I misteri del Pil messi a nudo da Ref autorevole società di ricerche. Non è tutto oro quel che riluce. Anzi. “Anomalie statistiche” nei dati Istat: la crescita che raddoppia. Aumentano le scorte. E se fossero invenduto?

I misteri del Pil messi a nudo da Ref autorevole società di ricerche. Non è tutto oro quel che riluce. Anzi. “Anomalie statistiche” nei dati  Istat: la crescita che raddoppia. Aumentano le scorte. E se fossero invenduto?

Si legge nei Vangeli, Matteo e Marco, che Gesù in due occasioni, ha dato da mangiare a più di cinquemila persone moltiplicando cinque pani e due pesci, successivamente con sette pani e “qualche pesciolino” ha sfamato  altre quattromila persone. L’Istat, l’Istituto ufficiale di statistica, di questi tempi cerca di seguirne le orme, moltiplicando i dati relativi allo stato della nostra economia, o meglio al Pil che, come dovrebbe essere noto all’Istituto e anche a chi, purtroppo, ci governa, non la Bibbia. Per definire la reale situazione dei un paese servono molti altri dati. Comunque sia l’Istat non è Gesù e la moltiplicazione dei dati, a getto continuo, non  può che lasciarci basiti, parola che è qualcosa di più che meravigliati.

A voler essere generosi  si può parlare di “anomalie statistiche”, così come ha fatto  Repubblica online, riportando le valutazioni di Ref ricerche, società indipendente che affianca ogni anno l’Ufficio parlamentare di bilancio nella validazione della manovra economica dell’Italia. Una fonte degna della massima fede. Prima di entrare nel merito delle “anomalie” ne segnaliamo una che riguarda proprio Repubblica online e che ci suona strana. Dal giornale di Largo Fochetti l’articolo di cui sopra è scomparso. Ne è subentrato un altro, generico, dove scomparivano le “osservazioni” di Ref, finite in archivio alla voce economia. Nessun commento. Facciamo nostre le osservazioni di Ref che ci fanno capire molte cose. L’Istituto  di Statistica sforna numeri ormai a getto continuo che indicano una crescita sempre più consistente del Pil.

Renzi e Padoan utilizzano le previsioni “anomale” per premere sulla Ue

Subito dopo scattano dichiarazioni di Renzi Matteo che se ne attribuisce il merito, i mille giorni del suo governo, annunciando che sta tornando e che con lui se la dovrà vedere la Commissione Europea. Lo segue, a volte lo precede, il ministro Padoan che sulla base dei dati Istat ha addirittura inviato una lettera ai Commissari con la quale chiede di usare maggiore flessibilità nella stesura del Bilancio 2018, qualcosa come nove miliardi. Istat, infatti ha addirittura corretto il dato del Pil nel primo trimestre, raddoppiando la sua valutazione. “La sorpresa che non ti aspetti”, scrive Valentina Conte, nell’articolo desaparecido richiamando il raddoppio della stima di variazione relativa al  primo trimestre 2017 in una manciata di giorni: dal +0,2% comunicato il 16 maggio al +0,4% fissato il primo giugno. Ricordiamo di aver commentato questo “raddoppio” che ci piazza alla pari con la Francia, meglio di Stati Uniti e Regno Unito,  alle spalle della  Germania. Avevamo sollevato molti dubbi basandoci sui numeri, sui confronti proposti da Istat relativi in particolare all’occupazione. C’era venuto il dubbio di essere davvero dei “gufi”, di avere dei pregiudizi a prescindere. No, Ref ci conforta.

Festività e investimenti delle imprese nella prima parte dell’anno

Ref individua due “anomalie”: la distribuzione delle festività e le decisioni di investimento delle imprese. La sequenza “Pasqua-25 aprile-1 maggio”, concentrata tutta in aprile, potrebbe aver indotto le imprese ad “anticipare parte dell’attività economica ai mesi precedenti”. La particolare distribuzione delle festività avrebbe favorito l’accumularsi di attività proprio nella prima parte dell’anno. Lo dimostrano le “ore lavorate nel settore dei servizi”. Di qui le “oscillazioni anomale nelle stime di attività di questi settori”. Altra “anomalia” dei dati d’inizio 2017 è nel “repentino crollo degli investimenti in macchinari”, a fronte di un recupero tutto sommato “abbastanza vivace” nel corso del 2016. La spiegazione – secondo Ref, ma condivisa anche da altri osservatori – è legata agli incentivi fiscali di Industria 4.0. Per timore che non fossero rinnovati – si legge nelle analisi di Ref – gli imprenditori hanno anticipato gli ordini di macchinari, addensando così le consegne nel 2016. In ogni caso, non si esclude che questa frenata di inizio anno sia un “fatto transitorio”.

Ref poi indica cosa va bene. “Siamo su un sentiero di ripresa. Appare del tutto alla portata una variazione del Pil nella media del 2017 pari all’1,2%, superiore alle nostre ultime stime di aprile”, pari all’1,1%. E anche a quelle dello stesso governo, inchiodate sull’1%. Cosa non va bene: il fatto che i servizi tirino la ripresa, che resta comunque più bassa degli altri paesi di eurozona. Il +0,6 in un solo trimestre nasconde un “rimbalzo anomalo”. Si parla di “erraticità nei dati” per i fattori di calendario come abbiamo detto.

I dati vanno letti con cautela. Possibile contraccolpo nel secondo trimestre

Ad un buon inizio anno potrebbe seguire “un contraccolpo negativo nel secondo trimestre”. I dati vanno letti con cautela, “non essendo escluse rettifiche” e dunque un ribasso delle stime sul Pil, dicono i ricercatori di Ref.  Il ciclo degli investimenti del 2016 che dovrebbe continuare, ma con “minore vivacità” rispetto al quadro dei mesi scorsi. Ci sono poi le “false accelerazioni”, come la brusca ripartenza dei servizi della Pa, “più un accidente dei dati che l’avvio di un nuovo ciclo”. A questo si aggiunge l’andamento negativo dei flussi turistici dall’estero (e qui la Pasqua alta in aprile e il maltempo di inizio gennaio hanno avuto un peso). Quello dei consumi di beni non durevoli – cioè diversi dall’auto (che tra l’altro rallentano pure loro in aprile) – che includono il grosso del largo consumo, compreso l’alimentare (gli indici di fiducia delle famiglie sono in “deciso ripiegamento”). E il “repentino crollo” degli investimenti in macchinari. Tutto ciò induce a non “sopravvalutare il momento ciclico attuale”.

Ref: due spie da tenere d’occhio, lucine rosse nascoste nei conti pubblici

Ref parla di “due spie” da tenere d’occhio, due “lucine rosse” che si nascondono nei conti pubblici.  Si tratta del Pil reale, depurato dall’inflazione, che va bene nel primo trimestre, il Pil nominale risulta negativo (-0,6%) ed è fondamentale, scrivono i ricercatori, perché se scende fa aumentare sia deficit che debito. Cose di cui non abbiamo proprio bisogno.

La seconda “lucina rossa” è data dalle scorte che crescono. Sono davvero scorte o sono invenduto? L’accumulo di scorte, scrive Ref, è stato abbastanza sostenuto ( + 0,4) tanto da “esaurire quasi completamente la crescita del Pil nel trimestre”. Se le scorte sono in crescita in presenza di “attese di domanda da soddisfare” è un fatto positivo. Ma se l’accumulo è per mancanza di compratori, sono guai. Conclusione: Ref ci conforta, non siamo dei gufi. Sono altri, i soliti noti, che barano.