriali): qualora l’acquirente si dimostri inadempiente dal punto di vista degli investimenti si potrà riprendere la proprietà da parte dell’amministrazione straordinaria. E Marco Bentivogli, leader della Fim Cisl ha aggiunto: “Sembra che la cordata abbia dato disponibilità ad anticipare i tempi dei lavori di copertura dei parchi minerali, a correggere la curva occupazionale che scendeva di mille unità avendo annunciato un numero di licenziamenti alti. Ovviamente il governo farà la sua parte accanto al sindacato per fare in modo che gli investimenti siano concreti e reali”. Tuttavia, ha ammesso Bentivogli, “permangono da parte nostra perplessità, nel senso che attendiamo il confronto per verificare tutta una serie di discordanze che ci sono nel piano industriale e che attualmente non ci convincono perché bisogna fare di tutto e al più presto sugli investimenti ambientali, sugli investimenti produttivi e occupazionali, su tutte le aree che non sono attualmente contemplate come i tubifici e fare in modo che riprenda competitività tutto il gruppo”.