Economia. Le bugie renziane hanno le gambe corte. L’occupazione rallenta, crescita è modesta, la piaga del debito pubblico e della corruzione. Lavoro per tutti: riduzione generalizzata degli orari. Il tempo di vita. La Costituzione, una cosa di sinistra

Economia. Le bugie renziane hanno le gambe corte. L’occupazione rallenta, crescita è modesta, la piaga del debito pubblico e della corruzione. Lavoro per tutti: riduzione generalizzata degli orari. Il tempo di vita. La Costituzione, una cosa di sinistra

Le bugie hanno le gambe corte. Negli ultimi giorni della campagna elettorale Renzi e il suo ministro Padoan si sono impegnati a decantare la bontà delle politiche  praticate dal governo dei “mille giorni”, lasciando a Gentiloni il compito di gestire scampoli di una legislatura da tempo giunta al capolinea. Riforme, lavoro, scuola, bonus, occupazione che cresce, il Pil addirittura si fa onore nel Mezzogiorno, supera le regioni del Nord e del Centro Italia. Renzi Matteo, chiuso nel suo bunker, attorniato dal coro dei cortigiani, si astiene dal prendere parte alla campagna elettorale. Niente comizi, niente manifestazioni. Agli italiani ricorda la bontà dei bonus, elargiti a piene mani. A dare una mano ci si mette anche Yoram Gutgeld che proprio quasi a chiusura della campagna elettorale, a sorpresa annuncia che con lui commissario alla spending review,  per la prima volta sono stati risparmiati ben 29,9 miliardi. La Corte dei Conti nella Relazione sul Rendiconto generale dello Stato lo smentisce. “Il rigore – afferma la Corte – è la via maestra ma la spending riview non ha portato risultati evidenti sul totale della spesa”. Gutgeld insiste, scrive al Corriere della Sera e annuncia che il risparmio dovuto alla sua gestione è servito “a realizzare tre obiettivi: la riduzione del deficit, la riduzione della pressione fiscale e l’ammodernamento nonché l’ampliamento dei servizi pubblici”. Aveva inoltre fornito nei giorni scorsi i dati sul periodo 2014-2017 con tagli di spesa per 30 miliardi di euro. La Corte dei Conti aveva dato una risposta inequivocabile raccomandando “determinazione nell’incidere sui fattori di debolezza maggiori del nostro Paese: la crescita troppo modesta e l’alto livello di debito pubblico”. Aveva parlato di “crescita economica alquanto lenta”.  Siamo il fanalino di coda in eurozona. Sempre nel corso degli ultimi giorni di campagna elettorale erano comparsi, quasi per miracolo, nuovi dati relativi alla occupazione. Renzi e il suo ministro Poletti avevano lanciato una parola d’ordine: con le nostre riforme, il jobs act in primo luogo, si sono realizzati 800 mila nuovi posti di lavoro. Qualcuno aveva parlato anche di un milione. A fronte di questi “successi” dei mille giorni di Renzi che volete che siano i voucher, niente, una bazzecola , interessano lo 0,1 del mondo del lavoro. Gentiloni rimettili in pista e lui, rispettoso del capo che lo tiene in piedi, inseriva i “buoni” nella legge di Bilancio.

I cittadini non hanno creduto alle favole dei renziadi ma hanno votato  centrodestra

Il risultato elettorale è la prova che  i cittadini non hanno creduto alle favole di Renzi e dei suoi ministri e hanno rifilato al Pd una sberla da cui sarà difficile riprendersi. Non solo: tanta è stata la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni devastate dalla politica renziana che la partecipazione al voto è stata la più bassa nella storia delle elezioni. Ancora peggio: il voto è andato alle liste del centrodestra che hanno conquistato un Comune dopo l’altro. Che i dati ottimistici sulla situazione economica erano una bufala, appena qualche giorno dopo il voto arriva a dirlo il Centro studi di Confindustria non i pericolosi “rivoluzionari” di Articolo 1-Mdp che i media continuano a definire come “scissionisti”, mentre sono una nuova forza politica, a pieno titolo, oppure quei “massimalisti” di Sinistra Italiana, o ancora di più i “duri” del Brancaccio. Cosa ci dicono gli “studiosi” dell’organizzazione padronale? Ci fanno sapere che nel 2017 e nel 2018 l’occupazione rallenterà rispettivamente allo 0,9 e allo 0,8 rispetto al +1,4 del 2016. Un “più” drogato, pagato con i soldi pubblici, dei cittadini, ben 19 miliardi gentilmente donati agli imprenditori, miliardi usati per altre “esigenze”.

