Dalla Cgil subito risposta di massa allo sfregio alla Costituzione. In campo le forze democratiche per ricostruire la sinistra. L’appello di Montanari e Falcone. L’adesione di Art1-Mdp e Si. L’altalena di Pisapia. E se invitassero Corbyn?

Dalla Cgil subito risposta di massa allo sfregio alla Costituzione. In campo le forze democratiche per ricostruire la sinistra. L’appello di Montanari e Falcone. L’adesione di Art1-Mdp e Si. L’altalena di Pisapia. E se invitassero Corbyn?

Una brutta giornata per la democrazia. Non un nemico venuto da lontano ha attaccato il presidio fondamentale della Repubblica, la Costituzione, ma il Senato dopo che la Camera si era pronunciata per abolire il diritto dei cittadini ad esprimersi con lo strumento del referendum sulle leggi che vengono approvate a Montecitorio e Palazzo Madama. Il governo porta la maggiore responsabilità per aver reintrodotto, quasi di nascosto, come fanno i ladri, i voucher che erano stati eliminati per evitare il referendum promosso dalla Cgil, approvato dalla Corte Costituzionale. Ma Renzi, attraverso Gentiloni, il presidente del Consiglio che in via  provvisoria lo sostituisce, proprio contro la  Cgil, protagonista insieme  ad altre forze politiche, movimenti, associazioni, del referendum a difesa della Costituzione, voleva una rivincita. E l’ha cercata proprio scatenando il “suo” Pd, alla Camera e al Senato, per reintrodurre i voucher e beffare tre milioni di cittadini che aveva sottoscritto i quesiti referendari. Il voto del Senato, per il rotto della cuffia, è stato il più umiliante, uno sfregio.

Con la “tattica” parlamentare non si va da nessuna parte

Come riferiamo in altra parte del giornale la partita si è giocata sul filo del rasoio, ne è rimasto coinvolto anche Articolo1-Mdp, che al momento del voto di fiducia ha abbandonato l’Aula e, di fatto, si è così abbassato il quorum. Inutile piangere sul latte versato. Ora si tratta di prendere una “rivincita” e la strada da seguire non é neppure troppo complicata. Intanto il Senato ha votato proprio a poche ore di distanza dalla manifestazione della Cgil, sabato a Piazza San Giovanni, la piazza delle grandi battaglie democratiche. Ha votato proprio mentre in tutto il Paese si organizzava la partecipazione non solo dei lavoratori della Cgil, ma del “popolo del lavoro”. Manifestazioni, sit-in si sono svolte in tante città, protagonisti in particolare tanti giovani, gli studenti così come il 4 dicembre, quando furono loro i primi difensori della Costituzione, tante volte difesa dei loro nonni, dai loro padri.

Si annuncia una grande partecipazione da tutta Italia. Il silenzio di Mattarella

Arrivavano alla Cgil le notizie sulla prenotazioni dei pullman, centinaia e centinaia, dei treni speciali, delle navi. Nell’Aula del Senato si sbriciolava il tessuto democratico. Forse i senatori guidati dal Pd, non si rendevano neppure conto dello sfregio alla democrazia che stavano mettendo in atto, presi da una sorta di euforia per sconfiggere l’odiato nemico, la Cgil, che Renzi non ha perso occasione per attaccare. Cosa molto grave è che questo attacco, non solo ad una organizzazione che rappresenta milioni di lavoratori, sempre alla testa delle lotte, contro il terrorismo per citane una, ma alla Costituzione, come dicono la quasi totalità dei giuristi, si sia svolto nel silenzio del Capo dello Stato, il tutore della Carta Costituzionale. Per fortuna c’è chi la difende e già sabato può prendersi una sonora rivincita contro forze, anche oscure, che minacciano i diritti dei lavoratori e di tutti i cittadini.

