Grillo interviene per sedare il dibattito interno sul Fianellum e dare l’ordine di votarlo. Nel Pd, anche Veltroni si allontana, e con durezza, da Renzi, che “non ama chi ragiona con la propria testa”

Grillo interviene per sedare il dibattito interno sul Fianellum e dare l’ordine di votarlo. Nel Pd, anche Veltroni si allontana, e con durezza, da Renzi, che “non ama chi ragiona con la propria testa”

Il 28 maggio scorso sul suo Blog, Beppe Grillo dava i risultati del voto online degli iscritti al movimento sulla proposta di legge elettorale con queste parole: “hanno partecipato alla votazione 29.005 iscritti certificati, 27.473 hanno votato sì e 1.532 hanno votato no. La legge elettorale che il MoVimento 5 Stelle voterà in Parlamento sarà il proporzionale tedesco con soglia di sbarramento al 5% ed eventuali correttivi, costituzionalmente legittimi, per garantire una maggiore governabilità, così come sancito dai nostri iscritti”. Inoltre, aggiungeva Grillo, “non siamo disposti a scendere a compromessi”. Nel frattempo, il nuovo relatore della Commissione Affari costituzionale sulla riforma costituzionale, Emanuele Fiano del Pd, presentava una sua originale proposta, che qui abbiamo chiamato Fianellum e che sarebbe diventata il testo base per la discussione e gli emendamenti. Dopo la lettura di questo testo base, studiosi di sistemi elettorali, costituzionalisti come Domenico Gallo, Felice Besostri e Andrea Pertici, per citarne solo alcuni, uomini politici, analisti e commentatori hanno convenuto che in realtà non  si trattava certo del sistema tedesco, ma di un sistema elettorale distante le mille miglia da esso. Perfino nel gruppo parlamentare dei Cinque Stelle, importanti esponenti come Paola Taverna avevano giudicato il Fianellum come un “mega-porcata”, dando luogo ad una fronda interna di dimensioni notevoli. Al punto che il 2 giugno, sempre sul suo Blog, lo stesso Grillo è costretto a intervenire per richiamare i suoi parlamentari riottosi e frondisti all’ordine.

Grillo: “il testo votato dagli iscritti corrisponde a quello depositato mercoledì sera in Commissione”. Ma non è così. Diverse fake news nel post. 

Secondo Grillo, il modello tedesco “votato a stragrande maggioranza dagli iscritti” corrisponde al testo “depositato mercoledì sera in Commissione”. Pertanto, scrive Grillo, “i portavoce del MoVimento devono rispettare questo mandato”. Inoltre, Grillo introduce alcuni elementi di novità che non erano stati sottoposti al voto online, come ad esempio un premio di governabilità, per la lista che superando il 40% otterrebbe la maggioranza dei seggi (esattamente com’era previsto nell’Italicum). Infine, afferma una cosa non vera: “il proporzionale tedesco ha garantito alla Merkel il 49% col 41% dei voti. Noi vogliamo qualcosa di più per favorire ulteriormente la governabilità”. Partiamo da quest’ultimo dato relativo alle elezioni tedesche del 22 settembre 2013: la CDU di Angela Merkel ottenne il 40,48% dei voti, e 255 seggi  (191 nei collegi e 64 nella quota proporzionale), mentre il partito bavarese CSU ottenne l’8,1% e 56 seggi (dei quali 45 nei collegi e 11 nella quota proporzionale). Solo la coalizione CDU/CSU porta al 49,5 il voto della Merkel, e non è certo l’effetto del meccanismo elettorale, come vorrebbe far credere Grillo, che dunque scrive una cosa non vera. Inoltre, nel 2013, per effetto della compensazione prevista dal sistema tedesco perché la somma dei collegi conquistata dalle liste CDU/CSU era eccedente rispetto alla quota proporzionale, il numero dei deputati del Bundestag salì di ben 32 unità, attribuite in misura proporzionale anche agli altri partiti. Così oggi la composizione del Bundestag è di 631 membri e non di 598, che mantiene perfettamente l’ordine proporzionale, ed evita qualunque tentazione di premio di governabilità. Questa è la verità del sistema tedesco. Quale modello tedesco è stato dunque sottoposto al voto degli iscritti al movimento Cinquestelle, e soprattutto quale modello elettorale si apprestano a votare “i portavoce” in Commissione alla Camera?

Le dichiarazioni di Di Maio e Toninelli: ci interessa solo il voto prima possibile

