Francia. Legislative di domenica 11 giugno. “Prendi una capra, mettile addosso una coccarda di Macron, e vince il collegio”, dicono gli esperti. Il pericolo del bonapartismo di Macron

Francia. Legislative di domenica 11 giugno. “Prendi una capra, mettile addosso una coccarda di Macron, e vince il collegio”, dicono gli esperti. Il pericolo del bonapartismo di Macron

Le elezioni legislative in Francia si svolgeranno l’11 per il primo turno e il 18 giugno per i turni di ballottaggio. Lo scrutinio non è organizzato su base nazionale come per le presidenziali, ma suddiviso in collegi elettorali. Se ne contano 577, di cui 11 all’estero, da cui emergeranno i nomi dei prossimi 577 membri dell’Assemblea nazionale, la camera bassa del Parlamento francese. I seggi elettorali saranno aperti dalle 8 alle 18, fino alle 20 in alcune grandi città. I francesi residenti all’estero, 1,3 milioni di cittadini, hanno votato lo scorso fine settimana; il secondo turno sarà anche per loro il 18 giugno. Il sistema elettorale è uninominale maggioritario, a doppio turno di collegio. Detto in altre parole: solo un candidato può uscire vincitore dal voto di ogni collegio, colui che ottiene la maggioranza dei voti. Un candidato può vincere fin dal primo turno se ottiene il 50% più uno dei voti espressi, rappresentanti almeno il 25% degli iscritti. Contrariamente alle elezioni presidenziali, il tasso di astensione quindi è determinante.

La nuova Assemblea rivoluzionata dalla presenza probabile di moltissimi giovani

La composizione della nuova Assemblea sarà molto diversa da quella uscente, una rivoluzione paragonabile solo a quella del 1958, per le prime legislative della V Repubblica: l’indebolimento dei partiti tradizionali, l’emersione di una nuova generazione di deputati e il divieto del cumulo di mandati (di incarichi regionali e nazionali) darà un nuovo volto al Parlamento. Circa 225 deputati, vale a dire il 40%, hanno deciso di non ripresentarsi preferendo il mandato locale: di questi un’ottantina di socialisti e una cinquantina di Republicains. In totale i candidati che correranno al primo turno sono 7.877 mentre erano 6.541 cinque anni fa. L’età media è di 48 anni e un po’ più del 42% sono donne.

Il sondaggio Elabe di BFMTV: Macron in testa al 29%, Republicains al 23, Melenchon all’11 e i socialisti al 9

La République en Marche, la nuova formazione del presidente francese Emmanuel Macron, resta in testa nei sondaggi per il primo turno delle legislative in Francia, ma in lieve calo rispetto alle indagini precedenti. Alleato del MoDem di Francois Bayrou, il partito di Macron raccoglie il 29% delle intenzioni di voto (ha perso 4 punti in due settimane), ma è sempre davanti alla destra dei Républicains, alleati ai centristi dell’Udi, in crescita di 3 punti al 23%, secondo il sondaggio Elabe realizzato per BFMTV e pubblicato oggi, ultimo giorno di campagna elettorale prima dei due turni dell’11 e 18 giugno. I candidati della France insoumise di Jean-Luc Mélenchon ottengono l’11% dei voti, quelli del Partito socialista il 9%. Il resto va ai Verdi (3%), al Partito comunista (2%), alla destra di Debout la France di Nicolas Dupont-Aignan (2%). Il dato più significativo riguarda l’affluenza alle urne: solo il 49% dei voti si dichiara “assolutamente certo” di andare a votare, due punti in meno rispetto a un sondaggio di due settimane fa. Al primo turno delle legislative del 2012 la partecipazione fu del 57,22%, la percentuale più bassa dal 1997.

Altri sondaggi confermano la forza di Macron. Ma Melenchon mette in guardia gli elettori: “non dategli poteri assoluti”

Il rivale più pericoloso è Les Republicains, il partito della destra, dato attorno 20% da altri sondaggi, mentre l’estrema destra del Front National di Le Pen è due punti sotto. La sinistra de La France Insoumise di Jean-Luc Melenchon è al 12,5%, i socialisti, il partito dell’ex presidente Francois Hollande, languono all’otto per cento. REM con il piccolo alleato centrista MODEM mira perciò a una comoda maggioranza dei 577 seggi dell’Assemblea nazionale, dove dovrebbe totalizzarne tra i 385 e i 415. I pronostici hanno convinto gli oppositori a lanciare l’allarme “partito-stato”. “Non è facile spiegare che non eleggiamo un imperatore, eleggiamo un presidente” ha detto l’ex premier conservatore Jean-Pierre Raffarin. “Avere un presidente giovane ha dato al Paese una boccata d’aria fresca che è molto utile. Ma non deve governare da solo, non dobbiamo avere un partito singolo” ha aggiunto. A sinistra Melenchon, che ha promesso di guidare l’opposizione alla riforma proposta da Macron di allentare le norme sul mercato del lavoro, ha invitato gli elettori a non dare al presidente “poteri assoluti”. Benoit Hamon, che al voto presidenziale è finito a un umiliante quinto posto, ha lamentato la “Macronmania”. In effetti il settimanale L’Express ha messo scherzosamente in copertina Macron nello stile di una magazine per adolescenti con titoli quali “Cammina sulle acque” o “Valanga alle legislative”.

Gli elettori francesi tradizionalmente promuovono il loro nuovo leader alle legislative che si tengono qualche settimana dopo le presidenziali. Il predecessore di Macron, Hollande nel 2012, Nicolas Sarkozy nel 2007 e Jacques Chirac nel 2002 hanno tutti ottenuto maggioranze assolute dell’Assemblea nazionale. Ma a differenza di Macron provenivano da partiti consolidati. Macron spera di vincere con candidati nuovi di zecca, dei quali circa la metà non è mai stata eletta, e pare non abbia mai fatto politica. La maggior parte del candidati del partito è stata scelta dopo le elezioni presidenziali e ha avuto solo un mese a disposizione per la campagna elettorale. Ma sembra che la pura e semplice vicinanza a Macron basterà per portarli in Parlamento, dove vari grossi nomi della politica tradizionale rischiano grosso. L’ex ministro della casa, la verde Cecile Duflot, è sfidata dal 28enne Pierre Person nel suo collegio dell’est di Parigi, mentre l’ex ministra conservatrice Nathalie Kosciusko-Morizet è in difficoltà contro l’imprenditore Gilles Le Gendre.

Christophe Barbier: “prendi una capra, mettile addosso la coccarda di Macron e verrà eletta”

“Se posso dirlo, al momento basta prendere una capra e metterle addosso una coccarda di Macron perché abbia buone possibilità di essere eletta” ha detto il commentatore di BFMTV Christophe Barbier. Gli analisti avvertono che l’inesperienza dei parlamentari di Macron potrebbe dare luogo a un parlamento sottomesso. “Quando si ha una grossa maggioranza parlamentare e parlamentari neofiti, l’esecutivo ha un potere enorme” dice Jerome Sainte-Marie, sondaggista dell’istituto PollingVox. “Con questo colossale partito parlamentare potrebbero esserci difficoltà interne” sottolinea Pascal Perrineau, ricercatore di Cevipof. “inizialmente la maggioranza sembrerà un dono dal cielo, ma in seguito potrebbe creare difficoltà” aggiunge.

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