Piazza San Giovanni è la prima occasione anche per le forze politiche, quelle della sinistra, impegnate in un dibattito, a volte  surreale, sul futuro del nostro Paese,  sui governi che verranno, su leggi elettorali inventate lì per lì.  Se davvero il lavoro, i diritti dei lavoratori, l’articolo 1 della Costituzione, sono in cima ai pensieri di una sinistra ancora frastagliata, alla ricerca di una nuova unità, è proprio la Cgil a fornire una occasione di incontro, nella piena autonomia, fra una grande forza sociale, di progresso, e quelle forze politiche che erano e possono di nuovo diventare un punto di riferimento nella piena autonoma delle parti, come si diceva in gergo sindacalese. Si dice che in piazza San Giovanni non ci sarà Giuliano Pisapia che imperversa con il suo “Campo progressista”, lanciato e poi rilanciato ancora da Repubblica. Affari suoi, dipende dalle “sensibilità politiche”, lanciato come il federatore del centrosinistra,  stuzzicato da Renzi Matteo purché non gli tocchi il “posto” di candidato premier. Ma il centrosinistra senza, o peggio, contro quel popolo che sarà presente a piazza San Giovanni non può esistere, sarà solo un grande centro, con Berlusconi rimesso in pista proprio dal giovanotto di Rignano. In quella piazza ci saranno Sinistra Italiana, Articolo 1 Mdp, altre formazioni della sinistra che nel corso degli anni si è dispersa in tanti rivoli.

I cittadini vogliono  rispondere al ceffone dato dal governo al mondo del lavoro

Ci saranno. La partecipazione sarà la prima rivincita, con i cittadini che vogliono contare, dire la loro, “rispondere al ceffone, dice Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, che il governo targato Pd ha dato al mondo del lavoro”.

L’occasione per una “rivincita” ci sarà anche proprio il giorno dopo Piazza San Giovanni. Al Teatro Brancaccio, a pochi passi dalla storica piazza, domenica 18 si riuniranno coloro, forze politiche, associazioni, movimenti, sindacati che hanno aderito all’appello lanciato da Tommaso Montanari, presidente di Libertà e Giustizia e  Anna Falcone, vicepresidente del Comitato per il No al referendum costituzionale. Migliaia di cittadini, associazioni, esponenti delle forze politiche di sinistra, sindacalisti hanno risposto all’appello per “la creazione dal basso di una lista nazionale unitaria di sinistra”. Annuncia l’adesione di Articolo1-Mdp Alfredo D’Attorre: “Saremo presenti in tanti insieme a Speranza, Enrico Rossi. Bisogna fare in modo che le iniziative dal 18 al 1 luglio (quando avrà luogo la manifestazione a Roma Piazza Santi Apostoli, promossa da Campo progressista, Piazza santi Apostoli ndr) siano in continuità, che vi sia una comunicabilità per costruire una sinistra di governo, che abbia come fondamento una netta discontinuità con il passato, senza nostalgie per il centrosinistra degli anni 90 e senza riproporre anche esperienze  che ci riguardano da vicino con tante parole ma con risultati certamente non all’altezza della situazione di allora e tanto meno di oggi”.

“È minoritario pretendere cambiamenti radicali nel quadro europeo e italiano, o è estremismo – afferma Fratoianni – quello di chi toglie il cappello di fronte ai potenti, mentre utilizza il pugno duro con i più deboli, rendendoli sempre più deboli, divisi, ricattabili, riducendoli con il cappello in mano? Abbiamo l’urgenza di riaprire una nuova stagione, che sia in grado di fornire le risposte giuste a queste domande. Che sia in grado di restituire dignità, reddito, diritti e tutto quanto è stato tolto alla parte più numerosa del nostro Paese, da un’oligarchia composta dal potere economico e da un potere politico genuflesso”.

“Una nuova stagione – conclude il segretario nazionale di Sinistra Italiana, anche a nome di Possibile, l’associazione di Pippo Civati – passa dalla piazza del 17 giugno, come dall’appuntamento lanciato da Tomaso Montanari e Anna Falcone, per il giorno dopo, domenica 18 giugno. Il lavoro è oggi un bene sempre più raro e sempre meno disponibile e chi ha le redini in mano dell’offerta di lavoro è già di per sé (per le condizioni del mercato) ben più forte e ben più tutelato di chi un lavoro lo cerca, o di chi ce l’ha ed è costretto a tenerselo stretto. Qualunque lavoro sia, e a qualunque condizione. Per questo, sabato 17 giugno Sinistra Italiana sarà in piazza per il lavoro e per la democrazia. Perché vengano riconosciuti i diritti dei lavoratori e perché venga riconosciuto il diritto a potersi esprimere per quei milioni di cittadini cui è stata sottratta la possibilità di scegliere e di decidere, con un abile trucco da maghetti. Noi ci saremo, in tante e tanti, per lanciare un messaggio semplice: rialziamo la testa”.