Il punto è politico: Grillo è stato palesemente costretto a dare una fake news ai suoi lettori sulla Merkel e a sostenere quell’obbrobrio di testo che è il Fianellum non perché convinto della sua “bontà” e della sua coerente “germanità”, ma perché convinto che subito dopo si passi al voto anticipato, con una sua vittoria. Infatti, è del tutto evidente che sarebbe una forzatura che stride con l’assetto del sistema elettorale tedesco introdurre un premio di maggioranza (un orrore), come non si comprende per quale ragione Grillo non abbia scritto assolutamente nulla sulla necessità di votare con due schede (mentre nel Fianellum non viene ammesso il voto disgiunto), così come nulla aggiunge sul meccanismo di attribuzione dei seggi (altro orrore) del Fianellum, che parte dalla elezione dei capilista, bloccati e garantiti. Insomma, esalta lo sbarramento del 5%, e lo ritiene costituzionale (ma qualche dubbio è emerso da parte di autorevoli costituzionalisti), vorrebbe introdurre un premio di governabilità che trasforma un meccanismo proporzionale in un sistema maggioritario per mezzo di un espediente indecente e accetta il sistema delle liste bloccate, che però in Germania sono sottoposte alla consultazione di centinaia di migliaia di aderenti ai partiti, e al voto vincolante degli organismi dirigenti di ciascun Land. Altro che “parlamentarie”. A scoprire le carte e le vere intenzioni dei 5Stelle ci pensano Di Maio e Toninelli (con astuta inegnuità, si direbbe con un ossimoro). Di Maio: “Quando si arriverà al dunque e si dovrà premere il pulsante verde o il pulsante rosso, quelli che premeranno il pulsante verde degli altri partiti vorranno andare a votare, quelli che premeranno il pulsante rosso non vogliono andare a votare”. Toninelli: “L’accordo su una buona legge sta ancora tutto in piedi” ma “prima di esprimersi bisogna però analizzare la materia. Quello tedesco è un modello costituzionale, stiamo cercando di renderlo ancora più democratico”. Col premio di maggioranza surrettiziamente infilato in un proporzionale puro? Ma Toninelli aggiunge: “Non ci piacciono le pluricandidature e cercheremo di dare anche un correttivo di governabilità – aggiunge – Se otterremo queste cose, il testo sarà quello votato dai nostri iscritti e nessun portavoce del Movimento potrà esimersi dallo schiacciare il pulsante verde in Parlamento”. E il voto su due schede, elemento indispensabile del sistema tedesco? E il meccanismo di attribuzione dei seggi, altro sostanziale elemento del sistema tedesco? Messe così le cose, ci sembra di capire che gli iscritti 5Stelle hanno votato un sistema che non sarà quello che uscirà dalla Commissione. Un tradimento politico? Un modo per correre alle urne subito, in settembre (però, quanta assenza di galateo istituzionale perfino da parte del vicepresidente della Camera, il quale dovrebbe sapere che è materia di esclusiva competenza di Mattarella)? Si tratta di dubbi e sospetti che perfino il Fattoquotidiano esprime, con un articolo durissimo sulla home page dal titolo: “com’è fatto il sistema venduto per tedesco, che tedesco non è: nessun vincitore e squadroni di nominati”.

Le durissime critiche di Walter Veltroni a Matteo Renzi: “così si snatura il Pd”

Ma il sistema Fianellum sta facendo fibrillare anche il Partito democratico. Uno dei massimi sostenitori di Matteo Renzi, quel Walter Veltroni che per primo al Lingotto nel 2007 inaugurò la stagione del Partito democratico a “vocazione maggioritaria” è convinto che la svolta proporzionalista impressa da Renzi faccia tornare il Paese agli anni Ottanta, e dunque, avverte il primo leader del Pd, “all’impossibilità per l’Italia di conoscere il riformismo”. Poi parla di “conclusione tragicomica della legislatura”, di “prospettiva cui ci stiamo avvicinando, quella di un governo Pd-Forza Italia. Un errore gravissimo”. E infine, ecco la stoccata di Veltroni al Fianellum: “non è il sistema tedesco. Non c’è la sfiducia costruttiva” e sarebbe “il trionfo del trasformismo”, e cita sulla stessa linea Romano Prodi e  Arturo Parisi. Ma la battuta più pesante contro Renzi, la sferra sullo snaturamento del Pd: “Per il Pd la costruzione di due schieramenti alternativi è la condizione della sua esistenza”. Quanto a Renzi, dopo aver detto che il segretario non “ama i consigli e non ama le persone che ragionano con la loro testa”, Veltroni lo bacchetta così: “non si faccia prendere dalla febbre di giocare una partita di rivincita a breve. Chiuda la prospettiva del governissimo”. Strano ma vero, nel momento in cui scriviamo l’unica replica, anzi un sostegno, motivata e diretta al ragionamento di Veltroni viene da Franco Monaco, il quale afferma in una nota: “Dopo Prodi, padre dell’Ulivo, ora anche Veltroni, primo segretario Pd, certifica con parole inequivoche il deragliamento del Pd renziano, il paradosso del rovesciamento del suo profilo e della sua missione”. Un tweet del presidente del Pd , Matteo Orfini, forse cerca di rispondere in maniera indiretta all’analisi impietosa di Veltroni: “Le larghe intese ci sono già state. Figlie di una legge maggioritaria. Per evitarle basta prendere più voti. Concentriamoci su questo”. Come se il j’accuse del primo segretario del Pd fosse unicamente orientato dalla critica alle larghe intese.

Enrico Letta. Si torna indietro, perché i veri leader “si vedono dalla quantità di no”

Dal festival dell’Economia in corso a Trento, anche Enrico Letta non ha perso l’occasione per lanciare i suoi giudizi critici sul Fianellum e sulla deriva del Pd. “Siamo al termine di una legislatura”, ha commentato Enrico Letta, “che non solo ha fallito le riforme istituzionali ma in cui nemmeno si è tornati al punto di partenza. Si torna indietro perché si gioca una partita su una legge elettorale peggio della Prima Repubblica, quando almeno si potevano scegliere i parlamentari. Questa volta nemmeno questo potrà essere concesso agli elettori italiani”. Inoltre, ha aggiunto, facendo riferimento a Renzi, pur non citandolo direttamente, “non risolviamo i problemi se ci leviamo di torno chi ci dice i no, i veri leader si vedono dalla quantità di no, quelli che dicono solo sì sono leader che fanno il danno del loro paese”. E infine, “non si fa una legge elettorale e la mattina dopo si vota, è regola fondamentale della democrazia”, non si va al voto senza dare “nemmeno il tempo a chi non l’ha scritta di leggerla”. Letta ha sottolineato la necessità che “la chiusura della legislatura avvenga in ordine, per non ipotecare la prossima” consegnando “una zavorra, anche sul fronte dei conti, ma mettendo la nuova legislatura nella condizione di poter lavorare bene”.