Si cammina come il gambero, invece di andare avanti si torna indietro

L’Italia cresce troppo poco. Fattore di debolezza d’Italia è la crescita economica. “Il bilanciamento della politica economica e della gestione della finanza pubblica appare particolarmente complesso per l’Italia, dove il recupero della crescita del Pil, dopo la lunga crisi, appare ancora troppo modesto e, soprattutto, in ritardo rispetto alla ripresa in atto negli altri principali Paesi europei”. Per quanto riguarda il Pil sempre il Centro studi Confindustria ci fa sapere che va rivisto al rialzo, +1,3% nel 2017 e +1,1 nel 2018. SI cammina come il gambero, invece di andare avanti si torna indietro. Siamo ancora del 5% più basso del massimo toccato 10 anni fa. Sempre Confindustria segnala  come “debole il calo del deficit” e il “credito alle imprese”. Insomma i padroni bussano ancora a denari. Sempre la Corte dei conti la cui analisi è caduta proprio nel periodo di campagna elettorale più caldo e i media renziani hanno nascosto la relazione parla di “debito pubblico che resta la vera zavorra d’Italia, l’elemento di maggiore vulnerabilità dell’economia”, spiega la Corte dei Conti, per cui “è essenziale che il nostro Paese mostri una ferma determinazione a perseguire una duratura riduzione del debito pubblico, garantendo il rispetto dei vincoli costituzionali di equilibrio di bilancio introdotti nel 2012” con il cosiddetto Fiscal Compact.

Indispensabile una messa a punto della politica economica della Ue

È un intervento che “impone alla politica economica, ben di più di quanto non derivi dai vincoli fissati con le regole europee sui conti pubblici, di proseguire lungo un percorso di rientro molto rigoroso”. Problema di non poco conto che richiede una messa a punto della politica economica della Ue. Non il piagnisteo sulla flessibilità con Renzi, ora Gentiloni e Padoan che si presentano col cappello in mano, ma una generale revisione del calcolo sugli investimenti. Sempre la relazione della Magistratura contabile ha richiamato il problema corruzione, “piaga devastante”, affrontata in maniera insufficiente, vedi Consip. Un fenomeno, è scritto nella Relazione, che va “affrontato in una logica sistemica” che “tenga in adeguata considerazione la diffusività del fenomeno e l’insufficienza delle misure finora apprestate dall’ordinamento”. Il procuratore generale della Corte dei Conti, Claudio Galtieri, nella requisitoria sul rendiconto generale dello Stato, ha spiegato che il sistema dei controlli risulta “scarsamente efficace” anche per “contrastare quei comportamenti illeciti i cui effetti negativi sulle risorse pubbliche sono, spesso, devastanti”.

Federconsumatori: inflazione frena ma per le famiglie  ricaduta di 355 euro annui

Chiudiamo questa “carrellata” economica con il tasso di inflazione che a giugno frena all’1,2% secondo i dati istat. L’indice dei prezzi al consumo su base mensile cala del -0,1%. Diminuisce in maniera marcata anche il tasso relativo al carrello della spesa che si attesta al +0,7% su base annua. Scrive Federconsumatori che “nonostante la frenata, è opportuno ricordare che, con un tasso di inflazione a questi livelli, le ricadute per le famiglie ammontano a circa +355 Euro annui. Aumenti che incidono soprattutto sui redditi medio-bassi. Ad aumentare maggiormente, in vista dell’estate, sono i costi dei trasporti: voli aerei +22,7% e traghetti +36,3%. Continuano a crescere, anche se in maniera meno marcata, i costi dai prodotti energetici (+3%)”, La nota di Federconsumatori parla di “preoccupazione relativa a tali aumenti, dettati da incrementi tariffari, piuttosto che da una reale ripresa della domanda interna. È fondamentale che il Governo intervenga per porre rimedio a questo allarmante andamento, da un lato monitorando attentamente le dinamiche dei costi, specialmente in ambito energetico, dall’altro dando una forte spinta al mercato occupazionale, avviando una nuova fase di crescita e determinando così un significativo aumento del potere di acquisto dei cittadini, necessario al rilancio della domanda interna e dell’intera economia”. Richieste legittime, visto anche che in tema di crescita siamo il fanalino di coda nell’Eurozona.

Nel dopo elezioni si parla solo politichese. Articolo1 rilancia il problema del lavoro

Ma nel dopo elezioni si parla solo il politichese più stretto, le alleanze possibili o impossibili tengono banco.  Non ci sono accenni neppur minimi alle cose da fare, ai problemi economici e sociali da affrontare, il lavoro in primo luogo di cui in particolare ha parlato Massimo D’Alema alla assemblea regionale del Lazio di Articolo1.  Tempo di vita e tempo di lavoro, un vecchio slogan del 1968  degli operai e degli studenti. Riduzione di due ore per tutti del tempo di lavoro a parità di salario, impegno in iniziative sociali nel tempo di vita recuperato. Un discorso che guarda avanti, prima che sia troppo tardi, per affrontare anche le nuove condizioni lavorative dovute alla introduzione sempre più massiccia di nuove tecnologie. Il lavoro prima di tutto, il lavoro  per tutti. È la nostra Costituzione che lo chiede.  Si chiama cultura del lavoro. La sinistra che nascerà, se nascerà, come e quando, avrà il compito primario di attuare la Costituzione, un fatto rivoluzionario, non a parole ma con i fatti. Osiamo dire una rivoluzione socialista.