“Pensiamo che il Pd di Renzi sia ormai un pezzo della destra”

In una nota a firma Montanari-Falcone affermano: “Nel processo che speriamo partirà dopo il 18 c’è nulla di stabilito, di deciso. Non un nome, non un programma, non una leadership, non candidature. Ciò che vorremmo è un’alleanza capace di portare in Parlamento la parte sommersa di questo Paese. Un’alleanza tra cittadini, associazioni, comitati e partiti. Su questo punto bisogna essere chiari. Un vento impetuoso soffia oggi in Italia contro l’idea stessa di partito. Noi non siamo d’accordo. Non crediamo alla favola che oppone una società buona ai partiti cattivi. Sentiamo invece il dovere di distinguere: tra partito e partito, e nella società stessa. Sappiamo quanto i partiti in sé siano cruciali nel funzionamento del sistema disegnato dalla nostra Costituzione. Pensiamo che il Partito Democratico di Renzi sia ormai un pezzo della destra, perché lavora per aumentare la diseguaglianza. Lo diciamo una volta per tutte: chi partecipa a questo processo costituente di una nuova sinistra partecipa alla costruzione di una forza radicalmente alternativa al Pd. Naturalmente se fossimo convinti che la forma partito è sufficiente, non avremmo proposto un percorso dal basso libero da ogni ipoteca: non si tratta di rifare una lista arcobaleno con una spruzzata di società civile. C’è forte l’esigenza di qualcosa di nuovo, e di qualcosa di più grande. Lo diciamo con parole di Gustavo Zagrebelsky: è necessaria la “più vasta possibile unione che sorga fuori dei confini dei partiti tradizionali tra persone che avvertano l’urgenza del momento e non siano mosse da interessi, né tantomeno, da risentimenti personali: come servizio nei confronti dei  cittadini”.

L’appuntamento del 1 luglio, “politicamente” il più difficile

 Il terzo appuntamento, quello del 1 Luglio, è quello più distante nel tempo, avviene dopo il ballottaggio per le elezioni amministrative. E’ anche quello “ politicamente “ più difficile. È un appuntamento promosso da Campo progressista, l’associazione di Pisapia. Nasce  da una “ invenzione “ mediatica di cui Renzi Matteo, all’inizio del percorso, fa buon uso spingendo perché l’ex sindaco di Milano presenti una lista di sostegno al Pd  nelle elezioni che il segretario del Pd, rilanciato, si fa per dire, dal Congresso vuole ad ogni costo tenere entro il mese di settembre. Poi, come è noto, salta la nuova legge elettorale, si allontana nel tempo  l’accordo stipulato con Berlusconi, lo stesso Pisapia avverte che  occorre “discontinuità”, richiama il valore dell’Ulivo, si rivolge a Prodi, lo invita a guidare non si sa bene cosa. L’assemblea prevista per il 1 luglio con l’adesione di Articolo 1 si trasforma in una manifestazione dove, pare, ci sia anche una rigida selezione di chi parla dal palco.  Nel frattempo i media, che fanno il tifo per l’ex sindaco di Milano, ogni giorni attaccano Massimo D’Alema che di Articolo 1-Mdp è una dei fondatori. Lo stesso Pisapia afferma che  “D’Alema ha una visione diversa della situazione “. A noi pare una sciocchezza, ci scusi l’ex sindaco, perché proprio le “ diversità” in questo caso dei soggetti che dovrebbero concorrere a metter in campo, come dice D’Attore una “ sinistra di governo” nel segno della discontinuità con il passato, sono la garanzia che non si torna indietro nel tempo. Il guaio è che , allo stato, non è noto quale progetto, quale programma, si stia costruendo, quale sinistra si intenda mettere in campo. Se il “manifesto” per ora è solo la indicazione di un numero , 1, quello del primo luglio, e se il nome che dovrebbe assumere la nuova formazione è  “Insieme”, le perplessità di assistere ad un puro “ politichese “ di antica e anche prossima memoria, siamo distanti dall’obiettivo. Perlomeno si usi la parola “sinistra”, che non è un sostantivo, o aggettivo se volete, proprio disdicevole. Basta chiedere a un compassato, anziano, signore inglese che si chiama Jeremy Corbyn, magari invitandolo a partecipare.