Il governo gonfia ad arte il cosiddetto Venerdì nero. Disagi solo a Roma, ma il caos del traffico è ogni giorno nella capitale. Il governo pronto al decreto sugli scioperi?

Il governo gonfia ad arte il cosiddetto Venerdì nero. Disagi solo a Roma, ma il caos del traffico è ogni giorno nella capitale. Il governo pronto al decreto sugli scioperi?

Il segretario del Pd Matteo Renzi ha parlato di “scandalo” e “presa in giro dei cittadini” lanciando poi una frecciata alla sindaca di Roma, Virginia Raggi: “Preferiamo affidare la gestione del trasporto pubblico romano ad aziende che lo sappiano far funzionare”, “se c’è chi sogna le funivia faccia pure, ma nel frattempo c’è da mandare avanti le città”. “Io penso alla funivia? Io penso a tutto” ha replicato la prima cittadina ricordando che quello di ieri era uno sciopero nazionale che ha coinvolto tutte le città. E il ministro dei trasporti, Graziano Delrio, ha commentato: “E’ uno sciopero che ha avuto un’adesione molto bassa che però ci dice che il Paese non vuol rimanere ostaggio di una minoranza: il diritto alla mobilità dei cittadini non può essere rubato da una minoranza”.

Le bufale dei disagi. Per Trenitalia, ha viaggiato il 93% dei treni regionali, e a Roma l’adesione non ha superato il 35%

Certo è che alcuni disagi si sono registrati dal Nord al Sud. A Roma chiusa la metropolitana, la linea ferroviaria Roma-Lido e la linea urbana Roma-Viterbo. Ha funzionato invece, ma con forti riduzioni di corse, la Termini-Centocelle. Sospese le limitazioni al traffico nella ztl centrale con conseguenti ingorghi e code nelle strade del centro. Traffico intenso anche sul tratto urbano dell’A24, sulla Tangenziale Est e sul Grande raccordo anulare. All’aeroporto di Fiumicino è scattato un piano straordinario di Alitalia che, per limitare i disagi, ha preventivamente cancellato oppure anticipato o posticipato l’orario di alcuni voli, informando per tempo i passeggeri. Servizio di superficie rallentato e una metro ferma su quattro è invece il bilancio dello sciopero a Milano. Le linee 1, 2 e 3 della metropolitana hanno funzionato regolarmente mentre la 5 è rimasta ferma. Si sono uniti alla protesta i tassisti, con riunioni spontanee di lavoratori e presidi. Il disagio maggiore però si è avuto negli aeroporti, con molti voli Alitalia annullati. A Linate, ad esempio, tra le 12.45 e le 15.30 risultano cancellati dieci voli. Caos inevitabile a Venezia, con Piazzale Roma invaso dalle auto di coloro costretti per ragioni di lavoro a raggiungere con questo mezzo il centro storico; presi d’assalto i taxi con code anche di un’ora per potersi accaparrare un’auto libera. A Torino, invece, il trasporto pubblico ha funzionato regolarmente: uno sciopero è in calendario per il 6 luglio. Disagi contenuti a Napoli. La protesta, indetta da alcune single sindacali minori, non ha coinvolto l’ Anm, che gestisce bus, funicolari e il Metro linea 1, né l’ Eav, da cui dipendono le ferrovie Cumana, Circumvesuviana e Circumflegrea. Sciopero, invece, sulla linea 2 del Metro, gestita da Trenitalia; regolare il funzionamento delle Frecce Rosse. Lievi disagi solo per i voli in Puglia; i bus dell’Amtab a Bari hanno circolato regolarmente. Disagi nei voli, con diverse cancellazioni, anche a Palermo dove nell’azienda degli autobus del capoluogo, l’Amat, sono 230 su 1700 gli autisti che hanno incrociato le braccia. Il traffico non sembra aver risentito particolarmente dell’astensione. Insomma, come si evince da queste poche informazioni, il venerdì nero è stato in fondo un’invenzione di Renzi e del ministro Delrio. La stessa Trenitalia comunica che è stato cancellato soltanto il 7% dei treni regionali previsti dagli orari. La ragione della invenzione del venerdì nero? L’ennesimo tentativo di attaccare il diritto di sciopero, sancito dalla Costituzione.

Camusso: ” lo sciopero di ieri è sbagliato, ma non ci piace che si approfitti per attaccare un diritto costituzionale”

Non a caso, Susanna Camusso ha voluto ribadire anche a san Giovanni, durante la manifestazione contro i voucher e per  la democrazia, il rischio che si nasconde dietro la propaganda lanciata dal governo ieri col venerdì nero, propaganda alimentata fortmente dalla stampa. Per la leader della Cgil, quello di ieri dei trasporti è stato “uno sciopero per noi sbagliato, infatti non lo abbiamo proclamato perché devono essere chiare le motivazioni e come si costruisce un’alleanza con i cittadini”. Camusso però osserva che “in tanti settori pubblici ci sono situazioni di disagio; non ci piace che si approfitti di questa occasione per attaccare un diritto riconosciuto dalla Costituzione”. Dunque, anche la leader della Cgil nutre il timore di un allarme ingiustificato e ideologico, che punta ad attaccare un diritto sacrosanto e sancito dalla Costituzione.

Gentiloni insiste: pronto per un decreto? E Delrio detta già la linea, lavorare sulle rappresentanze

Ma da Palazzo Chigi si tende invece ad alzare ancora di più la cortina fumogena. Lo stesso primo ministro Gentiloni, alla manifestazione di Repubblica a Bologna, ha sintetizzato con estrema banalità quanto accaduto ieri: “Sottraiamoci a questa maledizione del venerdi nero. Questi scioperi ideologici sono un errore”. Ora, come si possa dire che lo sciopero abbia motivazione “ideologiche” il premier non lo spiega. Vorremmo sommessamente ricordargli che oltre ad essre un diritto, uno sciopero è una rivendicazione, e la perdita di salario per ogni lavoratore. Altro che ideologia. Gli scioperi possono essere giusti o sbagliati, come sostiene Camusso, ma non si può mettere un diritto contro l’altro. La prova di un tentativo di stringere e limitare il diritto di sciopero? Quando il premier ha sottolineato di non aver nulla in contrario ad una ipotesi di maggiore regolamentazione degli scioperi. Insomma, è l’annuncio di un decreto? Ancora il ministro Delrio detta la linea al governo, parlando a Venezia: “Se le sigle non sono sufficientemente rappresentative bisogna trovare modalità differenziate cioè avvertire molto prima per evitare disagi. Credo ci sia ancora tanto lavoro da fare. Siamo pronti a farlo assieme al parlamento sapendo che la questione è molto delicata. Certo è – ha concluso Delrio – che noi non selezioniamo nulla. Devono essere i lavoratori a scegliere i sindacati. Noi tuttavia prendiamo atto di chi è rappresentativo e di chi non lo è. Non è pensabile che una città come Roma diventi ostaggio per un’adesione allo sciopero del 15%”. Sulla stessa linea il Garante degli scioperi Santoro Passarelli: “Va stabilito il principio che non tutte le sigle sindacali possono proclamare lo sciopero, ma soltanto quelle che hanno una certa consistenza. La soglia potrebbe essere, per esempio, una determinata percentuale di iscritti”, prosegue il Garante. “La vera soluzione passa per un sistema fondato sull’effettiva rappresentatività delle organizzazioni sindacali”, conclude. Evviva le soglie di sbarramento, ormai diventate di moda, nella politica e nei diritti.

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